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Religioni fra pace e guerra

Marcello Vigli

Questa settimana fa notizia l’invito del papa ad una giornata di digiuno per scongiurare il lancio dei missili occidentali contro la Siria di Assad.

L’umanità ha bisogno di vedere gesti di pace”, ripete Francesco, indicendo “per tutta la Chiesa, il 7 settembre, una giornata di digiuno e di preghiera” alla quale ha invitato tutti, cattolici, ortodossi, musulmani e non credenti.

“Mai più la guerra! Mai più la guerra! La pace è un dono troppo prezioso, che deve essere promosso e tutelato”, ha ribadito il papa riproponendosi, con il suo invito, come interlocutore non solo dei governi, ma anche dell’intera Comunità internazionale esortandola a fare ogni sforzo per promuovere, iniziative chiare per la pace nel segno della collegialità.

La sua sfida , infatti, non è solo ai governi che minacciano l’intervento, ma anche a quelli dei Paesi islamici nemici di Assad, che lo auspicano.

La memoria torma all’analogo grido d’allarme lanciato da Pio XII alla vigilia della seconda guerra mondiale, all’appello di papa Giovanni in occasione della crisi di Cuba, e a quello di Giovanni Paolo II a Saddam e Bush, alla vigilia dell’attacco all’Iraq.

Essi possono essere letti nel quadro di quella condanna lanciata da Paolo VI all’Onu nel 1965 con la sua teoria della guerra come conseguenza fatale del peccato.

Papa Francesco l’ha confermata aggiungendo, però, che per rendere inequivocabile la condanna della guerra è necessario porgere l’orecchio al «grido che sale» dalla terra: di cui parla la Sacra scrittura. Il suo invito va oltre una deplorazione rituale chiede di compiere gesti concreti: non solo preghiera, ma anche un giorno di digiuno. Esso non è rivolto solo ai capi delle religioni e a tutti i credenti, ma anche ai non credenti e agli atei.

Per questo ha ottenendo il plauso del pacifismo laico, testimoniato dalla dichiarazione della radicale Emma Bonino che si è detta ben lieta che il papa si sia assunta la responsabilità di mettere in guardia l’opinione pubblica mondiale sul rischio che un intervento un Siria possa innescare un conflitto generale.

Fra i capi religiosi ha aderito Gregorio III Laham, patriarca greco-cattolico di tutto l’Oriente, di Alessandria e di Gerusalemme dei Melchiti e il Gran mufti di Siria, e Ahmad Badreddin Hassou, leader spirituale dell’islam sunnita in Siria, si detto profondamente colpito dall’appello del Papa.
Più ovvia, ma non così scontata nella sua diffusione, l’adesione delle organizzazioni cattoliche e delle diocesi italiane che stanno organizzando iniziative pubbliche di partecipazione.

Non è sempre stato così nella Chiesa cattolica. Queste dichiarazioni sconfessano la recente complicità nella guerra fredda, prima ancora che le tante “guerre sante” benedette nei secoli.

Il tempo passa e nelle istituzioni e nei movimenti mutano gli orientamenti culturali e le posizioni politiche generando contraddizioni comprensibili solo se non si dimentica che gli uomini e le loro società – anche quelle che si dicono di origine divina – vivono nella storia. La storia è, perciò, l’autentica dimensione nella quale vanno collocati giudizi e valutazioni, sui rapporti fra le religioni e la guerra, né solo per le diversità che si possono rilevare fra di esse, ma anche per quelle al loro interno come è evidente nel mondo islamico, dove la contrapposizione fra sunniti e sciiti contribuisce non poco ai conflitti nei paesi del Medio oriente.

Vale anche, però, per le altre confessioni cristiane.In questi stessi giorni sull’intervento armato in Siria si è espresso il Sinodo della Chiesa valdo-metodista, convocato, come d’uso, ogni anno a Torre Pellice alla fine di agosto, condannando fermamente ogni intervento armato da parte di altre nazioni e auspicando che tutti i leader religiosi si impegnino a promuovere la pace, la fratellanza e la libertà religiosa contro ogni fanatismo religioso. Si richiama alla tradizione pacifista del protestantesimo italiano in contrasto con quanti, fra i protestanti, accostano troppo facilmente il nome di Dio alla guerra.

Lo stesso Sinodo, riunito in sessione straordinaria a Torre Pellice il 22-23 marzo 2003, li aveva denunciati in un documento rivolto al popolo statunitense e ai suoi governanti impegnati a “democratizzare” l’Iraq: Nel rivolgervi questo appello siamo dolorosamente consapevoli della nostra non minore incoerenza: tutti infatti abbiamo fallito nel perseguire la pace e tutti, da questa parte dell’Atlantico come dall’altra, abbiamo contribuito a seminare nei due terzi del mondo semi di risentimento e di odio con politiche coloniali vecchie e nuove di rapina e di sfruttamento.

Una conferma è venuta dalla dichiarazione del pastore Massimo Aquilante, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia La pace è una questione che riguarda tutti i cristiani, indipendentemente dalla confessione a cui appartengono. Per questo accogliamo con profonda consapevolezza cristiana l’invito di papa Francesco per una giornata di preghiera per la pace”.

Queste parole, come la condanna del Sinodo hanno avuto una minore eco nei mezzi d’informazione di massa, che del resto hanno ignorato anche le posizioni assunte e le scelte operate dal Sinodo stesso sull’Insegnamento religioso confessionale nelle scuole pubbliche; sul tema dell’ambiente considerato uno dei compiti prioritari delle chiese metodiste e valdesi, nelle quali si vanno moltiplicando buone pratiche tanto sul piano dei comportamenti individuali che di quelli comunitari; sulla vergognosa situazione in cui versano le carceri italiane.

Poco o nulla si è detto della “Giornata della legalità” che è stata istituita : riconoscendo che l’illegalità è uno tra i principali problemi della nostra società e consapevole del fatto che la fede cristiana non può essere disincarnata ma deve saper denunciare il sopruso e l’ingiustizia.

Giornali e telegiornali sono stati in questi giorni molto più attenti alla destituzione dalla Segreteria di Stato del cardinale Bertone – continuatore del cardinale Ruini in quell’alleanza, senza se e senza ma, con Berlusconi, che ha condizionato la vita politica del nostro Paese negli ultimi decenni – e alla presentazione del suo successore.

Certo questo avvicendamento è molto più importante anche delle critiche all’invito del papa di alcuni cattolici di base, che, dopo averlo accolto, hanno espresso l’esigenza che fosse associato ad una più esplicita condanna di chi si scandalizza per l’uso delle armi chimiche: degli statunitensi, che hanno bombardato al napalm i cittadini vietnamiti impegnati a difesa della loro terra, pur se abbondantemente irrorata di diossina, e degli europei, che le hanno vendute a chi le usa.

Roma, 5 settembre 2013

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