Home Politica e Società Il cardinale di Madrid è molto arrabbiato: con la destra al potere non è cambiato niente

Il cardinale di Madrid è molto arrabbiato: con la destra al potere non è cambiato niente

Eletta Cucuzza
www.adistaonline.it

«Persiste la crisi economica», «persiste l’assenza di protezione legale del diritto alla vita dei nascituri o alla dovuta attenzione agli anziani e agli emigranti»; «persiste la mancanza di protezione adeguata per la famiglia e la natalità, specialmente per le famiglie numerose». Nella ripetizione martellante di questo “persistere”, tutta l’insoddisfazione del cardinale di Madrid, card. Antonio María Rouco Varela, per l’azione del governo spagnolo che pure da più di un paio d’anni è guidato da Mariano Rajoy e dal suo Partito Popolare: non è cambiato niente da quando c’era il socialista José Luis Rodríguez Zapatero, non una virgola sulle questioni che la Chiesa reputa più importanti.

Nel discorso con cui ha inaugurato la 51.ma Assemblea plenaria dei vescovi spagnoli (15-19/4) Rouco ha manifestato tutta la sua sorpresa: «Non è facile capire – ha detto – che ancora non si possa contare su un progetto di legge che permetta una protezione efficace del diritto alla vita di esseri innocenti». È «urgente la riforma in profondità della legislazione vigente» che il cardinale giudica radicata «nell’assurdo etico e giuridico del diritto di qualcuno a togliere la vita ad esseri umani che stanno per nascere».

Altrettanto «urgente è la riforma della nostra legislazione sul matrimonio», ammesso in Spagna anche per soggetti dello stesso sesso. «Non si tratta – ha affermato – di privare qualcuno dei suoi diritti, né di invasione legale nell’ambito di opzioni intime personali. Si tratta di restituire a tutti gli spagnoli il diritto di essere espressamente riconosciuti dalla legge come sposo e sposa», di «proteggere un diritto tanto fondamentale per i bambini come quello di avere una chiara relazione di filiazione con un padre e un madre».

E «ancora si aspetta – ha lamentato l’arcivescovo di Madrid – una legislazione più giusta sulla libertà di insegnamento, in concreto l’effettivo esercizio del diritti fondamentale dei genitori di scegliere per i loro figli la formazione etica e religiosa che desiderano». Nella formazione scolastica «c’è un deterioramento progressivo» dovuto anche alla «imposizione di materie impregnate di relativismo ed ideologia di genere», ha segnalato riferendosi alla materia di “Educazione alla cittadinanza”, una sorta di etica civica, introdotta dal governo Zapatero (v. Adista Notizie n. 36/12).

La situazione economica rimane «difficile», «le tensioni sociali non sembrano diminuire», ha ancora constatato. E se i «i cittadini continuano a mostrare un ammirevole spirito civico», «tuttavia è necessario vigilare perché il delicato equilibrio della pace sociale non soffra gravi alterazioni».

Il Partito Popolare è imbarazzato

Del discorso inaugurale di Rouco, peraltro in contemporanea con l’udienza di papa Francesco a Mariano Rajoy, sono state le parole sull’aborto a destare le maggiori polemiche. Anche perché il ministro della Giustizia Alberto Ruiz Gallardón ha risposto immediatamente, facendo infuriare l’opposizione, che il progetto di riforma è «pronto», vedrà la luce fra due-tre mesi. «Il Psoe (il partito socialista spagnolo, ndr) non consentirà che governi Rouco–Varela», ha ribattuto Elena Valenciano, vicesegretaria generale del partito.

«Se il governo del Pp modificherà la legge sull’aborto nel solco dei voleri dei vescovi, già annuncio che il Psoe esigerà che si denunci la revisione del 1979 del Concordato con la Santa Sede», ha aggiunto costringendo a parole prudenti il portavoce parlamentare del Partito Popolare Alfonso Alonso, che ha dichiarato: «La legge che stiamo preparando non piacerà sicuramente ai vescovi», perché «i vescovi li si ascolta – ha aggiunto – ma non sono i vescovi che governano».

In effetti, è probabile che la riforma non sarà ancora abbastanza restrittiva agli occhi dell’episcopato, più propenso alla definizione dell’aborto come reato, magari evitando il carcere alle donne, ma certo pare che secondo la nuova normativa non si potrà più abortire senza fornire motivate giustificazioni a monte della scelta, come la legge riveduta nel 2010 consentiva entro la 14 settimana. La bozza attuale prevede che siano due i medici a valutare la situazione, anche in caso di stupro, malformazione del nascituro, seri danni fisici e psicologici.

È la terza volta che il governo di Rajoy mette mano alla riforma sull’interruzione volontaria della gravidanza senza venirne a capo. Non è compito facile per il Partito Popolare, che non vuole essere schiacciato sull’episcopato per non perdere elettori.

Basta considerare che nella dichiarazione dei redditi del 2011 solo il 34,83% del totale dei contribuenti ha apposto la firma nella casella del 7% da destinare alla Chiesa cattolica, e che un recentissimo sondaggio ha raccolto questi dati: l’84% dell’intera popolazione desidera un nuovo Concordato, il 73% chiede che la Chiesa cattolica non riceva trattamenti speciali dallo Stato, soprattutto in materia fiscale (qui la cifra sale all’82%) e che l’88% dei cattolici (e il 73% di quanti si definiscono praticanti) desidera che si ponga fine all’attuale discriminazione della donna nella Chiesa.

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