Home Politica e Società Ma non dovevamo vederci più? i cattolici di nuovo a Todi, ma senza benedizioni ecclesiastiche

Ma non dovevamo vederci più? i cattolici di nuovo a Todi, ma senza benedizioni ecclesiastiche

Valerio Gigante
Adista Notizie n. 25/2013

Quando si parla di Todi è bene cominciare dall’inizio. Allora: era l’ottobre 2011, il governo Berlusconi era minato dagli scandali politici e personali del presidente del Consiglio e degli esponenti della sua maggioranza; la credibilità internazionale del Paese colava a picco; la gerarchia cattolica era ormai decisa a scaricare il premier coccolato per 17 anni. Proprio a Todi, 7 associazioni cattoliche legate al mondo del lavoro (Acli, Cisl, Coldiretti, Compagnia delle Opere, Confcooperative, Confartigianato, Mcl), con la benedizione ed il supporto delle gerarchie ecclesiastiche, si incontrarono allora per preparare una alternativa cattolico-moderata al berlusconismo. La relazione introduttiva di quell’assise non a caso la tenne il presidente della Cei, il card. Angelo Bagnasco. E infatti poche settimane dopo, a novembre, come ampiamente prevedibile, la maggioranza che sosteneva il governo Berlusconi si sfaldava definitivamente, anche sulla scia delle pressioni europee. Fu allora che la gerarchia cattolica, compatta come raramente le era capitato, sostenne il progetto del governo “tecnico” guidato da Mario Monti, in cui ravvisava la possibilità di comporre gli interessi (spesso contrapposti, comunque distinti) dei vertici della Cei, della Curia vaticana e del ticket Comunione e Liberazione-card. Ruini.

Un anno dopo, ad ottobre 2012 un nuovo incontro, sempre a Todi, di quelle stesse realtà (con una posizione, quella di Coldiretti, però critica e defilata) sanciva il varo di un rassemblement cattolico a sostegno di un nuovo esecutivo clerico-moderato, in vista delle elezioni del 2013. Il sostegno alla cosidetta “agenda Monti” prefigurava un terzo incontro, previsto per il 10 gennaio 2013, che saltò però all’ultimo momento per l’esitazione di alcune componenti cattoliche a schierarsi in maniera così smaccata a fianco di Monti.

Questa, in breve, la storia passata. Che si allaccia però alla cronaca presente, visto che il 22 e 23 giugno scorsi, con un altro governo in carica, ma con il sostegno della stessa maggioranza trasversale Pd-Pdl, i cattolici impegnati in politica si sono ritrovati di nuovo a Todi per un convegno intitolato “Ritrovare il futuro. Quale futuro per la politica in Italia: il contributo del cattolicesimo democratico”, voluto da Argomenti 2000, l’associazione guidata da Ernesto Preziosi (ex dirigente dell’Azione Cattolica eletto alla Camera nelle liste del Pd). Si è parlato di politica. E di come i cattolici possono tornare a contare nella fase delicata che sta per aprirsi, con il governo sempre in bilico e il congresso del Pd alle porte. Insomma, come ha dichiarato Preziosi a Europa (22/6) «come non era un dogma l’unità politica dei cattolici, così non lo è neppure la loro divisione».

Mentre nelle “Todi” benedette dalla gerarchia cattolica i politici del centrosinistra erano rimasti ben lontani dalla cittadina umbra, stavolta è tutto il contrario: non c’erano dunque i big considerati vicinissimi all’establishment cattolico come Riccardi, Passera, Ornaghi, ma figure di primo piano del mondo del cattolicesimo politico e dell’associazionismo gravitanti intorno al Pd, come Renato Balduzzi (ex ministro della Sanità del governo Monti ed oggi parlamentare della sua lista), Edo Patriarca (parlamentare Pd già portavoce del Forum del Terzo Settore), Pierpaolo Baretta (sottosegretario all’Economia), Luigi Bobba (parlamentare Pd di area Teodem, ex presidente delle Acli), Pierluigi Castagnetti (vicepresidente della Camera), Silvia Costa (presidente della Commissione Pari Opportunità della Camera), Carlo Dell’Aringa (sottosegretario al Lavoro), Lorenzo Dellai (ex presidente della provincia di Trento e deputato di Scelta Civica), Emma Fattorini (storica della Chiesa e deputata Pd), Mimmo Lucà (deputato Pd e leader dei Cristiano Sociali), Franco Monaco, Rosy Bindi (ex presidente del Pd), Graziano Delrio (ministro per gli Affari Regionali), Andrea Olivero (parlamentare di Scelta Civica, presidente delle Acli dopo Bobba), Giuseppe Pisanu, Giorgio Tonini, Guido Formigoni (già presidente di Città dell’Uomo). Molto centro e centrosinistra, quindi. Quasi nulla a destra (se si eccettua Pisanu, dal 2012 vicino però alla lista civica di Monti). Unico trait d’union con le iniziative precedenti, assieme all’ex presidente Acli Olivero, Savino Pezzotta che in questi anni ha per la verità attraversato tutti i tentativi di riaggregazione neomoderata dei cattolici in politica (Retinopera, Family Day, Rosa per l’Italia, Costituente di Centro, incontri di Todi, ecc.).

Resta ora da vedere se in assenza (per ora) di un sostegno delle gerarchie, e di settori importantissime all’interno del mondo cattolico come Comunione e Liberazione, Sant’Egidio, Coldiretti, Acli, Cisl, il tentativo di Preziosi avrà un seguito. Anche perché l’asse sembra attualmente troppo spostato sul Pd per interessare realmente e in modo ampio i vertici del mondo cattolico. Più facile ipotizzare che se il Pd implodesse nello scontro tra l’anima che ancora si ritiene socialdemocratica e quella liberal incarnata oggi da Matteo Renzi (sullo sfondo c’è anche l’ipotesi di un contentore moderato targato Letta-Alfano)i cattolici convocati da Preziosi intendano tentare di giocare un ruolo. In ogni caso, alcuni tra i presenti (Guido Formigoni e Graziano Delrio in testa) hanno bocciato qualsiasi ipotesi di un ritorno del partito dei cattolici.

Si è poi molto parlato della necessità di fare “rete” e di mantenere un collegamento stabile tra le diverse realtà della galassia del cattolicesimo, specie di quello democratico (nessuno ha però ricordato che da tempo esiste C3dem, un portale nato proprio come tentativo di fare “rete tra cattolici e democratici”: ma forse proprio quell’apertura al mondo laico sotteso alla congiunzione “e” segna la distanza tra i suoi animatori ed il progetto di Preziosi). Per ora, intanto, Argomenti2000 lancia una proposta in 5 punti per la democrazia che toccano i temi (per la verità non originalissimi), dell’Europa politica, del rapporto pubblico-privato, del welfare, delle nuove forme di partecipazione dei cittadini alla politica, della tutela dei “beni comuni”.

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