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La Riforma parte da Santa Marta di F.Ferrari

Franco Ferrari, presidente di Viandanti
www.viandanti.org

La Riforma. E’ la grande attesa che tutti abbiamo nei confronti dell’azione di papa Francesco. Infatti, pur nell’accoglienza positiva dello stile e della comunicazione del nuovo vescovo di Roma, l’incertezza e la prudenza sembrano caratterizzare le opinioni, al riguardo, di diversi commentatori e dell’intellighenzia.

Le due riforme

Eppure, nell’azione di rinnovamento papa Francesco si può fare forte sia di quanto è emerso dalle Congregazioni generali dei cardinali, preparatorie al Conclave, in cui la Curia romana è stata sottoposta a valutazioni fortemente critiche, sia di un’elezione che sembra essere stata quasi plebiscitaria. La prudenza nasce dal fatto che non ci sono state fino ad ora dichiarazioni programmatiche e, soprattutto, dalle prevedibili resistenze della Curia. Come si sa ogni istituzione tende a resistere al cambiamento. Non a caso Accattoli, sul Corriere della sera, già il 30 marzo, osservava: “Bergoglio dà per scontato che ‘bisogna riformare’. Ma sa che l’argomento è tabù ai piani alti della Chiesa. E dunque non ne parla. Finché non dirà nulla possiamo immaginare che qualche riforma potrà farla”. La riforma di cui sempre ha bisogno la Chiesa, in modo particolare oggi, è duplice: da un lato, un profondo adeguamento delle strutture, sia del suo governo centrale, sia delle forme di partecipazione che si esprimono attraverso la sinodalità e la collegialità; dall’altro, una riforma interiore che riguarda molto gli uomini di curia, ma anche vescovi, presbiteri, religiosi e noi semplici fedeli. Il Concilio Vaticano II ce lo ricorda in due documenti: Lumen Gentium (n.8) e Unitatis redintegratio (n. 6).

Una scelta di priorità

Tra i due poli dell’azione di riforma, papa Francesco sembra avere scelto di iniziare immediatamente dalla riforma interiore, lasciando ad un’azione più partecipata e collegiale (il Gruppo di lavoro degli otto cardinali che si riunirà nei giorni 1-3 ottobre, l’incontro collegiale con i cardinali Capi dicastero del 10 settembre, …) il cambiamento delle strutture, operazione complessa che ha bisogno di attente valutazioni e perciò di tempo. I segnali di questa scelta sono numerosi, disseminati in vari discorsi e nelle omelie. Via via che i giorni passano e i discorsi si accostano l’uno all’altro, sono sempre più evidenti la scelta e il disegno programmatico di questa riforma spirituale. A questo proposito una particolare attenzione merita il “fenomeno” di santa Marta. Francesco interviene quotidianamente sul tema della riforma interiore, affidando, con energia e con una forte compromissione personale, le sue sollecitazioni ad un’omiletica fresca, zampillante da un costante riferimento alla Parola di Dio, che parla al cuore dei grandi e dei piccoli.

Il “fenomeno” santa Marta

Dalla celebrazione eucaristica del 22 marzo per i giardinieri e i netturbini del Vaticano, a nove giorni dalla sua elezione, le omelie che papa Francesco tiene durante la messa alle 7 del mattino, nella cappella della Domus Sanctae Marthae, quasi ogni giorno fanno notizia su giornali e telegiornali. Queste brevi “meditazioni quotidiane”(sotto questa categoria le raccoglie il sito ufficiale della Santa Sede), fino ad oggi non sono state diffuse integralmente e per conoscerne il contenuto ci si deve affidare a due diverse sintesi, pur con ampie citazioni originali, una del Giornale radio di Radio Vaticana e una de L’Osservatore romano. Da diverse parti ci si è interrogati sul loro valore al punto che la sala stampa vaticana, il 29 maggio, ha emesso una nota di precisazione che richiama due elementi. In primo luogo, è espressa volontà del papa che il testo mantenga il carattere d’intervento pronunciato a braccio senza che vi sia la trascrizione e una revisione successiva; in secondo luogo si ricorda il diverso livello d’impegno dei pronunciamenti del papa secondo le circostanze e il carattere di ufficialità delle cerimonie. Sta però, di fatto, che l’attenzione con la quale la stampa e i fedeli accolgono questi interventi induce alla constatazione che il loro valore pastorale e forse anche magisteriale, va al di là delle precisazioni e del valore “giuridico” che gli si può attribuire.

Contenuti e contesto

Queste meditazioni hanno una forza e un senso inequivocabile perché le esemplificazioni sono molto dirette e interpellano i presenti; perciò, importante è anche il contesto in cui sono pronunciate. Non si tratta di celebrazioni private; di solito a queste messe partecipano prelati di curia o di passaggio da Roma per vari motivi, un certo numero di invitati e, a rotazione, una consistente delegazione di dipendenti vaticani. Si potrebbe dire che papa Francesco ha pensato di partire dalla riforma interiore degli uomini della sua curia, usciti piuttosto malconci da alcuni anni di scandali e di litigi interni, e che sicuramente non hanno attuato il consiglio che ha dato ai futuri diplomatici: “vigilare per essere liberi da ambizioni o mire personali”. Ma va da sé che l’interlocutore è la Chiesa universale, cioè ognuno di noi [1]. I temi di riflessione sono molteplici e alcuni, che sembrano ritenuti più importanti, ritornano più volte. E’ così che ha invitato i pastori e i presbiteri a non diventare lupi, ma a vigilare sul gregge (15 maggio); ha additato i corrotti come peccatori senza Dio, che fanno male alla Chiesa (3 giugno); ha invitato a non resistere all’azione Spirito santo che è rinnovatrice del cuore e delle strutture (6 luglio); ha parlato di umiltà, misericordia, speranza, tiepidezza; ha deplorato il pettegolezzo e la chiacchiera come armi di uccisione del prossimo e delle comunità (2 settembre); ha ricordato che la “Chiesa cresce dal basso, lentamente” e non deve contare sulla potenza dell’organizzazione, ma che la sua è “la strada delle difficoltà, la strada della croce, la strada delle persecuzioni” (24 aprile).

Un disegno complessivo

In continuità con la predicazione di santa Marta, ci sono anche molti passaggi dei discorsi ufficiali. Ne ricordiamo tre che si riferiscono ai vari livelli di responsabilità gerarchica: cardinali, vescovi, nunzi apostolici. Camminare, edificare, confessare con la Croce. In conclusione dell’omelia della messa celebrata con i cardinali, il giorno dopo l’elezione, ha detto: “Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore”. Liberi interiormente da ambizioni e mire personali. Ai giovani sacerdoti che frequentano l’Accademia ecclesiastica e si preparano alla carriera diplomatica, nell’incontro del 6 giugno ha spiegato che “Il carrierismo è una lebbra” e che occorre “vigilare per essere liberi da ambizioni o mire personali, che tanto male possono procurare alla Chiesa, avendo cura di mettere sempre al primo posto il bene superiore della causa del Vangelo” ed ha ammonito così: “Sentite bene: quando in Nunziatura c’è un Segretario o un Nunzio che non va per la via della santità e si lascia coinvolgere nelle tante forme di mondanità spirituale si rende ridicolo e tutti ridono di lui. Per favore, non rendetevi ridicoli: o santi o tornate in diocesi a fare il parroco”.

Pastori vicino alla gente

Ai Nunzi apostolici, venuti a Roma per le celebrazioni dell’Anno della Fede (21 giugno), tra l’altro ha fornito queste indicazioni: “Nel delicato compito di realizzare l’indagine per le nomine episcopali siate attenti che i candidati siano Pastori vicini alla gente: questo è il primo criterio. Pastori vicini alla gente. Pastori! Ne abbiamo bisogno! Che siano padri e fratelli, siano miti, pazienti e misericordiosi; che amino la povertà, interiore come libertà per il Signore e anche esteriore come semplicità e austerità di vita, che non abbiano una psicologia da “Principi”. Siate attenti che non siano ambiziosi, che non ricerchino l’episcopato”. Insomma, una predicazione che costantemente richiama alla conversione interiore, che pone al centro non la Chiesa ma Gesù Cristo, perché come papa Francesco ha concluso nella recente lettera a Scalfari, “la Chiesa non ha altro senso e fine se non quello di vivere e testimoniare Gesù”.
Parole e gesti che sembrano preannunciare una riforma delle strutture coerente con la riforma spirituale, che potrebbe far nascere una Chiesa aperta al dialogo, protesa verso “le periferie geografiche e umane” della contemporaneità e “povera per i poveri” secondo il desiderio espresso nel saluto ai giornalisti che avevano seguito il Conclave.

[1] Una selezione delle omelie di santa Marta si trova anche in questo sito alla pagina http://www.viandanti.org/?page_id=5067

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