Home Politica e Società Asili comunali, il 26 maggio Bologna deve fare scuola

Asili comunali, il 26 maggio Bologna deve fare scuola

Nicola Nicolosi (*)
Il Manifesto, 16 maggio 2013

La difesa della scuola pubblica è un dovere, in ogni democrazia. Per questo bisogna sostenere il referendum consultivo, che si svolgerà a Bologna nell’ultima domenica di maggio. L’obiettivo è quello di bloccare i finanziamenti comunali agli asili privati della città, indirizzando i fondi alle strutture pubbliche. La consultazione sotto le due torri è subito diventata un caso nazionale, la discussione si è arricchita di contributi e interventi di personalità di peso, uno per tutti Stefano Rodotà.

Si susseguono appelli alla partecipazione, perché i cittadini bolognesi possano dare il loro giudizio su una discussione che tocca direttamente l’articolo 33 della Costituzione. Un principio che stabilisce queste due regole base: «la Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato». Tutto molto chiaro. Di più, l’occasione del referendum bolognese permette di gettare un fascio di luce sulle attuali condizioni della scuola italiana.

I continui tagli all’istruzione che si sono succeduti negli ultimi vent’anni hanno portato a una situazione di autentica emergenza, ormai evidenziata dalle cronache quotidiane con sempre maggior frequenza. La riduzione dello spazio pubblico – non soltanto nella dimensione dell’istruzione e della ricerca – si è ancor più accentuata in questi ultimi anni. Alla crisi finanziaria ed economica provocata dalle politiche neoliberiste si risponde con un ulteriore restringimento dello spazio pubblico, secondo la falsa parola d’ordine per cui non ci sarebbe alternativa.

Ultimo ma non per ultimo, il referendum va a incidere anche sul principio di laicità dello Stato: non sfugge a nessuno infatti che la stragrande maggioranza delle scuole paritarie sia di natura confessionale. A Bologna su 27 istituiti privati che ricevono i fondi pubblici comunali ben 25 sono cattolici. Il fronte referendario – che ha raccolto migliaia di firme – ha l’appoggio della Flc e della Fiom Cgil, dell’area Lavoro e società Cgil, di Sel, di Rifondazione comunista e del Movimento cinque stelle.

Il fronte opposto mette insieme la curia bolognese, che ha chiamato a raccolta tutti i fedeli, Comunione liberazione, Cisl e poi i partiti della maggioranza di governo, Pd, Pdl, Scelta civica. Il referendum è un’occasione preziosa anche per rilanciare un movimento di cittadinanza che spinga le amministrazioni locali e il nuovo governo Letta a mettere nell’agenda della sua azione politica la difesa di una scuola pubblica rinnovata e di qualità. Per chiunque si consideri di sinistra, è impossibile non aderire all’appello dei cittadini bolognesi “Noi vogliamo la scuola pubblica”, sostenendo la scelta di finanziare con soldi dell’amministrazione comunale gli asili pubblici e non quelli privati.

(*) Segretario nazionale Cgil responsabile dei settori pubblici.

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