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La sofferenza della Siria ci riguarda tutte e tutti

Redazione
http://donneinnero.blogspot.it/2014_01_01_archive.html

Ogni morte ci diminuisce,
perchè partecipiamo dell’umanità:
e così non mandare mai
a chiedere per chi suona la campana.
Essa suona per te.

Chiediamo

La fine dell’assedio,
Il cessate il fuoco,
Lo stop alla fornitura di armamenti a tutti gli attori armati,
Degna accoglienza per profughe/i e richiedenti asilo che fuggono da una guerra che è un massacro di civili.

In Siria è iniziato il quarto anno di guerra, il 1 gennaio la popolazione sopravvissuta si è svegliata con i bombardamenti, gli stessi che vanno avanti da quando è iniziata la repressione del marzo del 2011.

Solo nel 2013 sono stati uccisi più di 41.000 civili tra cui un numero enorme di bambine e bambini, tre anni di violenze con almeno 120 mila morti. Il regime si accanisce sulla popolazione con sempre nuovi tipi di armi tra queste le bombe barile che seminano morte e distruzione ovunque, lasciando anche tanti mutilati.

L’Occidente ha sbandierato la propria “vittoria” sulle armi chimiche portate via per mare ad Assad. Ma ciò non impedirà alle bambine e bambini siriani di morire o rimanere orfani o invalidi per sempre per i bombardamenti, gli attacchi dei cecchini delle varie fazioni, la fame, il freddo, la mancanza di cure, cosa che non sembra interessare le potenze occidentali. Questo atteggiamento ci indigna profondamente come cittadine europee!

Gli sfollati ormai 8 milioni, aumentano giorno per giorno, sono costituiti per la maggior parte da donne, bambini, anziani, ammassati in tende che non li proteggono dal freddo intenso, in totale isolamento, difficili da raggiungere con aiuti umanitari. I profughi sono ormai circa 2 milioni 500.000 . E’ un disastro umanitario senza fine!

Da un lato il regime si accanisce con ogni mezzo contro i civili massacrandoli e costringendoli a fuggire, dall’altro squadroni armati di fanatici islamisti seguaci di Al Qaeda come l’ISIS (stato islamico dell’Iraq e della Siria o del Levante) e altri gruppi rivali, per la maggior parte provenienti da fuori, conducono in Siria una loro guerra parallela arrivando a sequestrare e massacrare ferocemente medici, giornalisti e civili per seminare il terrore. Di fatto regime e ISIS sono due facce della stessa medaglia, sono la fonte delle sofferenze e atrocità che le siriane e i siriani subiscono ormai inermi. Le opposizioni moderate, laiche o islamiche, anch’esse armate, non sono unite fra loro e sono incerte se partecipare ai “colloqui di pace” a Ginevra con la presenza di Assad.

I prigionieri politici del regime già numerosissimi prima, con la repressione iniziata nel marzo 2011, sono aumentati vertiginosamente con 200.000 reclusi e recluse dal 2011. In queste carceri su donne e minorenni si pratica sistematicamente lo stupro e le donne partoriscono in carcere senza assistenza e molte di loro muoiono.

A questa tragedia che tocca tutte/i coloro che fuggono dalle guerre si aggiunge l’indegna accoglienza che ricevono nei CIE e anche nei CARA (Centri di accoglienza richiedenti asilo) come denunciato e documentato da testimoni. Episodi di corruzione, sfruttamento della prostituzione, criminalità, umiliazione e violazione della dignità sono all’ordine del giorno. Tutto questo accade sotto l’ombrello della famigerata legge Bossi/Fini che con la repressione ha preteso di risolvere un problema come quello dell’emigrazione sempre esistito e aggravato da situazioni di miseria e soprattutto dai diffusi focolai di guerra.

Denunciamo l’uso sistematico dello stupro, come arma di guerra da parte degli attori armati. Il corpo delle donne è ancora una volta campo di battaglia e bottino di guerra per infliggere castigo e offesa al nemico e seminare terrore.

Nella nostra ricerca di contatti e relazioni significative, abbiamo ascoltato testimonianze che ci hanno fatto capire quanto sia diventata grave e senza via d’uscita la situazione in Siria. Su quel movimento laico e pacifico che manifestava nelle piazze e per le strade delle belle città della Siria si è scatenata la repressione feroce da parte del regime che ha fatto 3.000 morti in poco tempo.Il rumore delle armi ha coperto ogni voce di aspirazione a libertà e democrazia, mentre i giochi politici internazionali e dei paesi confinanti hanno contribuito a fomentare il conflitto armato con le loro scelte di campo, l’aiuto scellerato in armi a tutti gli attori armati e l’uso del dramma siriano per equilibri strategici e geopolitici. Intanto ad Aleppo come in altre città, come fu a Sarajevo, la popolazione si reca al mercato in cerca di cibo, malgrado i cecchini e i bombardamenti sempre in agguato, per affermare il valore della vita e della sopravvivenza nonostante le vittime quotidiane. Come in tutti i conflitti armati!

E’ necessaria la creazione di corridoi umanitari per portare aiuti di prima necessità in un paese dove manca tutto, dove si muore di assedio, si muore di fame sotto gli occhi indifferenti della comunità internazionale.

Noi Donne in Nero saremo a Ginevra il 21 al Summit intitolato “Women lead to peace” con la presenza delle donne siriane testimoni della tragedia del loro paese e il 22 in occasione dei colloqui GINEVRA 2 insieme alle donne di Codepink e altre associazioni, organizzeremo forme dimostrative per esprimere il nostro appoggio alle donne siriane e affermare che colloqui di pace che non prevedano la presenza delle donne non potranno dare buoni risultati, colloqui di pace che vedano la presenza di soli attori armati sono destinati a fallire, c’è bisogno di costruttrici e costruttori di pace quando si vuole davvero uscire dalla guerra.

Nonostante gli sforzi persistenti sia dall’interno della Siria che dell’estero, non è stato garantito alle donne siriane un posto al tavolo dei negoziati di pace di Ginevra II, che dovrebbero iniziare il 22 gennaio 2014. clicca qui per mandare lettere all’ONU, ai leader dell’US e della Russia per mantenere la pressione per la participazione di donne.

Le voci delle donne devono essere incluse nel processo di pace, non solo perché sono vittime di guerra, ma anche, cosa più importante, perché le donne sono i costruttori di pace più efficaci. Nel conflitto gli uomini hanno preso le armi, mentre le donne hanno tenuto insieme le comunità. Le donne sono diventate più forti e meglio attrezzate a svolgere un ruolo chiave nel garantire la pace vera. Mouna Ghanem, fondatrice del Forum delle Donne Siriane per la Pace

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