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Chiesa di base chiesa di vertice. Alcune precisazioni di M.Magini

Mauro Magini
Cdb San Paolo (Roma)

L’amico Antonio Guagliumi ha posto in modo molto chiaro il fatto che, per usare le sue parole, esistono “due modi profondamente diversi di intendere il rapporto delle CdB con l’Istituzione “Chiesa cattolica”: uno di dialogo critico, l’altro di assoluta estraneità”. Come esempio dell’assoluta estraneità riporta il caso dell’Isolotto che: “sembra porre le sue speranze solo nei movimenti di liberazione laica che si leverebbero dalle masse di tutto il mondo, e anche in Italia e che prescinderebbero totalmente da sovrastrutture gerarchico-religiose”.

E, come esempio di un qualcosa che si colloca tra l’assoluta estraneità e il dialogo critico, Antonio cita un mio recente articolo su Confronti (Marzo 2013) nel quale trova delle contraddizioni quando riconosco la positività delle innovazioni introdotte da Giovanni XXIII e dal Concilio e poi quando dichiaro anche un bel “chissenefrega” della riforma della chiesa.
Ora, dato che credo nella costruttività del confronto delle posizioni, e spero quindi che queste nostre discussioni possano contribuire a dare elementi di riflessioni a chi ci legge e, perché no?, a noi stessi che scriviamo, penso di poter precisare non certo le posizioni dell’Isolotto ma le “contraddizioni” che Antonio pensa di aver rilevato nel mio articolo che, personalmente, non penso proprio lo siano.

Nel merito. Innanzitutto le modalità di rapporto con la chiesa-istituzione non possono essere esclusivamente di dialogo critico o di assoluta estraneità. Vi possono essere tante gradazioni che dipendono non solo dalle Cdb ma anche dalla Chiesa istituzione. E’ ben evidente che a fronte della meteora Giovanni XXIII, che ha fatto uscire la Chiesa dal medioevo di Pio XII, un cristiano critico quanto si vuole non può non rallegrarsi e sperare che lo Spirito stia soffiando anche nell’Istituzione. Parimenti i primi segnali inviati da Francesco lasciano ben sperare che il papato, come potere assoluto consolidatosi nei secoli bui, tramonti per sempre e lasci spazio ad un diverso “ministero petrino” esercitato, perché no?, con modalità francescane (che grande esempio sarebbe da parte di Francesco rinunciare spontaneamente ai privilegi del Concordato!).

Se poi, dopo l’amletico papato di Paolo VI (sostanzialmente segnato da passi indietro rispetto alle aperture al mondo moderno di Giovanni), sono tornati alla ribalta due papi che definire reazionari è dire poco (v’è più di un sospetto che entrambi, oltre che teologicamente reazionari, abbiano coperto la pedofilia, ma non sono documentato a fondo e lascio a chi ne sa più di me l’argomento) perché meravigliarsi se un cristiano critico, che ha fatto in una Cdb un cammino di liberazione dal quale non si torna indietro (per fortuna!), sbotta in un liberatorio “chissenefrega” della riforma della chiesa. Ma anche qui, grazie al confronto continuo, ricordo ad Antonio che quel sentimento espresso non è a se stante ed è proprio grazie alle sue osservazioni che ho inserito, su un testo più ampio di un semplice articolo (la cui prima parte è uscita per i tipi del “Tetto”, numero 293-294, la seconda parte nel prossimo numero della stessa rivista), dopo il “chissenefrega”, la seguente riflessione:

“Naturalmente, in questo mio maturato sentimento (del chissenefrega), non posso né voglio ignorare che tanti fratelli e sorelle si trovano ancora sotto il giogo di una Chiesa istituzione oppressiva e a questi, quando possibile, va dato un aiuto verso la liberazione. Che l’istituzione continui, se vuole, per la stessa strada antistorica e dogmatica che ha sempre seguito. Il portato della scienza, sempre più pervasivo e sostitutivo delle “favole per bambini”, e, chissà, la possente mano di Dio, potranno forse un giorno far nascere davvero una Chiesa fatta per l’uomo e non, come ora è, uomini per una Chiesa.”

Ecco, mi pare, per quel che mi riguarda, di avere esplicitato perché si possono avere atteggiamenti diversi, nel tempo e nelle varie situazioni concrete che si danno, nei confronti della chiesa-istituzione che, comunque, nel corso della sua secolare storia è indubitabilmente quasi sempre stata dalla parte del “potere” oppressore piuttosto che annunciatrice della liberante “buona novella”.

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