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“Dalla Terra dei fuochi alla Terra Felice”

Documento finale a seguito dell’Assemblea Pubblica “Dalla Terra dei fuochi alla Terra Felice” di Aversa del 13 Novembre 2013.

Legambiente, Libera, Fiom

Il vero e proprio ecocidio che si sta consumando alla luce del sole tra le province di Napoli e Caserta, nella Terra dei Fuochi ormai simbolo e paradigma dei traffici illeciti di rifiuti e dell’estrema pericolosità dell’ecomafia, rappre¬senta un attentato all’ambiente, alla salute dei cittadini e allo sviluppo del territorio. Le responsabilità che vengo¬no da un passato trentennale, sono enormi e intrecciano i rapporti tra imprenditoria del Nord, camorra e politica: a partire dal 1988-89, cominciarono in larga scala i traffici illegali Nord-Sud, con le loro devastanti conseguenze. È una brutta storia che riguarda soprattutto il futuro. La grande questione ambientale, apertasi ormai più di 20 anni fa testimonia l’assenza di una giustizia tanto sociale, quanto ambientale in grado di tutelare vita e territorio.

La gravità della situazione e l’urgenza di dare risposte efficaci, troppo a lungo rimandate, richiede uno sforzo congiunto di tutti affinché la Terra di fuochi possa finalmente archiviare una lunga e drammatica stagione. Quanto è accaduto deve rappresentare anche una lezione per il Paese, da cui trarre adeguati insegnamenti. La mobilitazione popolare, da atto di denuncia, si deve trasformare in proposta politica, di cui le amministrazioni locali e il governo nazionale devono farsi carico, mettendo in campo con urgenza una risposta concreta.

È con questo spirito che Legambiente, Libera e Fiom hanno promosso ad Aversa il 13 Novembre, un’assemblea pubblica per costruire delle proposte credibili per trasformare la terra dei fuochi in terra felice. Le tre realtà hanno avanzato e discusso alcune proposte specifiche basate sulla trasparenza dei dati e sulla riconversione del territorio, sulle tutele e i diritti, a partire da quello alla salute:

– rendere pubblica e aggiornare l’attività di mappatura e censimento dei siti contaminati;
– avviare una sistematica e puntuale attività di campionamento ed analisi dei prodotti ortofrutticoli ed alimentari per valutare l’eventuale trasferimento di inquinanti ambientali negli stessi;
– reperire risorse e predisporre strumenti certi ed efficaci per la messa in sicurezza e la bonifica delle aree inquinate, in particolare per consentire la realizzazione in surroga degli interventi nei siti di proprietà privata per i quali non sia possibile risalire al responsabile dell’inquinamento; avviare in tempi rapidi il Registro Tumori della Regione Campania;
– individuare un piano sanitario pubblico specifico per le zone colpite dagli sversamenti e dichiarate ad alto rischio di tumori, anche al fine di informare la popolazione su precauzioni da osservare;
– definire strumenti procedurali concreti al fine di consentire l’effettivo esercizio del diritto di risarcimento del danno ambientale;
– sostenere una rete di aziende e soggetti pubblici che promuovano e difendano la Campania pulita; predisporre un piano di riconversione delle aree contaminate basato sulle tecniche no food e sulla fitoremediation perseguendo una giustizia sociale e ambientale in Campania;
– introdurre nel Codice Penale i delitti contro l’ambiente, così da consentire alle forze dell’ordine e alla magistratura di prevenire e reprimere in maniera più efficace i fenomeni d’illegalità e criminalità ambientale;
– rafforzare l’attività di controllo e presidio del territorio, coinvolgendo, nelle giuste forme, anche la popolazione.

E non ultimo, riteniamo necessario di approvare quanto prima il Piano Regionale Bonifiche e il Piano Regionale Rifiuti Speciali e rivedere il Piano Regionale Rifiuti Urbani di recente approvato affinché sia reso adeguato alle esigenze di tutela dell’ambiente e della salute. Allo scopo dovrà contemplare misure/strumenti efficaci per la realizzazione dell’impiantistica per il trattamento della frazione organica ed escludere la realizzazione di nuovi inceneritori. In particolare l’ipotesi di realizzare uno specifico inceneritore a Giugliano per lo smaltimento di oltre 6 milioni di ecoballe è in pratica “da rispedire al mittente”, mancando una seria valutazione comparativa tra alternative e dei costi-benefici.

In Campania non abbiamo bisogno di leggi speciali, o leggi di emergenza che tanti danni hanno arrecato nel passato. Si deve chiudere la triste pagina dei Commissariamenti e dare pieno potere alle strutture ordinarie di controllo e monitoraggio del territorio, dell’ambiente e della salute. A tal proposito ci preoccupa l’articolo 41 del cd. decreto del fare dove di fatto il Governo stabilisce che in Campania sia dichiarata una sorta di emergenza rifiuti e siano nominati Commissari con grandissimi poteri.

I Commissari possono realizzare gli impianti già previsti dalla Regione, nonché fare tutto ciò che ritengono per “risolvere” i problemi, in particolare possono fare le discariche, gli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti, gli impianti di recupero, produzione e fornitura di energia elettrica mediante trattamento termico, cioè i termovalorizzatori. Il tutto può avvenire in deroga alla procedura d’impatto ambientale (VIA) e alle altre leggi regionali in materia.. Il Commissario risponde direttamente al Ministro dell’Ambiente, che lo nomina con un semplice decreto.

Per realizzare queste proposte Libera, Legambiente e Fiom ritengono sia fondamentale mettere in campo due strumenti fondamentali:

1 – un Osservatorio Indipendente che metta in rete associazioni, consorzi, agricoltori, movimenti, comitati, intellettualità diffuse, cooperative sociali, economisti, ricercatori, medici, giuristi, ingegneri, studenti, singoli cittadini. Tale Osservatorio avrà la funzione di essere uno strumento di servizio ai movimenti di questi mesi nella verifica sui territori del lavoro attorno alle bonifiche, d’indagine e inchiesta sociale sui territori, di proposta politica ed economica concreta.

2 – un Laboratorio per la Terra Felice, che abbia lo scopo di mettere in rete buone pratiche politiche e sociali sviluppate in questi mesi; un laboratorio che abbia la funzione di valorizzare, diffondere e moltiplicare le pratiche e le esperienze, che sono già in campo da anni, che rappresentano la vera alternativa alla gestione criminale del territorio campano.

A queste proposte, da perseguire insieme, fanno da prospettiva le esperienze degli agricoltori che, rifiutando gli sversamenti sui propri appezzamenti e talora i facili guadagni, hanno curato con professionalità e dedizione i fertili terreni campani; cosí come le esperienze delle cooperative sociali che sono nate sui beni confiscati alla camorra per restituire alla legittima destinazione d’uso i terreni agricoli; ma anche le lotte del lavoro che servono da riferimento e monito sul diritto alla salute; le tante esperienze di volontariato che in questi anni, attraverso l’impegno sociale e civile, sono state sentinella e mentore nei nostri territori.

La gravità della situazione e l’urgenza di dare risposte efficaci, troppo a lungo rimandate, richiede uno sforzo congiunto di tutti affinché la Terra dei Fuochi possa tornare ad essere di nuovo Campania Felix: Terra Felice.

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