Home Politica e Società Alla ricerca del lavoro perduto. Una storia vera

Alla ricerca del lavoro perduto. Una storia vera

Ezio Petrillo
http://avanguardialibertaria.wordpress.com

Questa è la storia di una società che precipita da un palazzo di cinquanta piani. I giovani (ma non solo ) precari laureati, schiavizzati e sotto-occupati mano a mano, cadendo da un piano all’altro, si fanno coraggio e ripetono: “Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene”. Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio. Già. Ma quando si atterra? E se fossimo già atterrati? Mentre i rappresentati delle Istituzioni giocano a Risiko, c’è una generazione che ha voglia di urlare.

La storia è quella di Marco. Un ragazzo diplomato allo IED, specializzato in Visual Merchandising all’Accademia del Lusso di Milano, con più di un anno di esperienza alle spalle. Un professionista, tale sarebbe considerato in un altro Paese, che ha investito molto per la sua formazione e che sta trascorrendo gli anni migliori della sua vita a mandare curriculum in giro. Da noi invece, Marco è considerato “manovalanza” o, per meglio dire, “mente-valanza”. La sua storia è quella di una generazione che ha studiato. Molto. A cui viene ripetutamente detto: “dovete fare i panettieri”. “Il problema non è che non c’è lavoro. Il problema siete voi che non vi adattate a lavori umili”. Ma cosa c’è di più umile che lavorare gratis o quasi?

“Inizio ad essere molto amareggiato e demoralizzato”. Racconta Marco. “Oggi mi chiedo se in questo Paese c’è la voglia di investire su una generazione giovane e determinata, piena dei migliori propositi. Il mio percorso di studi è iniziato nel 2007, quando mi iscrissi allo IED, una scuola privata, costata non poco. Un enorme investimento. Furono tre anni davvero intensi al termine dei quali ottenni un diploma in fashion e textile designer. Grazie al loro ufficio placement venni chiamato a fare diversi colloqui fra cui uno in un ufficio di ricerca tendenze in cui venni inserito per l’intero anno successivo”. Una mansione non certo banale per un neo-assunto. “I miei incarichi all’interno dell’organico, quale assistente stile, riguardarono principalmente la ricerca tessuti per le collezioni e per i panel dei quaderni tendenze, la ricerca e la definizione delle palette colori. Aiutavo, inoltre, il resto dello staff, nei render grafici degli sketches per le collezioni e ovviamente il carico di lavoro aumentava nei momenti prossimi alle consegne”.

Contratto a norma di legge? Manco a parlarne. “L’esperienza lavorativa non ebbe seguito. Ero inserito con una prestazione occasionale, senza nessun vero contratto, senza copertura assicurativa di sorta, senza alcun tipo di certezza. Dopo 12 mesi e circa 7.000€ lordi guadagnati, venni lasciato a casa; ma tengo a precisare che ero prestatore occasionale solo sulla carta, visto che in realtà lavoravo tutti i giorni, talvolta anche il sabato, in media 8ore al giorno. Quando ti andava bene”.

L’odissea ricomincia quando sei a casa. Alla continua ricerca. E ci sentiamo tutti un po’ Penelope a metà. A tentare di tessere una tela che, di notte, non siamo certo noi a voler disfare. “Rimasto a casa mi misi a cercare altre posizioni similari ma trovai solo offerte di stage gratuiti o malamente retribuiti, molte delle quali assurde in cui venivano riportate abilità e competenze richieste ben oltre quelle che ci si dovrebbe aspettare da uno stagista”. Lo ricordiamo per i non udenti. Stage vuol dire formazione. “Alla fine, preso dallo sconforto, decisi di iscrivermi ad un corso di visual merchandising all’Accademia del Lusso a Milano dove ancora risiedevo, costatomi circa 4.000€ per 6 mesi di formazione. Il percorso formativo era ben strutturato ma non ci venne garantito nessun servizio di placement e dovetti cercare da solo altre opportunità di lavoro. Da quel momento in poi è iniziata una lunga e dilaniante crociata. Nel frattempo mi sono ritrasferito dai miei genitori visto che non potevo più permettermi economicamente di soggiornare fuori”.

Una persona ri-professionalizzata dovrebbe essere ambita dal mercato, invece Marco trova sulla sua strada solo e soltanto offerte di stage e incontra bizzarri personaggi.

“Tra i casi più eclatanti ed allucinanti di selezioni, ricordo che a Luglio venni chiamato da un responsabile retail tale Sig. Allegri per conto di Brunello Cucinelli, il quale mi chiese se fossi stato disponibile ad accettare un confronto a Milano; ovviamente accettai ed andai su fino al loro store in via della Spiga a conoscerlo per saperne di più. Saltò fuori che non era un vero e proprio colloquio in quanto lui non era un incaricato del dipartimento HR. Per quale motivo? la referente delle Risorse Umane era oberata di lavoro per cui ero stato mandato da lui per affrontare una prima chiacchierata conoscitiva. In pratica si sarebbe segnato l’impressione che gli avrei fatto per poi riferire tutto all’HR, e nel caso, fossero stati interessati, mi avrebbero richiamato. Non ricevetti più notizie e la cosa assurda fu che venni visto da una figura assolutamente estranea a competenze di selezione e ricerca personale”.

In Italia il tuo futuro è nelle mani dell’istinto di chi hai di fronte. E di mezzo si è messa anche la Fornero.

“A fine Settembre venni contattato da un’agenzia di consulenze retail molto nota e quotata nel settore del visual merchandising, la XTretail srl di Bologna, per la quale da Ottobre a Dicembre 2012 lavorai come visual junior in tirocinio e, per la prima volta, finalmente riuscii a toccare con mano la professione per cui mi ero formato. Terminato il periodo di tirocinio non venni assunto in quanto mi venne detto che per problemi di budget era impossibile inserirmi con un contratto. Dall’entrata in vigore della Legge Fornero, però, avrei potuto aprire P.iva perchè non erano in grado di garantirmi un incarico annuale continuativo. Mi sarei dovuto creare un portafoglio clienti autonomamente. Una cosa non certo facile per un ragazzo con soli 3 mesi di esperienza come visual”. Ma dalle nostre parti, si sa, devi saperti mettere in gioco. Essere imprenditore di te stesso. Lavorare per obiettivi. Frasi che si susseguono e diventano mantra.

“Recentemente, a Gennaio scorso, mi hanno chiamato dalla Rinascente chiedendomi se ero ancora disponibile ad effettuare un colloquio per una posizione di stagista per la loro filiale di Firenze. Già avevo fatto un colloquio a Milano, in precedenza, per cui ero risultato idoneo, a detta loro, ma stranamente non mi hanno mai chiamato per iniziare. Andai alla filiale di Firenze a conoscere la Store Manager, la Visual di filiale e la Visual manager IT e fu uno dei colloqui più duri che abbia mai vissuto. La Store Manager per tutto il tempo cercava di entrare sul personale, con specifiche domande sui miei familiari, sul loro tipo di lavoro, sul loro reddito, ma non si parlò assolutamente di tematiche visual. Venni anche sbeffeggiato quando mi permisi di chiedere in via del tutto informativa quanto tempo avrei avuto, eventualmente a disposizione, se fossi stato selezionato per trasferirmi. Mi sentii dire che avrei dovuto trovare un alloggio in un giorno o anche meno. Secondo lei, fare questa domanda, denotava che ero sfaticato. Morale della favola: non seppi più nulla, ne da Firenze, ne da Milano”.

Il presente per Marco è eterno. Come per tutti quelli che combattono, ancora per poco, chissà, dietro a un pc. “A tutt’oggi continuo ad inviare curriculum giornalmente, a consultare annunci on line, a fare colloqui, a confrontarmi con responsabili del mondo HR, ma, come ho detto all’inizio, sto iniziando ad essere demoralizzato e sfiduciato”.

Prima di atterrare, Marco, noi tutti, come questa società in caduta libera, è doveroso compiere uno sforzo. Costruire la stoffa dei nostri paracadute. A colpi di parole di denuncia. Di iniziative per il cambiamento. La liberazione dalla schiavitù moderna non sarà mai un atto dovuto che scenderà dall’alto. É tempo di riappropriarsi della vita.

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