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Pluralismo dei media e democrazia dal basso

Tana De Zulueta
www.confronti.net

L’Iniziativa cittadina europea è un nuovo strumento di democrazia partecipativa che permette ad un milione di cittadini della Ue di presentare proposte legislative direttamente alla Commissione europea. De Zulueta è la portavoce italiana dell’Iniziativa per il diritto ad un’informazione indipendente e pluralista.

C’è un diritto al quale teniamo tutti, ma che noi europei tendiamo a dare per scontatto: il diritto ad essere (bene) informati. E tanto più in tempi di crisi, quando il potere di chi in Europa e nei nostri governi decide per noi sembra più che mai lontano. Questo diritto, il diritto di sapere, si sta assottigliando. Lo possiamo constatare da tanti indizi, piccoli e grandi: giornali che chiudono, giornalisti sotto pressione, grandi gruppi che la fanno da padrone e servizio pubblico sottomesso al comando politico. Comincia dunque a venire meno il pluralismo dei media sul quale poggia lo stesso modello di democrazia europea.

Di fronte a questo attacco la società civile può reagire, grazie ad un nuovo strumento di democrazia partecipativa: l’Iniziativa cittadina europea, che permette ad un milione di cittadini di almeno sette stati membri dell’Unione europea di presentare una proposta legislativa direttamente alla Commissione europea. Per fare fronte a quello che si sta dunque confermando come un problema europeo, l’anno scorso una coalizione di organizzazioni della società civile provenienti da nove paesi europei, tra cui anche l’Italia, lanciò la prima Iniziativa cittadina europea sul pluralismo dell’informazione. L’obiettivo dell’Iniziativa è quello di raccogliere le firme di tutti i cittadini decisi a salvaguardare con norme comuni e vincolanti il diritto ad un’informazione indipendente e pluralista, come sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Dopo l’accettazione del testo della proposta da parte della Commissione, e la certificazione di un sito per la raccolta delle firme anche online, quest’anno la raccolta delle firme è finalmente partita in dieci paesi europei. Questi i punti cardine dell’Iniziativa: una legislazione efficace per evitare la concentrazione della proprietà dei media e della pubblicità; una garanzia di indipendenza degli organi di controllo rispetto al potere politico; la definizione del conflitto di interessi per evitare che i magnati dei mezzi di informazione occupino alte cariche politiche; sistemi di monitoraggio europei più chiari per verificare con regolarità lo stato di salute e l’indipendenza dei media negli stati membri.

Come italiani dovremmo essere in prima fila in questa battaglia. Abbiamo una serie di primati negativi in questo campo che ci hanno fatto precipitare al cinquantasettesimo posto nell’ultima graduatoria della libertà di stampa nel mondo dell’organizzazione Reporters sans frontières, molto al di sotto di quasi tutti i paesi europei. Secondo il rapporto 2012 di Freedom house, l’organizzazione indipendente statunitense che ogni anno pubblica i dati relativi alla libertà di stampa nel mondo, il nostro paese è un raro esempio di nazione «semilibera» in Europa occidentale, alla pari con la Guyana e Hong Kong. Il rapporto valuta che la libertà di stampa sia leggermente aumentata in Italia dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi da premier, ma il paese resta tuttavia solo «parzialmente libero», anche a causa della sua perdurante influenza. I problemi di fondo sono infatti rimasti immutati: un servizio pubblico radiotelevisivo assoggettato alla politica, oltre alla commistione del potere economico, politico e mediatico consentita per legge, legittimando così un conflitto d’interesse senza pari al mondo.

Le leggi italiane, tacitamente accettate dall’Unione europea, sono diventate un cattivo esempio. Il più disinvolto è stato certamente il premier ungherese Viktor Orbàn, reo di scandalose censure; ma dopo le grandi speranze dei primi anni di democrazia, ci sono stati peggioramenti in materia di pluralismo dei media anche in altri paesi, come la Bulgaria e la Romania. Uno scenario che la crisi economica che attanaglia quasi tutta l’Europa rischia solo di peggiorare. Anche in Gran Bretagna le inchieste in corso sul gruppo Murdoch stanno dimostrando come sia la democrazia stessa a soffrire in situazioni di concentrazione eccessiva dei media. Gli scandali non hanno fermato il vecchio tycoon australiano, che si fa scudo dell’assenza di norme europee sul pluralismo dei media per giustificare il suo tentativo di allargare ulteriormente il suo impero televisivo.

Quest’anno è stato dichiarato «anno della cittadinanza europea» da parte delle istituzioni dell’Unione. Una ricorrenza che rischia purtroppo di suonare come una beffa per i milioni di cittadini europei sfiancati da politiche di austerità che minacciano gli stessi diritti che l’Unione europea aveva posto alle proprie fondamenta. Con questa iniziativa chiediamo un’Europa che sanzioni non solo i deficit di bilancio, ma anche e soprattutto i deficit di democrazia e libertà.

Firmare è semplice, basta avere la pazienza di scrivere il numero della propria carta d’identità (o passaporto) e pochi altri dati personali nella scheda (Firma adesso) che si trova qui: www.mediainitiative.eu/it/

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