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Omofobia, femminicidio e dintorni

Marco Comandè
www.italialaica.it

Immaginiamo una normale famiglia, in cui però il padre sia affetto da sindrome di Asperger (è la trama della trilogia WWW di Robert J. Sawyer, pubblicata da Urania Mondadori). La scarsa o nulla empatia verso i figli potrebbe essere tollerata, ma nel dato statistico globale si percepisce un incremento del disagio filiale fino a diventare drammatico.

Ora proviamo a concepire una donna che scopre di tenere in grembo un bimbo down. Le cifre sul ricorso all’aborto sono impietose. Ma supponiamo invece che i figli albini (privi di pigmento e quindi indifesi di fronte alle radiazioni solari) siano considerati come delle divinità induiste o dei malvagi stregoni africani.

Come mai statisticamente l’intensità dell’affetto genitoriale segue la stessa curva a campana dei casi di Asperger o Down? L’unica caratteristica in comune non è il fatto di essere “la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”, bensì sta nel rapporto tra quest’ultima e i valori culturali espressi in una collettività (o comunità, per chi detesta Marx). Quando alcune categorie di persone vengono divinizzate o disprezzate, anche i rapporti familiari ne risentono.

Non basta: le indagini statistiche, importanti sul piano scientifico, devono attuarsi attraverso il rigoroso metodo galileiano della individuazione della causa e dell’effetto. È chiaro che se un componente familiare esula da quello che è considerato il normale sviluppo biologico, allora statisticamente si percepisce l’alterità nelle indagini sociologiche. E questo è l’effetto. Ma la causa scatenante non può essere la diversità, perché quest’ultima deve essere a sua volta interpretata.

La sindrome di Asperger è contro natura, oppure sono i figli a dover essere educati al rispetto del genitore? I bambini down penalizzano la società oppure c’è un forte pregiudizio culturale verso di loro? Gli albini sono normali individui oppure è forte la ripugnanza degli altri?

Qui arriviamo alla stranezza odierna: essendo statisticamente sensibile il disagio dei figli verso i genitori omosessuali, alla luce della riflessione maturata finora dovremmo chiederci se sia corretto dedurne che i matrimoni gay siano contro le leggi della natura e dell’uomo, oppure se esistano altre ipotesi. In altre parole, come mai questa deduzione non viene fatta nei confronti della sindrome di Asperger, dei bimbi down o degli albini? E ciò tenuto conto che le anomalie genetiche attengono anche alla sfera sessuale, ascrivibili alle mutazioni dei cromosomi X e Y, che comportano disturbi simili agli altri.

Nel discorso più generale sull’importanza della biologia, della religione, dei costumi, del diritto, nella sfera affettiva e familiare, il problema dell’interpretazione dei fatti sociali spiega l’ambiguità degli interrogativi posti finora.

I quattro ambiti menzionati sono chiaramente distinti nel programma scolastico: un conto è la giurisprudenza, altro è l’ora di catechismo, la letteratura e gli argomenti tecnici. Vi può essere commistione, ma capita che uno stesso problema ottenga soluzioni diverse a seconda del contesto di partenza.

Iniziamo da lontano per inquadrare il nostro campo sulle discriminazioni sessuali. Nel romanzo Guerra e Pace, la protagonista Natasha a quindici anni ha una storia d’amore con il principe trentenne Andrej, poi a sedici anni sposa il conte Pierre che ha il doppio dell’età. Eppure a quei tempi era ordinaria amministrazione!

Semplicemente, la religione cristiana interpretava la biologia in termini creazionisti (crescete e moltiplicatevi) e la cultura medievale obbligava il diritto a sottomettervisi. Nel codice di diritto canonico, la famiglia non è solo un diritto naturale, ma anche un sacramento, il che porta a dubitare sulla pretesa laicità dei principi non negoziabili (c’è un trucco per svelare la sottigliezza: qualora religione e laicità non fossero in contrasto, allora perché non dovrebbe essere la prima ad adeguarsi alla seconda?)

Oggi sappiamo che l’adolescenza è l’età della maturazione, mentre la consapevolezza di sé si raggiunge con la maggiore età. Lo schema medievale è superato.

Se in passato il matrimonio era associato all’età fertile (intorno ai quindici anni), adesso invece la riproduzione non è più determinante, sostituita dalla sfera affettiva del partner. Nonostante tutti i proclami, la famiglia è solo una delle tante formazioni ove si svolge la personalità dell’individuo. Lo Stato le tutela tutte, a patto che non contrastino con l’interesse pubblico: la scuola, l’associazionismo, l’impresa economica, il partito politico e chi più ne ha più ne metta. L’unica differenza è che queste NON sono considerate famiglia perché non è predominante il vincolo affettivo, mentre tale vincolo è tutelato nelle coppie di fatto, nelle unioni gay, nella fecondazione eterologa.

C’è di più. Il progresso civile e morale è iniziato con il codice civile napoleonico diffuso in Europa, che ha reso privato il diritto di famiglia, tenendolo separato rispetto alle norme pubbliche, statali e commerciali. Significa che il matrimonio NON può essere precondizione per l’ottenimento di altri diritti o per la loro discriminazione. Il fatto che la donna desideri una famiglia non significa che non abbia diritto al lavoro e che vi sia, in linea di principio, contrasto tra famiglia e lavoro. Significa anche che Luxuria non può essere criticata se porta in parlamento le istanze dei GLBT. Non essendo essenziale la famiglia per la stabilità sociale, al diritto non compete intromettersi nelle scelte private bensì dettare le regole per il negoziato tra le varie formazioni sociali.

Infatti la costituzione di una famiglia non tradizionale ma comunque fondata su relazioni affettive, comporta conseguenze economiche rilevanti, come accertato nelle sentenze giudiziarie sulle convivenze more uxorio. Curiosamente è così che viene data applicazione al detto “date a Cesare quel che è di Cesare”.

Proprio la separazione tra i diversi ambiti, imposta dalla laicità, ha portato all’autonomia della donna rispetto alla classica visione di angelo del focolare. Nei teatri dell’Europa medievale cristiana i ruoli femminili erano affidati agli eunuchi, nell’Italia postunitaria il codice civile del 1865 vincolava la gestione economica della donna al consenso maritale.

In conclusione, quello che è da considerarsi superato del medioevo patriarcale e cristiano è proprio la confusione tra le competenze specifiche di ogni ambito. La Costituzione italiana non stabilisce quale debba essere l’etica che ogni singolo cittadino sarebbe obbligato a perseguire, quindi l’arena politica viene orientata dalla dialettica filosofica e religiosa. Per contro, il diritto laico si occupa della salute di ogni individuo, che è svincolata dai precetti etici, ed è in questo senso che le riforme su matrimoni gay, omofobia, femminicidio, producono conseguenze in ambito giuridico che i tribunali tengono conto (convivenze more uxorio) senza che la religione possa interferire. Vorrete forse che un’istituzione pubblica si intrometta in scelte private della coppia? Solo così potremo constatare che il medioevo è superato.

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