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Un’aggressione alla democrazia. E non solo di N.Lisi

Nino Lisi
CdB di San Paolo e Rete romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese

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Martedì 14 gennaio, alla presentazione al Jewish Community Center di via Balbo a Roma del libro di Fabio Nicolucci “Sinistra e Israele. La frontiera morale dell’occidente”, Marco Ramazzotti, noto intellettuale ebreo aderente alla rete ECO – Ebrei Contro l’Occupazione – e’ stato prima scacciato e poi, portato in strada, anche malmenato. A Tobia Zevi e a Giorgio Gomel, ambedue della Comunità Ebraica di Roma, tra gli organizzatori della iniziativa, dell’associazione di cultura ebraica Hans Jonas il primo e il secondo rappresentante di JCall Italia (il gruppo italiano del movimento «/European jewish call///for reason») nonché collaboratore del mensile interculturale Confronti, è stato impedito di prendere la parola per illustrare, come da programma, il loro punto di vista sulle tesi di Fabio Nicolucci. Autori dell’aggressione fisica e verbale è stato un gruppo di picchiatori.

La vicenda non può essere rubricata nella categoria degli “incresciosi episodi”, gravi ma isolati. Anche se non a tutti è noto, a Roma vi è da tempo un problema di limitazione dell’agibilità democratica della città, per la presenza di bene addestrati picchiatori che intervengono con minacce e non raramente con vere e proprie violenze per contrastare o impedire iniziative che suonino di critica alle politiche dei governi israeliani. Dopo che il 24 giugno del 2010 un gruppo di questi picchiatori, bene organizzato, aggredì sulla Scalinata del Campidoglio una pacifica e silenziosa manifestazione in favore dei prigionieri politici palestinesi ristretti nelle carceri israeliane, e spedì alcuni manifestanti in ospedale, uno dei quali vi rimase quattro mesi, alcune zone della città sono precluse ad iniziative in favore della Palestina, per ragioni di “ordine pubblico”, essendo troppo vicine all’area abitualmente presidiata dai noti picchiatori. Con l’aggressione di martedì scorso si è giunti ad impedire la parola addirittura nei locali di una istituzione culturale ebraica e non a sostenitori della causa palestinese, ma a sostenitori delle ragioni di Israele, però critici degli estremismi della politica israeliana.
Fino a quando si continuerà a tollerare questa situazione?

Gli autori di queste prodezze, che per altro non fanno mistero della loro appartenenza, non sono ignoti alla forze dell’ordine che però sembrano avere qualche difficoltà a dissuaderli dall’esternare il proprio fanatismo con modalità che non sono semplicemente disdicevoli ma costituiscono fattispecie di reati. Così essi presumono di poter godere di una sorta di impunità e se ne avvalgono.
Non è solo la democrazia a venirne offesa, non sono solo i sostenitori della causa palestinese a patirne, ma è lo stesso Ebraismo che ne resta ferito.

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Il 16/01/2014 11.56, Pasqualina Napoletano ha scritto:

Fabio, martedì scorso con Andrea siamo venuti alla presentazione del tuo libro,tu non ci hai visti e noi non ti abbiamo neanche potuto salutare ma è bene che tu sappia perchè e cosa è successo. Dopo i controlli dovuti, siamo entrati nella sala già piena ed abbiamo notato una certa tensione che non si addiceva ad un evento come la presentazione di un libro. Andrea ha incontrato un vecchio amico ed io ho cercato di vedere se c’erano posti a sedere, a quel punto sento gridare : “tu sei Marco Ramazzotti non devi stare qui”. Immediatamente parte un gruppo di persone che lo prende e lo scaraventa per le scale fino alla porta di ingresso.

Conosco Marco e sua moglie Annina dagli anni ’70, ma non ero sicura che si trattasse di lui perché era circondato e sovrastato dalle persone che lo stavano platealmente cacciando. Cerco Andrea e gli dico dell’accaduto e insieme scendiamo in strada per cercarlo anche perché, a quel punto, non avevamo alcuna voglia di rimanere. In strada Marco aveva indossato il casco e stava andando via con il suo motorino quando le stesse persone che lo avevano buttato fuori lo hanno spinto e volutamente fatto cadere a pochi centimetri dalle ruote di una macchina che sopraggiungeva in senso opposto.

Ci fermiamo, quando si toglie il casco lo riconosco e lui fa altrettanto, mantiene una calma ammirevole nonostante gli insulti che gli venivano rivolti e fa notare agli esagitati interlocutori di essere stato invitato da Tobia Zevi, per tutta risposta gli rispondono che Tobia Zevi lì non conta niente. Arrivano nel frattempo due poliziotti in borghese che prendono le nostre generalità e la volontà mia e di Andrea di testimoniare dell’accaduto anche perché gli aggressori continuavano a dire che lui era caduto da solo, chiedono poi a Marco se vuole un’ambulanza e gli dicono che ha 90 giorni di tempo per sporgere denuncia.

Non credo che Marco li denuncerà anche perché, ne abbiamo parlato lì stesso e lui non vuole esasperare ancora di più gli animi, se lo farà,noi siamo comunque pronti a testimoniare. Proprio perché credo che lui non farà denunce sento la responsabilità di fare almeno sapere cosa è successo. Non voglio aggiungere commenti perché i fatti si commentano da soli. Caro Fabio, tu sai che sulla questione israelo-palestinese tra noi ci sono posizioni molto distanti, nonostante ciò eravamo venuti perché interessati al tuo libro ed al tuo punto di vista.

L’amara conclusione che traggo da questa vicenda è che, se vengono meno anche gli spazi per un reciproco ascolto, vuol dire che siamo messi proprio male. Spero anche che questo episodio apra un dibattito nella comunità ebraica romana che abbiamo sempre considerato parte di questa città e non ghetto degli irriducibili. Con affetto anche da parte di Andrea.

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