Home Europa e Mondo Gas in Siria ? E’ degli Obama’s boys

Gas in Siria ? E’ degli Obama’s boys

Piero La Porta
www.pierolaporta.it

Carla Del Ponte: «Ad utilizzare armi chimiche in Siria sono gli insorti, non gli uomini fedeli al regime di Bashar al Assad» «Abbiamo le prove» Così Carla Del Ponte, ai microfoni della Radio Svizzera Italiana [ qui puoi leggere ed ascoltare] ha demolito il castello di bugie col quale si stava seppellendo la verità sulla guerra in Siria.

Carla Del Ponte, membro della Commissione ONU che indaga sui crimini di guerra, ribalta le insinuazioni lanciate prima dagli inglesi e poi da Hussein Barak Obama, in prima persona.

Giovedì 25 aprile le agenzie britanniche avevano battuto incessantemente: “La Gran Bretagna dispone d’informazioni convincenti, seppur limitate, sull’uso di armi chimiche, compreso il famigerato gas sarin, da parte del regime siriano, che pure così cerca di mettere a tacere la ribellione”.

Con la consueta tecnica, ben sperimentata nel caso della Libia, le bugie emesse da Londra sono state immediatamente rilanciate dalla Casa Bianca. L’occasione è stata offerta dall’incontro del premio ignobel per la pace, Obama, con Abdallah, re di Giordania. [ qui puoi leggere e ascoltare].

E’ la medesima tecnica utilizzata in Egitto e in Libia, oltre che in tutta la fascia settentrionale africana, investita dalla “primavera mussulmana”.

Fase UNO. Innanzi tutto vengono infiltrati gruppi di terroristi, presentati come “combattenti della libertà”.

Fase DUE. I terroristi seminano il caos e gettano nel panico la popolazione civile con attacchi micidiali e indiscriminati: mediante armi tradizionali, bombe al plastico e, come ci dice Carla Del Ponte, con armi chimiche.

Fase TRE. Dopo queste nefandezze il duo UK-USA lancia sui circuiti internazionali le bugie più miserevoli per addebitare al governo legittimo che essi vogliono abbattere, tutta la responsabilità dei loro atti terroristici.

Fatto questo, si passa alla Fase QUATTRO. Londra e Washington premono per l’intervento armato della NATO, naturalmente per “restituire la libertà al popolo siriano”.

Mentre la Siria era sotto l’attacco mediatico angloamericano, nella notte fra sabato e domenica ha subito un raid aereo israeliano. Se fra i due eventi vi fosse un nesso, ciò non farebbe onore agli israeliani.

“Le nostre inchieste dovranno essere ulteriormente approfondite, verificate e accertate attraverso nuove testimonianze ma, per quanto abbiamo potuto stabilire, al momento sono solo gli oppositori al regime ad aver usato il gas sarin” ha sottolineato Carla Del Ponte, stando alla quale solo le indagini, ancora in corso, potranno stabilire se anche il Governo di Damasco abbia, o meno, utilizzato questo tipo di armi. La dichiarazione chiarificatrice della Del Ponte è giunta puntuale a smontare la tensione, innalzata artificiosamente allo scopo di portare gli aerei della NATO sul cielo siriano, incuranti di macchiare ulteriormente la bandiera atlantica.

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Siria, Carla Del Ponte sotto attacco

Michele Giorgio
Near Neast News Agency

Carla del Ponte è finita sotto accusa, “colpevole” di puntare l’indice nella direzione “sbagliata”: contro i ribelli e non verso il «regime brutale» del dittatore Bashar Assad. L’ex procuratore del Tribunale Penale Internazionale per la ex Jugoslavia dal 1999 al 2007 e membro della commissione d’inchiesta Onu per le violazioni dei diritti umani in Siria, domenica aveva detto alla Radio Svizzera Italiana che «stando alle testimonianze raccolte i ribelli hanno usato armi chimiche, facendo ricorso al gas sarin». A oltrepassare la “linea rossa” posta dal presidente Usa Barack Obama, aveva aggiunto Del Ponte, sono stati «i ribelli, l’opposizione, non le autorità del governo siriano».

Versione contraria alla posizione degli Stati Uniti che sulla storia del presunto uso delle armi chimiche da parte del regime di Assad stanno costruendo le condizioni per un loro intervento militare in Siria.

«Non abbiamo alcuna informazione che suggerisca che i ribelli siriani siano in grado di usare il sarin o abbiano intenzione di farlo», ha dichiarato una fonte dell’amministrazione Obama. Subito dopo sono intervenuti gli stessi investigatori dell’Onu con un comunicato: «La Commissione desidera chiarire di non aver trovato prove conclusive sull’uso di armi chimiche nel conflitto siriano né dall’una né dall’altra parte… Al momento non siamo nella posizione di fare ulteriori valutazioni sulle accuse avanzate». Del Ponte è stata trattata come una “visionaria” e, peggio, un’amica del regime di Assad.

La vicenda del presunto utilizzo delle armi chimiche è riesplosa mentre resta alta la tensione per l’ultimo raid aereo lanciato da Israele, nella notte tra sabato e domenica, e che ha preso di mira la periferia di Damasco. La Siria ha fatto sapere, per bocca dello stesso Bashar Assad, intervistato dal quotidiano del Kuwait Al Rai, che sceglierà il momento giusto per la sua rappresaglia. Un funzionario governativo ha aggiunto che «La Siria risponderà all’aggressione israeliana ma sceglierà il momento giusto per farlo. Non accadrà immediatamente poiché Israele è in stato di allerta. Aspetteremo ma risponderemo».

Almeno quindici soldati sono morti e decine risultano dispersi negli attacchi israeliani. Secondo le autorità di governo, gli aerei hanno colpito postazioni delle forze armate siriane a nord est di Jamraya, a Mayssalun e all’aeroporto di Damasco. Altre fonti precisano che i raid ha preso di mira un centro di ricerche scientifiche, già colpito a fine gennaio, e due obiettivi militari: un deposito di munizioni e una unità della difesa anti-aerea. Per Israele, anche in questo ultimo caso, sarebbe stato preso di mira un carico di missili terra-terra Fateh 110, di fabbricazione iraniana, in transito per la Siria e destinato ai combattenti di Hezbollah in Libano. L’attacco avrebbe avuto lo scopo di mandare un «segnale preciso» al movimento sciita e all’Iran.

Dopo aver ordinato lo stato di allerta nel nord del paese di fronte a una possibile reazione siriana, ieri il governo Netanyahu (il premier continua regolarmente la sua visita in Cina) ha gettato acqua sul fuoco. Secondo il quotidiano Yediot Ahronot, Tel Aviv avrebbe fatto arrivare «attraverso canali diplomatici» un messaggio ad Assad, garantendogli di «non voler essere coinvolto nella guerra civile in Siria». Il deputato Tzachi Hanegbi, vicino a Netanyahu, ha precisatto che le “iniziative militari” di Israele sono soltanto contro Hezbollah e non contro Assad.

Ben diversa è la lettura che Mosca, alleata di Damasco, offre dei raid israeliani. «Siamo seriamente preoccupati dai segnali di preparazione dell’opinione pubblica mondiale per un possibile intervento armato nel lungo conflitto interno siriano», ha detto il portavoce del ministero degli esteri russi Aleksandr Lukashevich commentando le notizie sugli attacchi israeliani. La Russia invita con forza a «non politicizzare» la questione «estremamente seria» delle armi chimiche. Ne discuteranno oggi a Mosca il Segretario di stato John Kerry e il presidente russo Vladimir Putin. Usa e Russia sono sempre più distanti da una soluzione politica condivisa della guerra civile in Siria, con Washington decisa a intervenire militarmente, anche se non con propri soldati.

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