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Tv, l’arena moderna

Gianna Urizio
www.riforma.it

Vero o falso? Poco importa perché «video ergo sum». È successo in tv e quindi è reale! Improvvisamente, e con più forza che nel corso di un telegiornale, perché diventato spettacolo nello spettacolo, per di più drammatico, il dramma dei cassaintegrati, di chi non riceve lo stipendio, di chi – privato del suo lavoro – perde la dignità e la voglia di vivere, è diventato parte costitutiva del Festival di Sanremo.

Nella sua serata di apertura, in un nero pesto e a pochi minuti dall’inizio, al Festival di Sanremo avviene un fatto eclatante: due operai di una ditta di smaltimenti di Napoli-Salerno minacciano di buttarsi di sotto se non si legge una lettera, se non si ascoltano le loro ragioni. Sangue freddo del conduttore Fabio Fazio, la sua promessa di leggere la lettera, e la sua abilità nell’inserire l’evento nel suo discorso su bellezza e realtà tanto da far nascere il sospetto che tutto facesse parte dello spettacolo.

Poco importa, come si diceva all’inizio. È vero che la ditta esiste, è vero che i suoi operai sono disperati. E noi ora lo sappiamo perché li abbiamo visti in tv. È la tv che ci avvicina a questa realtà, che ce la fa conoscere e che in un certo senso la emblematizza, la rende universale facendola uscire dall’anonimato. Video ergo sum nella sua più grande spettacolarità. Ma non è un fatto isolato.

È il potere che i politici riconoscono alla tv; è il motivo profondo della decisione di sempre del controllo politico sulla tv, delle quote di potere distribuite in base ai rapporti di forza; della sempre pronta disponibilità dei politici a partecipare ai talk-show, anzi a richiederlo. Se non appari in tv non sei nessuno. Nessuno ti conosce e puoi perdere la possibilità di essere eletto. Poco importa se sei maleducato, se non ascolti gli altri, se interrompi, se gridi, se urli e te ne vai.

Anzi, crei una cultura di aggressività che si fa, che diventa modello sociale. Se ragioni, se provi ad argomentare, non vieni ascoltato: peggio, non vieni più invitato perché sei noioso, perché «non fai audience». Come nell’antica Roma, si è mai visto conversare il leone con il gladiatore? Perché la tv è l’arena moderna e lì si combatte.

Ma torniamo al punto di partenza. Agli operai veri o simbolici dell’apertura del Festival. Anch’essi sono esistiti agli occhi degli italiani solo quando sono apparsi in tv e le loro vicende hanno emozionato, scandalizzato o semplicemente divertito perché li abbiamo visti lì. La loro esistenza non conosciuta, se non in una limitata cerchia, esplosa in un Festival, sia essa stata auto-organizzata o ricostruita (perché nulla cambia) ora esiste. È stata condivisa e quindi inserita nelle nostre coscienze.

E allora un’ultima domanda: come si può operare, come si possono rendere visibili i milioni (e non solo due) di cassaintegrati, i milioni di persone (e non due) che in questi anni hanno perso il lavoro (e la loro identità)? Siamo condannati a sperare solo nella tv o ci sono altri canali per comunicare, per entrare nell’immaginario collettivo, per costruire un cambiamento di cui siamo tutti sempre più convinti sia necessario?

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