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Il Dio straccione di don Gallo

Vitaliano Della Sala (*)
Adista Notizie n. 20/2013

Caro don Gallo,

spesso dicevi che non avrebbero potuto mai farti papa, perché sarebbe suonato male papa-Gallo! In realtà suonerebbe male anche san Gallo, ma non è solo per questo che non so se ti faranno mai canonicamente santo – e nemmeno te lo auguro! – ma in moltissimi potremo considerarci privilegiati per aver potuto vedere, anche se solo attraverso la televisione, come sono gli occhi, il sorriso e la “sfrontatezza” di un santo per nulla canonico.

Temo, purtroppo, che saremo capaci di sciupare anche questo privilegio, di gettarlo alle ortiche, come “le perle ai porci”. Parlo di noi, gente comune, che abbiamo digerito la notizia della tua morte e la buona novella della tua esistenza così come abbiamo ingoiato il cibo che avevamo nel piatto mentre al telegiornale passavano immagini di te con i migranti, con i no-global, con le puttane, con gli scarti dell’umanità. Ma penso anche ai politici e agli ecclesiastici, alcuni dei quali hanno sfilato al tuo funerale, o almeno hanno inviato un contrito e commosso telegramma, quegli stessi che contribuiscono a causare quelle povertà sulle quali tu ti sei chinato.

Nel Vangelo è raccontata la parabola del “convito nuziale” che mi ha sempre fatto pensare a te; di fronte al rifiuto degli invitati ufficiali al banchetto di nozze del figlio del re, questi dice ai servi: «Andate ai crocicchi delle strade e chiamate alle nozze tutti quelli che troverete» (Mt 24,1-14).

Anche oggi, ci sono invitati che si rifiutano di prendere parte al banchetto nuziale imbandito per noi da Dio: sono quei credenti, quegli uomini di Chiesa che vanno ostentando il proprio pedigree, preoccupati solo della carriera e del potere, che guardano con disprezzo a tutti gli altri; talmente sicuri di avere Dio in tasca da essere poi incapaci di riconoscerlo quando Egli si manifesta. Sono quelli che credono che si possa imporre un crocifisso e farne la bandiera dei propri interessi e del proprio potere; che plaudono alla legge Bossi-Fini, razzista e disumana; che non disdegnano di benedire e di giustificare la guerra.

A te, invece, è stato dato il compito di andare ai “crocicchi delle strade”, per invitare tutti alle nozze, “buoni e cattivi”. Perciò ti sei avvicinato agli emarginati, agli impoveriti, ai clandestini, agli invisibili, alle puttane, alle ultime tra le puttane, certamente non a quelle stipendiate dei festini di Arcore. Non ti sei fatto scrupolo di invitare peccatori e prostitute, gay e travestiti, extracomunitari e rom, divorziati e detenuti; e le minoranze, coloro che non si adeguano e vivono negli scantinati della storia e del mondo; quelli relegati dalla Gerarchia nelle catacombe della Chiesa; le vittime di ingiustizie, i dissidenti, i perdenti, i perseguitati, gli scomunicati: in una parola, i crocifissi.

Ti dispiaceva e intristiva pensare a come i primi si autoescludono dalla salvezza e non sono affatto interessati alla mensa imbandita da Dio.

Per fortuna gli altri, gli ultimi, trovano attraente la tavola e amabile il padrone di casa, e anche quei servitori che, come te, li hanno cercati. Gli ultimi, parla chiaro Matteo, trovano familiare il volto di Dio riflesso in quello dei suoi servitori.

Tu e i tuoi della Comunità di San Benedetto al Porto, sapete bene cosa vuol dire essere considerati marginali nella Chiesa, lo avete sofferto nella vostra carne. Perciò avete imparato ad accogliere i viandanti e a invitare gli ospiti dai “crocicchi delle strade”, anzi, la tua stessa Comunità è diventata un “crocicchio di strada”.

Caro don Gallo, ci hai sempre invitato a pensare alla voglia attualmente diffusa di non mescolarsi agli altri, al modo in cui trattiamo stranieri, zingari, musulmani, negri, diversi: meglio mettere il mare o il filo spinato tra noi e loro. Ci hai messo in guardia dagli integralismi raccolti dietro le bandiere o, peggio, dietro i crocifissi assurti a simbolo dell’identità nazionale invece che di Gesù Cristo. Sembra di vivere in un mondo e in una Chiesa dove c’è posto solo per escludere, dividere, alzare steccati: alcuni egoisticamente in paradiso, gli altri inesorabilmente all’inferno. Ora tocca a noi raccogliere la tua eredità, è il momento di aprire bene le nostre orecchie all’annuncio che Dio ci ha fatto attraverso di te: ha avuto inizio un grande melting pot tra l’essere umano e Dio, si è manifestato il meticciato di Dio. E tocca a noi stare con i tuoi ultimi, e, in loro, con il tuo e nostro Dio straccione.

(*) Amministratore parrocchiale a Mercogliano (Av)

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