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Una buona notizia di L.Menapace

Lidia Menapace

Mi chiedevo – ricorderete – se dalla riflessione sul femminicidio possa uscire una qualche buona notizia: credo di sì.

Intanto bisogna molto insistere che ne esca almeno qualche buona pratica informativa: certamente queste notizie non si possono censurare e nemmeno seppellire in fondo alle pagine interne dei quotidiani o negli ultimi scampoli dei tg o dei talkshow. Ma nemmeno è giusto che abbiano prime pagine, titoli enormi, ripresa pettegola nei programmi pomeridiani delle reti , ascoltati da casalinghe anziane e ragazze, ragazzi, che si spaventano (le prime) e si imbevono (le altre e altri). Come fa da tempo la BBC i giornalisti e le giornaliste si diano un comune codice di comportamento, che leggendo o scrivendo la notizia nella sua possibile oggettività ed esprimendo senza veli condanna esecrazione e pietà, evitino di dare risalto agli aspetti più crudeli e morbosi o feroci delle modalità esecutive. Come è noto, persone di fragile o già disturbato equilibrio psichico, sono spinte all’imitazione: e dunque di questi delitti bisogna dare cognizione completa e nessuna vicinanza, se non alla vittima. Sempre da evitare la recriminazione sul vestire, parlare, atteggiarsi, delle ragazze o donne “provocanti”: nessuna di queste cose, se pure ci fossero, scusano, meno che mai giustificano, una uccisione. Non c’è pena di morte, nel nostro ordinamento, e siamo orgogliose che uno stato italiano (il Granducato di Toscana) fu il primo al mondo ad abolirla e che Cesare Beccaria abbia da tempo dimostrato la sua assoluta inutilità (come anche della tortura) contro il crimine. Cerchiamo di non essere troppo al di sotto dei livelli storicamente raggiunti dalla nostra civiltà.

Sembrerà che la prenda molto da lontano, ma arrivo presto al cuore della buona notizia. Era comune e provata opinione, che si può dare un o una neonata in braccio a una donna , anche giovane e non ancora madre o anziana e non più o mai stata madre e sa come tenerlo: forse è nel nostro Dna, è un pezzo dell’evoluzione del nostro genere. Altrettanto noto che invece un maschio, fosse pure il padre felice, non può essere arruolato facilmente nel reggere gli e le infanti, perché o li strizza per paura che cadano di mano o li lascia cadere a terra per paura di fargli male: non hanno nel loro Dna quell’anello evolutivo, essendo sempre stati fuori dalla cura e gestione di corpi fragili, nudi, inermi e amati. Quando -alcuni decenni fa- Imola era la città europea meglio fornita di nidi e scuole per l’infanzia, insegnanti e assistenti pensarono di organizzare anche assemblee di genitori e si raccontava che disinvoltamente le madri entrando si affidavano a chi di dovere, dicendo magari con un sorriso :”Mi raccomando gli tenga caldo il pancino, ha fatto la cacca un po’ verde”, mentre i padri attenti e imbarazzati chiedevano:”Ha un po’ di diarrea: saranno carenze affettive?” Avevano studiato tutto, ma non avevano nessuna esperienza.

Beh! le cose stanno visibilmente e – anche se ancora non maggioritariamente – cambiando: giovani padri che sanno dare il biberon alla giusta temperatura, cambiare il pannolino a tempo e senza provocare uno sconquasso nell’igiene della casa, ce ne sono sempre di più.

Si tratta di un evento straordinario:il genere maschile è forse prossimo a una mutazione, che avrà effetto anche sulla sessualità maschile, perché uno che sa maneggiare con accorta disinvoltura, affetto e piacere, il corpo nudo inerme e amato del proprio figlio o figlia neonata, può imparare ad avere una relazione sessuale non violenta anche col corpo nudo e inerme della donna e “conoscerla” per come è.

Spero che i nuovi Adami non siano così balordi come il loro predecessore, obbligando Eva ad essere furba e seduttiva, disobbediente e accorta, tutte virtù un po’ meschine.

La notizia è del tutto buona, se ora noi donne non replichiamo al nuovo desiderio maschile tenero, dimenticando tutto ciò che ci appartiene ,anche la tenerezza, la fragilità, il gioco, la manualità fine, la sottigliezza della conoscenza sensoriale: per giovani padri che trattano bene i neonati, non vorrei proprio vedere giovani madri che non sanno più cucire un bottone, cucinare un piatto di pasta, tenere la casa ordinata e pulita ma non ossessionata dal pulito e dall’ordinato

La domanda, la sfida ci arriverà presto: se intanto saremo diventate tutte bulle, la tragedia sarà grande, se saremo rimaste donne, forse potrebbe incominciare l’era umana, l’età degli e delle umane.

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