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Lampedusa dei bambini

Rosa Ana De Santis
www.altrenotizie.org

Solo quest’anno sono 1.608 i bambini arrivati sull’isola, di questi 1.297 senza familiari. I più piccoli accompagnati dalle famiglie o dalle sole madri, molti gli adolescenti soli. Quasi 3.000 si trovano a Siracusa non in strutture adeguatamente attrezzate per l’accoglienza di questi casi. C’è Save The Children a monitorare tutte le fasi dell’accoglienza e a lanciare l’allarme del sovraffollamento e della penuria di misure specifiche per i bambini, specialmente per quelli sbarcati senza più nessuno.

La proposta di legge avanzata su questa materia, che prevede punti di accoglienza specifici per i bambini e la costituzione di un fondo nazionale ad hoc, di procedure di identificazione più puntuali per ora è ferma in Parlamento.

Sono moltissimi i giovanissimi che arrivano dalla Siria magari dopo esser stati in carcere, i più piccoli invece di solito sono eritrei e arrivano con le loro mamme. Più che orfani si tratti di figli che hanno deciso il viaggio della speranza proprio per aiutare i loro cari rimasti nel paese d’origine.

Quando arrivano nei centri per rifugiati o di accoglienza, molti rifiutano di essere identificati per proseguire il viaggio in altri paesi europei, molti altri vengono presi in carico, anche se non adottabili, in attesa di trovare una sistemazione o più spesso di finire invisibili e clandestini nel Paese. La verità è che quest’accoglienza disorganizzata e massiccia non consente di adottare misure selettive e dignitose per consentire a questi minori, che prima di tutti dovrebbero essere tutelati, di proseguire un percorso di inserimento adeguatamente assistito nel Paese di accoglienza, che sia l’Italia o altra meta europea.

Ad oggi possiamo dire che l’approdo dei bambini è stato gestito e affrontato in modo omogeneo a quelli degli adulti per mancanza di mezzi economici o più verosimilmente per l’assenza di una politica a monte che sapesse gestire l’odissea ininterrotta dei barconi non più come un’emergenza sporadica. Chissà se la task force del governo porterà in questo senza dei miglioramenti significativi.

Un passo fondamentale sarebbe proprio quello di individuare un percorso mirato per i minori, con un fondo proprio, degli operatori competenti e dei percorsi specifici di accoglienza.

Un bambino prima di tutti gli altri non può ritrovarsi in un centro di espulsione qualunque, somigliante ad un carcere e con condizioni igienico-sanitarie disperate e in un clima di detenzione. Non dovrebbe trovarvi posto nessuno, ma i bambini meno che mai.

Si potrebbe pensare a degli affidamenti temporanei presso le molte famiglie che fanno richiesta o all’inserimento presso case famiglia. Dall’Europa stanno arrivando altri due milioni di euro proprio per il piano Italia accoglienza, dopo averne ricevuti 200 negli ultimi due anni.

Forse, dato che siamo in linea con altri paesi europei e soffrendo di più solo gli sbarchi per le ovvie ragioni geografiche, sarebbe caso di controllare voce per voce la lista della spesa: le competenze, gli sprechi e le mafie di chi ha manovrato questi soldi della solidarietà, il business sporco dei centri di accoglienza temporanea, che offrono lager al prezzo per lo Stato di hotel a cinque stelle.

Sospinto e ingigantito dall’emergenza dei migranti, non è difficile intuire che il problema numero uno è ancora una volta al di qua di Lampedusa.

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