Home Comunità Cristiane di Base L’Angolo della GRU: “Immagini di Scampia fuori da stereotipi grigi” di A.Bifulco

L’Angolo della GRU: “Immagini di Scampia fuori da stereotipi grigi” di A.Bifulco

Aldo Bifulco
Cdb Cassano – Napoli

Questo è il titolo con cui il giornale “Il Denaro” ha voluto presentare il libro di Franco Maiello “Immagini di Scampia”. In effetti si tratta di uno stralcio dell’introduzione al libro da me curata.

Anche su sollecitazione di qualche amico ho deciso di riproporlo ne L’Angolo della Gru di questo mese.

“Scampia a me ha dato molto. In particolare mi ha fatto incontrare tante splendide persone, e la schiera si allarga continuamente. Franco è un capofila di questa schiera. Egli fa parte di quel manipolo di “ottimisti della ragione e del cuore” che da sempre ha deciso di investire le proprie energie al servizio del territorio, convinto che “nulla è mai perduto”. Ho conosciuto Franco nei primi anni ’80 e già si parlava di “riqualificazione di Scampia”; da allora le frequentazioni e le collaborazioni si sono moltiplicate, abbiamo coabitato in tanti “crocicchi” “quelle intersezioni di persone e luoghi dove si sperimentano e si elaborano strategie di attenzione e cura nei confronti dell’altro e dell’ambiente”.

Franco ha vissuto anche altrove- ma credo di non sbagliare se affermo che la sua vena di scrittore ha trovato terreno fertile a Scampia. Non è un caso che i suoi libri si intitolino “Passaggio a Scampia” Ed.Pironti, “Lettere da Scampia” Ed.Guida, e quest’ultimo “Immagini di Scampia” Ed.Marotta & Cafiero: una trilogia come per ogni autore che si rispetti.

Troppo spesso ho dovuto sorbire, anche di recente, con fastidio, la frase “un quartiere senza storia”, un’affermazione insignificante perché non esiste “un quartiere senza storia”. Le storie possono essere brevi e lunghe, povere e ricche, fatte di episodi inquietanti ed episodi esaltanti…ma si tratta sempre di storia. Forse si è indugiato troppo sugli aspetti incresciosi di questo territorio, non percependo che la storia di Scampia è molto più complessa e variegata. Una storia che per troppo tempo “non è stata raccontata” nella sua molteplice sfaccettatura.

In questi ultimi anni si sta tamponando questa falla con una intensa produzione di libri, scritti da anziani e da giovani, da persone esterne ed interne al territorio; e a questi bisogna aggiungere video, cortometraggi, documentari, film, la raccolta venticinquennale del giornale locale “Fuga di notizie” e tante tesi universitarie di giovani provenienti dalla periferia e dal centro, ma anche da altre parti d’Italia, dalla Sicilia fino a Bologna. Franco rappresenta la “memoria storica” del nostro territorio, colui che ha ricostruito con meticolosa e scrupolosa attenzione la più completa sequenza degli avvenimenti e delle problematiche locali con il suo primo libro; poi, rimanendo con i piedi ancorati al territorio, ha allargato l’orizzonte verso le questioni globali, assumendo la veste “balducciana” dell’uomo planetario, nel secondo libro; nel terzo sono “le emozioni” a farsi strada nel groviglio dei neuroni e si diffondono in tutta la loro intensità e profondità. Come una bottiglia di champagne, a lungo lasciata in cantina, una volta deciso di togliere il tappo, Franco fa emergere dalle sue viscere tante bollicine di sentimenti e di passioni che regala generosamente alla cittadinanza , attraverso la sequenza di immagini riportate in questo libro.

Esso è uno scrigno prezioso che dovrebbe arricchire tutte le case di Scampia. Frammenti posti in una sequenza non cronologica, tessere di un mosaico che ognuno può comporre e scomporre a suo piacimento. Una sorte di “grandangolo temporale”.

Mi par di vedere Franco appostato, in tutti questi anni, ai molteplici “crocicchi”, con la piccola Nikon tenuta a riposo nella tasca della giacca, ma pronta a scattare ogni volta per immortalare un’immagine interessante, un momento significativo, una scena curiosa, dei volti espressivi. La Nikon, irrefrenabile, ha voluto registrare anche situazioni, come il momento di meditazione alla Casarcobaleno, che ai più sarebbe potuto sembrare inopportuno. Ma quell’immagine ci consente di capire come un luogo abitato costantemente dalla irrequietezza difficilmente gestibile,dal vociare impetuoso degli adolescenti avviati al recupero scolastico, possa diventare per incanto un’oasi silenziosa dove è possibile fermarsi a pregare e meditare. (…)

Le “immagini parlano”, indubbiamente, ma Franco non si è accontentato ed ha voluto accompagnarle con sintetici, misurati ed intensi pensieri che a tratti rivelano una insospettata vena poetica. Parole ed immagini sono espressioni dell’amore di Franco per Scampia. Sì, si può amare anche Scampia.”

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