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Verso un nuovo ordine simbolico

Beppe Pavan
Comunità cristiana di base di Pinerolo

Viviamo in una società con i piedi crudelmente imprigionati nel cemento a presa rapida di un capitalismo feroce, che la sta trascinando a fondo.

Eppure – o, forse, proprio per questo – stiamo assistendo con gioioso stupore al susseguirsi di gesti e avvenimenti simbolici che nutrono la nostra tenace speranza: il discorso di Mujica, presidente dell’Uruguay, al G20 del giugno 2012 in Brasile; il sogno di riscatto del popolo venezuelano, che non morirà con Hugo Chavez; l’elezione e le prime parole di papa Francesco; l’elezione di Laura Boldrini e di Piero Grasso a presidenti di Camera e Senato; i loro discorsi di insediamento, soprattutto quello di Laura Boldrini; la scelta di coscienza di alcuni senatori del MoVimento 5 Stelle…

Ma non voglio ripetere analisi che altre e altri stanno facendo molto meglio di me. Desidero piuttosto riflettere su un dato che mi sembra fortemente evidenziato dagli eventi vaticani: la parzialità di ogni persona e di ogni accadimento umano. Anche il papa, chiunque sia, è solo un uomo, un maschio fragile, chiamato dai suoi simili a perpetuare l’evidenza simbolica della superiorità e centralità del maschio della specie umana nella creazione.

Questa parzialità è la cifra di tutte le istituzioni patriarcali: solo la violenza le può contrabbandare come assolute, di diritto divino. Il papato è nato sulle ceneri dell’impero romano, il papa si è fatto imperatore garantendo al moribondo impero un futuro universale ed eterno…

Finora il gioco ha funzionato, ma da un po’ è entrato in crisi, nonostante la buona volontà ossequiosa di giornalisti e giornaliste. Non a causa delle spericolate speculazioni finanziarie dello IOR o delle competizioni tra maschi curiali, quanto piuttosto – a mio avviso – grazie alla consapevolezza e alle coraggiose denunce delle donne: teologhe e suore e madri che hanno cominciato a ribellarsi al dominio patriarcale sulle loro vite e sui loro corpi, svelando la nudità anche dell’ultimo imperatore.

Così muore il patriarcato: ogni giorno un po’ di più, a mano a mano che donne e uomini gli sottraggono consapevolmente il proprio consenso.

La storia è più antica e lunga di quella che ci vogliono far credere: c’è stato un tempo lunghissimo, nella storia dell’umanità, in cui Dio era donna (Merlin Stone) perché Dio è nato donna (Pepe Rodriguez). Questo mi sembra comprensibile se solo ci soffermiamo a considerare che nasciamo, singoli/e e umanità, da una Madre, non da un padre.

A partire da me, dalla consapevolezza di essere nato di donna (Adrienne Rich), capisco che la vita, ogni vita, nasce da una madre. Si moltiplicano studi e ricerche che documentano questa comune universale genealogia delle creature. Solo gli accadementi (Mary Daly) le ignorano.

L’amore che Gesù ha incarnato e insegnato è lo stesso amore che rende possibile la vita, la pace, la convivialità di tutte le differenze. Faccio mie le parole con cui l’associazione Laima invita al prossimo convegno di Torino, dal 26 al 28 aprile prossimo, dal titolo “Ri-educarsi alla partnership”:

“Il tempo è maturo affinché si intraprenda un percorso che conduca ad affrontare le criticità che il sistema patriarcale pone anche alla componente maschile. Il modello androcentrico, se da una parte pone i maschi sin dall’infanzia al centro dell’esercizio del potere, dall’altra tende a far morire dentro di loro gli aspetti legati all’affettività, alla cura, alla capacità di esprimere bisogni interiori e di nutrire relazioni paritarie. Caratteristiche che sembrano invece presenti negli uomini che appartengono a società mutuali, dove non è necessario incarnare il ruolo di maschi dominanti manifestando la propria aggressività come espressione di virilità. (…) Ri-educarsi alla partnership non significa solo ricercare la parità di genere, ma ristabilire un’uguaglianza tra tutti gli esseri viventi e ritrovare una dimensione eco-spirituale in cui il mondo torni ad essere percepito come Madre. Ricomporre un ordine simbolico materno della realtà sembra una caratteristica comune a tutte le società di pace tuttora esistenti (…)”.

Questa è, per me, la strada su cui camminare, il nuovo ordine simbolico che darà carne al Regno di Dio. Non sarebbe male cominciare a parlarne anche tra di noi, uomini e donne delle Comunità di Base.

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