Home Politica e Società Quattro parole dette in una piazza di viterbo il primo maggio del 2013 di P.Sini

Quattro parole dette in una piazza di viterbo il primo maggio del 2013 di P.Sini

Peppe Sini
responsabile del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo

La prima parola e’: basta.

Basta con la guerra e con gli strumenti che le guerre consentono: gli eserciti e le armi. Basta con le uccisioni di cui la guerra consiste. Basta con la partecipazione italiana alla guerra afgana in scandalosa violazione della legalita’ costituzionale.

Basta con il razzismo e con le sue scellerate pratiche persecutorie, segregative, schiaviste e assassine. Basta con le ignobili criminali misure che negano la vita, la dignita’ e i diritti degli esseri umani. Basta con i campi di concentramenti. Basta con i respingimenti verso la fame, la violenza e la morte. Nessun essere umano e’ “clandestino” nell’unico pianeta patria di tutti.

Basta con il femminicidio, basta con la violenza maschilista e patriarcale che tutte le altre violenze fonda, che di tutte le altre violenze e’ radice e modello.

Basta con la devastazione della biosfera.

Basta con lo sfruttamento e la schiavitu’. Basta con la negazione dei piu’ basilari diritti sociali. Basta con la violenza dei ricchi e dei potenti sui rapinati e i debilitati. Basta col regime della corruzione, coi poteri occulti, coi poteri criminali. Basta con tutte le uccisioni, con tutte le persecuzioni, con tutte le sopraffazioni, con tutte le umiliazioni.

Diciamo basta oggi, che e’ il primo maggio.

Poiche’ il primo maggio e’ il giorno di memoria e di lotta in cui le classi sfruttate, le persone oppresse, rivendicano verita’ e giustizia; rivendicano liberta’, uguaglianza, fraternita’; rivendicano il bene comune e la messa in comune dei beni comuni; rivendicano gli stessi diritti e gli stessi doveri condivisi fra tutti; rivendicano condivisione e responsabilita’; rivendicano che ogni essere umano in considerazione dei suoi bisogni abbia l’aiuto di tutti gli altri esseri umani e che ogni essere umano in ragione delle sue capacita’ offra il suo aiuto a tutti gli esseri umani e in difesa del mondo vivente casa comune di tutti.

La seconda parola e’: qui.

Qui a Viterbo dove l’intreccio di lungo periodo tra modello di sviluppo di servitu’, sistema di potere del regime della corruzione, penetrazione dei poteri criminali ed imbarbarimento delle relazioni sociali provoca ogni giorno guasti e tragedie.

Qui in Italia dove la violenza dei padroni e dei potenti, la violenza neofascista, razzista e mafiosa, la violenza del degrado ambientale e civile provocano disperazione e morte.

Qui, in questa ora assurda dell’umanita’, su questo crinale apocalittico, in questa unica fragile biosfera, nell’ora in cui occorre un impegno comune dell’umanita’ per la comune salvezza.

Qui ogni persona deve ricordarsi della propria umanita’, e dei propri doveri.

Lo diciamo qui, in questo giorno che e’ il primo maggio.

Poiche’ il primo maggio e’ il giorno di memoria e di lotta in cui le classi sfruttate, le persone oppresse, rivendicano verita’ e giustizia; rivendicano liberta’, uguaglianza, fraternita’; rivendicano il bene comune e la messa in comune dei beni comuni; rivendicano gli stessi diritti e gli stessi doveri condivisi fra tutti; rivendicano condivisione e responsabilita’; rivendicano che ogni essere umano in considerazione dei suoi bisogni abbia l’aiuto di tutti gli altri esseri umani e che ogni essere umano in ragione delle sue capacita’ offra il suo aiuto a tutti gli esseri umani e in difesa del mondo vivente casa comune di tutti.

La terza parola e’: memoria.

La memoria delle lotte del movimento dei lavoratori per la vita, la dignita’ e i diritti di tutti gli esseri umani.

La memoria delle vittime dello sfruttamento, dell’oppressione, dell’ingiustizia, dell’ignoranza, della violenza.

La memoria dunque anche di tutte le lotte per la vita, la dignita’ e i diritti; e quindi la memoria delle lotte contro tutti i poteri criminali, contro tutti i poteri schiavisti, contro tutti i poteri totalitari, contro tutti i poteri corruttori; ed in questo il primo maggio si collega tanto all’8 marzo quanto al 25 aprile: e’ la stessa lotta quella contro la violenza maschilista, quella contro il fascismo, quella contro lo sfruttamento e la schiavitu’. E’ la stessa lotta quella della Resistenza antifascista e dei movimenti antirazzisti, antimperialisti ed anticoloniali, quella del movimento femminista, quella del movimento contadino, operaio ed ecologista, quella di tutti i movimenti di liberazione dell’umanita’.

La memoria anche, per noi oggi qui, di Alfio Pannega, il nostro compagno che ricordiamo ogni primo maggio da quando nel 2010 ci ha lasciato, ma che vive ancora e sempre nella lotta delle classi sfruttate ed oppresse, contro la guerra e contro il razzismo, per i diritti umani di tutti gli esseri umani; che vive ancora e sempre nella solidarieta’ e nella responsabilita’ per l’intero mondo vivente; che vive ancora e sempre nell’anima popolare di questa citta’, nell’internazionale futura umanita’.

Poiche’ oggi e’ il giorno della memoria che lotta nel presente e costruisce il futuro, in questo giorno che e’ il primo maggio.

Poiche’ il primo maggio e’ il giorno di memoria e di lotta in cui le classi sfruttate, le persone oppresse, rivendicano verita’ e giustizia; rivendicano liberta’, uguaglianza, fraternita’; rivendicano il bene comune e la messa in comune dei beni comuni; rivendicano gli stessi diritti e gli stessi doveri condivisi fra tutti; rivendicano condivisione e responsabilita’; rivendicano che ogni essere umano in considerazione dei suoi bisogni abbia l’aiuto di tutti gli altri esseri umani e che ogni essere umano in ragione delle sue capacita’ offra il suo aiuto a tutti gli esseri umani e in difesa del mondo vivente casa comune di tutti.

La quarta parola e’: nonviolenza.

La nonviolenza che e’ la lotta contro tutte le violenze; per la comune liberazione; per la solidarieta’ che ogni essere umano riconosce, raggiunge e sostiene; per la difesa dell’unica biosfera in cui solo possiamo vivere e di cui tutti siamo parte.

La nonviolenza che e’ la lotta contro tutte le menzogne che violano la dignita’ umana in cio’ che ogni essere umano ha di piu’ proprio e piu’ caro: la capacita’ di capire, l’aspirazione alla verita’.

La nonviolenza che e’ da sempre la sola, vera, grande risorsa del movimento delle lavoratrici e dei lavoratori, delle oppresse e degli oppressi in lotta per la liberazione.

La nonviolenza che e’ il cuore della civilta’ umana.

La nonviolenza che e’ il bene comune in azione.

La nonviolenza che oggi deve esplicitamente divenire fondamento della societa’, delle istituzioni, delle regole di condotta in ogni ambito delle relazioni umane, della necessaria e urgente riorganizzazione socialista e libertaria, femminista ed ecologista, della societa’ umana tutta.

La nonviolenza e’ in cammino; non solo: la nonviolenza e’ la via. Questo affermiamo in questo giorno che e’ il primo maggio.

Poiche’ il primo maggio e’ il giorno di memoria e di lotta in cui le classi sfruttate, le persone oppresse, rivendicano verita’ e giustizia; rivendicano liberta’, uguaglianza, fraternita’; rivendicano il bene comune e la messa in comune dei beni comuni; rivendicano gli stessi diritti e gli stessi doveri condivisi fra tutti; rivendicano condivisione e responsabilita’; rivendicano che ogni essere umano in considerazione dei suoi bisogni abbia l’aiuto di tutti gli altri esseri umani e che ogni essere umano in ragione delle sue capacita’ offra il suo aiuto a tutti gli esseri umani e in difesa del mondo vivente casa comune di tutti.

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