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La Chiesa dei Concili di M.Vigli

Marcello Vigli

Con il suo Dal Gerusalemme I al Vaticano III (*) Luigi Sandri è riuscito nell’intento di incardinare la speranza di rinnovamento della Chiesa, che l’avvento di papa Francesco ha rinvigorito, nel processo storico in cui sono maturati la sua “dottrina” e il suo assetto istituzionale.

Rileggere i concili dal Gerusalemme I al Vaticano II si configura da un lato come una storia della Chiesa e del papato, dall’altro lascia intravvedere un Vaticano III come strumento per superare le crisi indotte dalle trasformazioni, ormai sempre più accelerate, delle società in cui i cattolici vivono.
In questo disegno si colloca la scelta di dedicare solo un terzo delle oltre mille pagine del libro ai Concili che hanno preceduto il Vaticano II e due terzi a quest’ultimo e agli anni post concilio, caratterizzati, da un lato, dalle politiche di rimozione dei suoi impulsi innovativi e di repressione delle spinte ad essi ispirate, insorte nella Comunità ecclesiale, attuate dai successori di Giovanni XXIII, dall’altro dal fiorire di proposte di completarne l’opera.

Nel libro al rigore della narrazione e delle analisi si accompagna l’impegno a facilitarne la lettura attraverso un linguaggio accessibile, l’uso di parole chiave a fondo pagina, e un sapiente uso delle note, minuziose e puntuali. Inserite al termine di ogni capitolo, offrono ulteriori informazioni utili e talvolta necessarie per chiarire e/o approfondire la comprensione delle questioni trattate, specie in campo teologico ed esegetico, senza distrarre dalla continuità nelle narrazioni.

Lavoro non è sempre facile quando ci si misura con la corretta divulgazione storica!

Allo stesso criterio di garantire la completezza dell’informazione e la fruibilità del testo, s’ispirano la bibliografia, essenziale ed arricchita dalla segnalazione di siti, riviste e agenzie, e le oltre quaranta pagine destinate agli indici dei nomi e dei luoghi citati e dei temi trattati.

Così il libro si offre come strumento per capire e vivere la chiesa di oggi perché, contribuendo a maturare la consapevolezza della sua dimensione storica, ridimensiona il culto di una Tradizione assunta come immutabile e rafforza la speranza nella possibilità del suo rinnovamento.

La storia della Chiesa è una realtà in cui si intrecciano buone pratiche per evangelizzare e lotte per il potere a partire dalla trasformazione all’interno delle primitive comunità cristiane delle funzioni di servizio in ruoli per di più rigidamente gerarchizzati, dalla sacralizzazione del sacerdozio ministeriale e dalla progressiva istituzionalizzazione dei loro rapporti sul modello della struttura centralistica e verticistica dell’impero romano. Questo, ostile in un primo tempo per la carica eversiva implicita nella predicazione evangelica, cessò a sua volta le persecuzioni nella convinzione della possibilità di trarre vantaggio dal consenso progressivamente acquisito dal messaggio cristiano, dando vita a occasioni di confronto fra le chiese e le strutture, centrale e locali, dell’impero stesso: embrioni del rapporto stato chiesa.

Così nel IV secolo ad opera di Costantino e di Teodosio il cristianesimo è diventato, prima, religio lecita, poi, unica religione ufficiale dell’impero, pagando ovviamente il prezzo dell’intromissione del potere imperiale negli affari interni delle Chiese. Fu Costantino, infatti, a convocare il Concilio di Nicea, che sarà considerato il primo ecumenico dopo quello archetipo di Gerusalemme.

Convocato per dirimere le controversie teologiche che, generando contese e divisioni nelle e fra le chiese, turbavano quell’ordine sociale che lui stesso aveva sperato di garantire con la loro infeudazione all’impero, di fatto avviò la soluzione del problema del come dire il messaggio biblico. L’era dei concili nasce così con la duplice connotazione: convocazione dall’alto e sede per risolvere diatribe interne producendo dogmi . Ben presto all’imperatore si sostituì il vescovo di Roma, all’interno del processo che lo ha portato a trasformare il prestigio morale di primo fra i cinque patriarchi, eredi delle sedi apostoliche, in primato politico e istituzionale a proporsi, cioè, papa.

Il Papato dono di Cristo o di Costantino? si domanda l’autore. Nel dare conto del dibattito suscitato intorno ad essa, evidenzia la materia del contendere che ha condizionato la vita della Chiesa nel corso nella sua storia e costituisce ancora oggi il nodo irrisolto che impedisce il superamento delle divisioni che nei secoli si sono accumulate dando vita ad una pluralità di chiese diventata inspiegabile nel nostro tempo.

A questa domanda l’autore ne aggiunge un’altra teologica ben più impegnativa se: fu saggia la scelta della Chiesa – nei suoi vescovi – di dogmatizzare il cristianesimo stabilendo con il Concilio di Nicea un metodo che poi avrebbe caratterizzato in modo decisivo la storia successiva.
Le risposte e le loro giustificazioni si fondono con il contenuto del libro, di cui non si può certo dare conto se non rilevare la completezza della narrazione degli eventi e l’ampiezza dei temi proposti.

Ne emerge in primo luogo la storicità della teologia – della ecclesiologia in particolare – e del sistema istituzionale frutto dei condizionamenti che ne accompagnano lo sviluppo sia nelle definizioni dogmatiche sia nella strutturazione del governo centrale, con la creazione della curia romana, e periferico attraverso i successivi interventi dei papi riformatori da Leone I a Gregorio Magno, da Niccolò II a Gregorio VII, e gli assestamenti imposti dai Concili, in particolare da quello di Trento, per superrare la tumultuosa stagione dello Scisma d’occidente e della Riforma.

Attraverso di loro la logica del potere si insinua inesorabilmente nella Chiesa e produce nel tempo conversioni forzate, Inquisizione, roghi di eretici fino alla violenza di Pio IX sul Concilio Vaticano I sulla infallibilità e al rifiuto di Paolo VI di adeguarsi al parere della Commissione da lui stesso nominata sulla questione dell’uso dei contraccettivi che aveva già sottratta al Concilio.

Ne derivano contraddizioni che durano nel tempo fino a quella scomunica comminata ai cattolici aderenti al comunismo e non a quelli al fascismo e nazismo, anch’essi come quello condannati, e all’esaltazione del cardinale Scola dell’editto di Costantino che, nel favorire il cristianesimo, marginalizzando le altre fedi negava la libertà religiosa proclamata dal Concilio Vaticano II!
A questa assise, con cui la Chiesa ha affrontato i radicali mutamenti provocati dall’avvento della modernità e la planetarizzazione della convivenza umana, l’autore, come già detto, dedica ampio spazio: ne racconta lo svolgimento, analizza i documenti e riflette sul tempo che lo ha seguito affrontando il problema della continuità o discontinuità con il passato alla luce anche delle speranze suscitate dall’elezione di papa Francesco, che fa pensare non irrealistico che sia assai più vicino il tempo di un nuovo Concilio generale della Chiesa cattolica romana

Centrale, però, è per lui la realizzazione della Chiesa come Popolo di Dio, come l’ha definita il Vaticano II, che esige non tanto la soluzione di questioni teologiche quanto l’avvento di una nuova prassi dalla quale scaturiranno, se attuata, l’insorgere di nuove energie, l’istituzionalizzazione della loro rappresentanza e la reintegrazione del sacerdozio universale, oscurato dalla sacralizzazione di un preteso “sacerdozio ministeriale” estraneo al pensiero di Gesù.

In una parola si pone il problema della democrazia, o meglio quello di estenderne la presenza, già vigente in diverse forme anche nella Chiesa occidentale per la scelta del papa, per l’elezione dei superiori negli organi monastici e conventuali, dopo esserlo stata nella Chiesa primitiva. Per questa estensione, invece, non sono state create dopo il Concilio le strutture necessarie aprendo una stagione di tensioni per il vario manifestarsi di richieste di nuove forme di partecipazione a diversi livelli e in diverse forme nei diversi Paesi.

Fra queste l’autore individua la teologia della Liberazione, la domanda di revisione del rapporto con la sessualità, la richiesta della fine del celibato ecclesiastico e di maggiore spazio alle donne nella Chiesa. Più specifica la domanda di discontinuità costituita anche dalle Comunità di base, da Noi Siamo Chiesa e, fra le più recenti iniziative, da quella dei parroci austriaci che ha suscitato un inedito dialogo con le gerarchie. Significativa anche la volontà della base ecclesiale di riprendere la parola espressa in forma unitaria nell’assemblea convocata a Roma nel settembre dello scorso anno per ricordare il cinquantesimo anniversario dell’inizio del Concilio.

Sono varie espressioni di un disagio e di un bisogno più ampi e diffusi: la domanda cioè che si riprenda il cammino del Concilio per il rinnovamento della Chiesa. Alle diverse forme in cui si esprime e delle proposte che in suo nome sono avanzate l’autore dedica l’ultima parte del libro documentandone ampiamente gli strumenti: saggi, convegni, dibattiti. Pur nella loro diversità rappresentano l’esigenza di avviare un “processo conciliare” che sia generale, ecumenico, universale che coinvolga la Chiesa cattolica, le Chiese cristiane e le altre religioni per affrontare e risolvere il problema del rapporto fra profezia e istituzione presente in tutte loro.

Lo dimostra sviluppando particolari analisi delle riflessioni e delle iniziative dentro e fuori del mondo cattolico e ricordando, forse con nostalgia, gli incontri alla fine del secolo scorso, in cui si cercava di “coltivare” insieme pace giustizia e salvaguardia del creato come una fiaccola da tenere innalzata, senza nascondersi che le difficoltà rappresentate dal nodo del papato e dall’arroganza del potere di alcune chiese.

Non è solo questa l’espressione di una diretta partecipazione dell’autore ai temi e problemi affrontati nel libro. Frequenti sono anzi i suoi interventi per commentare gli eventi, valutare le scelte e contestare le soluzioni, non rinunciando a riferimenti personali. Questa presenza – perfino nel titolo di un capitolo l’autore esprime il su giudizio!- rappresenta, in verità, un invito a trasformare la lettura in partecipazione e a considerare il libro un testo da consultare per poter essere a pieno titolo cittadini del Popolo di Dio.

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(*) LUIGI SANDRI, Dal Gerusalemme I al Vaticano III. I concili nella storia fra Vangelo e potere, casa editrice Il Margine, Trento 2013, pagg. 1080, € 30,00

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