Home Recensioni e Segnalazioni Quell’eterna lotta tra “servizio e potere nella chiesa” di G.Petrucci

Quell’eterna lotta tra “servizio e potere nella chiesa” di G.Petrucci

Giampaolo Petrucci
Adista Notizie n. 32/2013

Anche se «è bene non illudersi», cadendo in «facili entusiasmi», da quando Francesco è papa a Roma sembra soffiare un vento nuovo. A rincuorare sono le parole distensive e lo stile sobrio perché «la Chiesa non può, non deve, manifestarsi troppo diversa dallo stile di Gesù, come appare nei Vangeli, o troppo distante da Francesco d’Assisi, la figura che più a Lui si è avvicinata». Scrive così Roberto Fiorini, teologo e direttore della rivista Pretioperai, nella prefazione al volume Servizio e potere nella Chiesa, appena dato alle stampe da Gabrielli Editori, che raccoglie i contributi di teologi e biblisti del calibro di Giovanni Miccoli, Felice Scalia, Rosanna Virgili, Armido Rizzi e dello stesso Fiorini (pp. 160, 14 €, il libro è acquistabile anche tramite Adista, tel. 06/6868692, www.adista.it).

Finora, prosegue Fiorini, «abbiamo assistito alle degenerazioni che poteri autoreferenziali, senza la bussola del servizio al Vangelo di Gesù, hanno prodotto proprio al centro visibile della Chiesa», rendendo sempre più urgente riallineare il pensiero e l’azione dell’istituzione e dei suoi vertici al messaggio originario. Fiorini parla di un «antico sogno nuovo»: quello di una profonda riforma della Chiesa «sotto l’imperativo del servizio» e della testimonianza. Imperativo proclamato durante il Vaticano II, il cui grido però si è andato affievolendo nel corso degli ultimi 50 anni. La Città del Vaticano e la sua forma politica, lo strapotere attribuito al papa, la collegialità, la sinodalità, l’unità dei cristiani: tutto da rifare. Condizione necessaria per riacquistare un «volto evangelico riconoscibile» con cui presentarsi in maniera credibile di fronte alle nuove generazioni e soprattutto alle persone e ai popoli più svantaggiati.

Al percorso che ha condotto la Chiesa povera e martire delle origini a confondere il servizio col crescente potere politico ed economico – soprattutto una volta divenuta «istituzione nell’Impero e dell’Impero» sotto Costantino – dedica il suo capitolo Giovanni Miccoli. Si arrivava così, ricorda lo storico, a riconoscere che l’autorità espressa dai papi nella gestione del sacro – e quindi nell’amministrazione del giudizio divino – poteva eguagliare e anche superare quella degli imperatori, i quali, come tutti i fedeli, dovevano chinare il capo di fronte al volere del supremo e sacro “potere”. E poi la degenerazione morale e spirituale, la frammentazione in potentati locali, la reazione di Roma che rinforza ulteriormente l’autorità papale, trasformando il papa in una sorta di imperatore con poteri illimitati, compreso l’uso della repressione e della guerra.

E delle molte ricchezze che si accumulavano nei forzieri papali, proprio per garantire quel “servizio” sempre più confuso con il “potere” assoluto. E poi la resistenza interna alla Chiesa, le mozioni pauperiste e i richiami al messaggio di Cristo, che furono osteggiati ed equiparati dall’autorità romana ad eresie, sterminate con il fuoco e con la spada, ma che dimostrano, sottolinea Miccoli, come, lungo tutta la storia della Chiesa, i termini servizio e potere si siano sempre confrontati e scontrati con alterne vicende. Il dovere d’obbedienza, la pretesa supremazia del religioso sul civile, i richiami all’infallibilità del papa, la repressione delle teologie “minacciose”, sono elementi che ricorrono anche nella Chiesa attuale, forse, conclude Miccoli, non ancora pronta ad accogliere la sfida di riforma lanciata dal Vaticano II.

Prosegue il teologo Felice Scalia, ribadendo che «i sussulti nuovi che possono verificarsi nella Chiesa sono estinti sul nascere». Parla di «una religiosità che consiste nella conformità assoluta ad un ordine», «religione di un dio perverso che chiede all’uomo di sacrificare il proprio pensiero». «Nella storia – prosegue – pare di scorgere una vera e propria paura della libertà da parte di masse che si consegnano ad un “potente”, e dall’altro lato una minoranza di potenti che profittano di questa “fuga” per affermare e conservare i loro privilegi». Ignorando l’insegnamento di Gesù, conclude Scalia, «nella storia dell’umanità si conosce molto “potere-dominio” e poco, pochissimo “potere-servizio”».

Recupera l’idea di «snaturamento del messaggio» evangelico a partire da Costantino-Teodosio anche l’editore Emilio Gabrielli, secondo cui l’autenticità del Vangelo si è lentamente smarrita nel rapporto tra potere civile e potere religioso, finendo confinata negli atteggiamenti più illuminati di isolati eremiti. La Chiesa, che avrebbe dovuto fondarsi sullo spirito del Vangelo, si è invece organizzata intorno al diritto, e i suoi pastori sono diventati governatori. E così, «fino al Concilio Vaticano II, e tuttora nella coscienza profonda della gente, si è pensata la Chiesa come una società perfetta con una base ampia e per lo più passiva di fedeli, schiacciata dal peso dei corpi intermedi rappresentati dai presbiteri, dai vescovi e dai cardinali e dal vertice altissimo che si identificava con il romano pontefice».

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