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Ma chi è? di N.Lisi

Nino Lisi
CdB San Paolo – Roma

La frase “chi sono io per giudicare?” pronunciata da papa Francesco sull’aereo di ritorno dalla giornate mondiali della gioventù ha fatto scalpore. Dal momento che è stata pronunciata in riferimento ad una persona omosessuale in ricerca di dio, ci si interroga sulle conseguenze possibili che possa avere sulla “dottrina” della chiesa cattolica in materia di omosessualità.

Senza sottovalutare l’importanza di una modifica di tale dottrina non solo per le nostre sorelle ed i nostri fratelli lesbiche, omosessuali e trans, ma per tutto il popolo alla ricerca di un dio di amore e di accoglienza che non discrimini né condanni, auspico che il significato e l’importanza della frase vada al di là, molto al di là, del caso specifico e possa riguardare un’altra dottrina, quella “ sulla chiesa e sul papato”. E dunque apra un problema.

Per secoli e secoli la chiesa ha sostenuto e proclamato la sua origine divina per essere stata fondata da Gesù, che vi avrebbe posto Pietro quale pietra di base: [tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa” (matteo, 16)], e le avrebbe conferito il potere di assolvere e condannare [tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo (Matteo 18)] e quindi la capacità di discernere definitivamente ciò che è bene da ciò che è male, essendo il papa, successore di Pietro e Vicario di Cristo, detentore e custode supremo di tale capacità e di tale potere.

Mi piace pensare che quando Francesco, papa, si rifiuta non dico di condannare ma nemmeno di emettere giudizi, chiedendosi, benché successore di Pietro, chi sono io per giudicare, neghi o per lo meno metta radicalmente in discussione la dottrina che mi sono azzardato a riepilogare, spero non troppo male, e sulla quale la chiesa ha costruito il suo potere (“spirituale”), esercitato sulle coscienze di uomini e donne per circa due millenni. E ci restituisca un vescovo di Roma che non condanni, né assolva, non scomunichi, né approvi, ma, uomo tra gli uomini e le donne in ricerca, ascolti, accolga, crei fraternità e sororità, dia senso concreto all’annuncio del Cristo e al suo auspicio “ut unum sint”.

E’ una illusione la mia? Può darsi. Ma quanto vorrei che non lo fosse!

1 comment

Bruno Antonio Bellerate, prof. emerito domenica, 8 Settembre 2013 at 11:32

Caro Nino, pur condividendo la sostanza del tuo discorso, vorrei farti notare che i versetti di Matteo, che citi, secondo i biblisti, non sono originari del messaggio di Cristo (tra l’altro mancano in Marco: il più vecchio vangelo!), ma furono aggiunti dalla comunità di Gerusalemme. Salutoni e un abbraccio. Bruno.

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