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Un libro per cittadini consapevoli di M.Vigli

Marcello Vigli
www.italialaica.it| 05.06.2013

Non è certo facile racchiudere in 200 pagine il processo che ha portato alla costruzione della democrazia in Italia, ma penso si possa riconoscere che Domenico Gallo è riuscito nell’intento

con il suo libro Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia (*) realizzando un agile manuale di formazione alla cittadinanza. Con gli ovvii limiti e approssimazioni, c’è quello che un cittadino deve sapere per esercitare degnamente il suo diritto/dovere di sovrano, di partecipare, cioè, alla gestione della nostra società.

A renderlo più efficace contribuisce un Cd-Rom allegato, in cui sono riprodotti testi, materiali, documenti, immagini in cui lo stesso argomento è affrontato con diversi linguaggi e da diversi punti di vista.

Essenziale, in particolare, per gli studenti delle scuole medie superiori e per gli immigrati che desiderano diventare cittadini italiani, dovrà essere obbligatorio, domani, per chi avrà diritto al reddito di cittadinanza!

Non si deve ignorare, infatti, che in democrazia si diventa sovrani, non per diritto di successione come nelle monarchie, ma perché partecipi di una sovranità diffusa da esercitare operando attivamente nella vita politica.

In Italia, da sudditi a cittadini si è diventati con la trasformazione dello Stato da monarchia, sabauda e fascista, in Repubblica democratica attraverso il Risorgimento, il coinvolgimento in due guerre mondiali e la Resistenza.

Di questo processo il libro consente di cogliere continuità e discontinuità nelle dinamiche politico-istituzionali presentandone le tappe più significative, a partire dal confronto fra lo Statuto, concesso ai suoi sudditi da Carlo Alberto re di Sardegna, e la Costituzione della Repubblica romana proclamata in nome del popolo da cittadini, che avevano costretto alla fuga il loro sovrano, il papa.

Questa restò consegnata alla storia dai suoi promotori, costretti, subito dopo averla approvata, a lasciare la città ormai conquistata dalle truppe francesi, quello divenne la Carta fondamentale del Regno d’Italia nato dalle successive annessioni dei diversi stati della penisola a quello di Sardegna.

Questo confronto serve da premessa non solo per intrecciare il divenire delle istituzioni con le dinamiche delle trasformazioni sociali, ma anche per lasciare emergere la dialettica reale che ha accompagnato in Italia la costituzione e lo sviluppo della struttura Stato: dalla monarchia, nella sua forma costituzionale prima e dittatoriale poi, alla Repubblica.

Solo con la sua nascita la condizione di sudditi, prevista nello Statuto, fu mutata in quella di cittadini proclamata e garantita dalla Costituzione in vigore dal 1948.

Minuziosa e articolata è la descrizione delle due forme di governo e di organizzazione sociale, che ne derivano, a partire dal riconoscimento che non fu necessario cambiare lo Statuto con l’ascesa al potere del fascismo. Concesso infatti per volontà del sovrano, dalla stessa era stato adeguato alle fasi di sviluppo della società introducendo o sopprimendo norme sulle libertà personali, di stampa, di associazione, forme di partecipazione alla formulazione e approvazione delle leggi, alla nomina dei governi, nazionale e cittadini.

Quando, infatti, le classi dirigenti valutarono che le trasformazioni della società – seguite all’immane tragedia della Prima guerra mondiale nella quale il Paese era stato coinvolto senza essere stato consultato, anzi contro la volontà della sua maggioranza, e che non era stata sanata dall’invenzione della religione del Milite ignoto – non avrebbero più consentito la permanenza delle condizioni di egemonia e di privilegio loro riservate, non esitarono a schierarsi col re nell’accettare l’avvento del fascismo, che le conservò per loro a spese delle libertà di tutti.

Delle condizioni imposte dal nuovo regime, l’autore offre ampia e circostanziata descrizione non trascurando le leggi razziali, che, meglio di ogni altra forma vessatoria, rivelano la sua vera natura totalitaria in cui la persona umana è ridotta a parte anonima di un tutto gestito da pochi.

Quando la monarchia, coinvolta col fascismo nel conflitto insorto a livello mondiale, fu travolta dalla sconfitta militare si rese così necessario reinventare la struttura dello Stato. Il popolo, messo, finalmente, nelle condizioni di esercitare la sua sovranità, elesse un’Assemblea rappresentativa per elaborare una nuova Carta fondamentale.

Dei suoi lavori e della Costituzione, che ne emerse approvata dalla quasi unanimità degli eletti, il libro dà altrettanto ampia e minuziosa descrizione accompagnandola con la puntuale “narrazione” dei dibattiti e delle mediazioni fra le diverse componenti di quel popolo sovrano che, confrontandosi, riuscirono a creare le condizioni per avviare una pacifica e costruttiva convivenza.

In verità le istituzioni, in essa previste, sono diventate realtà, come l’autore documenta, solo dopo l’entrata in funzione della Corte Costituzionale quando, finalmente, attraverso una sorta di disgelo costituzionale le norme e i valori della Costituzione furono scongelati e cominciarono a trovare un percorso di attuazione nei vari campi.

Questo processo attuativo fu duramente contrastato e continuamente insidiato da forze impegnate, senza successo, a limitarne il potenziale democratico fondato sul principio supremo di laicità e sui due capisaldi dell’inviolabilità dei diritti dell’uomo e del pluralismo istituzionale.

Favorite dalle condizioni imposte dal contesto internazionale, nato dopo la frattura fra le potenze che avevano vinto la seconda guerra mondiale, quelle forze ostili alla democratizzazione del Paese hanno promosso, all’ombra dell’Alleanza atlantica alla quale la Repubblica aveva aderito, strutture clandestine volte a condizionare l’azione delle autorità a diverso livello dando vita ad un doppio stato. Costrette ai margini della legalità costituzionale si servirono di gruppi neofascisti e di settori deviati dei servizi segreti per realizzare quella che è stata chiamata “strategia della tensione”.

Questa, pur inasprita dall’intrecciarsi con l’esplosione del terrorismo rosso e con il male endemico della mafia, fu sconfitta ma ha profondamente segnato la vita politica italiana!

L’avere descritto questa specificità del percorso della democrazia nel nostro Paese contribuisce a rendere il libro prezioso strumento per la formazione all’esercizio della cittadinanza perché consente ai cittadini di orientarsi nella competizione politica con la consapevolezza dei rischi che ancora corre il valore insostituibile del rispetto della legalità costituzionale.

Oggi, infatti, sono venuti meno i condizionamenti internazionali imposti dalla “guerra fredda” che avevano favorito la strategia della tensione pur rendendo, al tempo stesso, impossibili stravolgimenti strutturali dell’assetto istituzionale della Repubblica, ma questo è ancora pesantemente insidiato nella sua autenticità democratica attraverso un uso spregiudicato delle regole di revisione previste nella Costituzione.

Scrive l’autore: Venuta meno la competizione ideologica con il blocco comunista, sono stati svalutati quei beni pubblici repubblicani che più fortemente caratterizzano la dimensione sociale e partecipatoria della democrazia. Si è aperto quindi, nei vent’anni successivi, un percorso di riforme costituzionali e istituzionali fondato sul presupposto che la Costituzione è diventata obsoleta.

Questo percorso rischia di deviare quello della democrazia avviando la creazione di una dittatura della maggioranza che solo l’indipendenza della magistratura e il controllo di costituzionalità delle leggi ha fin qui impedito. Ne resta, però, condizionato quel libero esercizio della cittadinanza che l’autore considera essenziale per considerare veramente concluso il passaggio, prodotto dalla Costituzione, dalla condizione di sudditi a quella di cittadini.

La sua sopravvivenza non è scontata: dipende da tutti noi, ricorda l’autore nella sua conclusione provvisoria.

(*) Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia, edizioni Gruppo Abele, Torino, 2013

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