Home Europa e Mondo La Turchia che resiste: non solo Gezi Park e Gay Pride

La Turchia che resiste: non solo Gezi Park e Gay Pride

Salvatore Lucente
www.cronachelaiche.it

Il Lgbt Pride del 7 luglio a Istanbul ha mostrato ancor di più il grande desiderio di libertà che percorre la società turca. La libertà é libertà, tanto di espressione quanto di poter decidere sul proprio corpo e sulla propria sessualita, in un paese dove la rigida morale islamica si affianca ad una cultura profondamente maschilista, in cui l’omosessualità é da sempre osteggiata e non da molto uscita fuori dalla categoria di reato.

E le donne, invitate da un governo che vorrebbe vietare l’aborto, ad avere almeno tre figli, sono vittime spesso silenziose di violenze. La manifestazione di domenica scorsa, evento finale di una intera settimana dedicata alla rivendicazione dei diritti degli Lgbt, ha riunito lungo le vie del centro migliaia e migliaia di persone, unendo alle ragioni ufficiali quelle della protesta dilagante contro Erdogan e le politiche restrittive delle libertà personali dell’Akp.

La società civile turca di opposizione continua a fare fronte comune per rivendicare i propri diritti contro la minaccia di un nuovo fascismo insita nella gestione del potere del democraticamente eletto Erdogan, e così Gezi Park é sceso ancora in piazza, per un momento di resistenza pieno di ragioni e di colori.

È molta la gente che esibisce con orgoglio la propria identità politica, culturale, sessuale, unendo musica e cori politici, si inneggiava ancora una volta al Kurdistan, parola fino a pochi mesi fa proibita, alle dimissioni del premier, tra costumi, nudità , sorrisi, provocazioni, bandiere della pace, senza che la polizia intervenisse. Anzi gli unici agenti presenti al corteo , in tenuta antisommossa, erano vicino al Galata Lisesi per impedire ad un corteo di fondamentalisti islamici, pochi ma piuttosto malintenzionati, di poter creare problemi. Le due facce della Turchia una affianco all’altra, quella parte ultraglobalizzata che vuole vivere godendo appieno di libertà e diritti, che al maggiore benessere economico creato dalle politiche neo liberiste degli ultimi dieci anni esige di unire piena libertà di vita, e quella intollerantre verso ogni diversità.

Non é successo niente, e la polizia si é limitata ad impedire il contatto tra il piccolo gruppo di intolleranti e la grande folla dei manifestanti, “scortando” gli integralisti a piazza Taksim. Dopo aver brutalmente sgomberato Gezi Park e militarizzato piazza Taksim, il governo cerca di mostrare un volto tollerante. Tutto deve sembrare rientrato nella normalità, meglio non gettare altra benzina sul fuoco, e così mercoledì la piazza é tornata a riempirsi, senza che la polizia intervenisse in nessun modo. Riuscirà tutta questa energia a non disperdersi? In questo momento, come fa notare il giornalista ed economista turco Ergin Yıldızoğlu, ciò che é fondamentale per il movimento, é proprio salvaguardare quelle energie, vitalità, voglia di cambiamento che hanno caratterizzano senza distinzioni tutto il fronte di protesta, permettendogli di resistere a tanta violenza ed oppressione.

Ciò che costituisce lo straordinario “momentum” della rivolta sociale turca, che più generalmente, per semplificare, si può indicare come un generale ed unificante “no al regime del Akp”. Una imprevedibile unità di intenti che accomuna sempre piu’ partiti ed organizzazioni della storica sinistra turca, i Curdi del Bdp, parti consistenti dei nazionalisti del Chp, la media borghesia cittadina con le organizzazioni sindacali, studenti, semplici cittadini, hacker e soggetti normalmente non interessati alla politica. E che adesso preoccupa Erdogan. La guerra di nervi che il premier ha scatenato dopo il fallimento dell’uso della forza, controproducente al punto da compattare i fronti della protesta, ha come obiettivo primario quello di distruggere gli equilibri precari e straordinari del momento, calmare in qualche modo i bollenti spiriti. In quest’ottica si può valutare anche la decisione del tribunale di Istanbul di non autorizzare la demolizione del parco di Gezi respingendo il ricorso del Ministero della Cultura. Il governo turco aveva tre giorni per opporsi alla decisione, ma Erdogan aveva già annunciato che la decisione sarebbe stata presa il mese prossimo, mentre altre fonti rimandano tutto a settembre. Ed il prefetto di Istanbul Huseyin Avni Mutlu annuncia la riapertura al pubblico del parco questo sabato.

Nel frattempo, la caccia alle streghe continua, ed il gruppo di hacker marxisti-leninisti turchi Redhack é stato identificato dalla polizia come “organizzazione terroristica cibernetica” che li accusa di aver incoraggiato la gente a commettere crimini durante le proteste di Gezi. E intanto in silenzio continua il vaglio degli oltre 170mila tweet in cui si insultano Erdogan ed il Governo.

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