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Il primo anno di papa Francesco è un segno di speranza per tutta la Chiesa di NoisiamoChiesa

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Comunicato stampa – “Il primo anno di papa Francesco è un segno di speranza per tutta la Chiesa”.

Un anno fa la nostra Chiesa ha dimostrato di avere la possibilità concreta di autoriformarsi. Lo auspicavamo, lo attendavamo da tempo. Le dimissioni di Benedetto XVI sono state la condizione per l’elezione di papa Francesco, che ora fa sperare al popolo cristiano che si avvii un nuovo corso nella storia della Chiesa. La crisi ai vertici vaticani era arrivata a un punto tale di gravità che si deve pensare che ci sia stato un soffio dello Spirito in questi avvenimenti.

Papa Francesco ha messo il Vangelo e la gioia di vivere qui e ora al centro del suo ministero. Quelli che si sentono salvati dalla Parola di Gesù sono ora, per questo, più capaci di amare molto, di tutto compatire, di tutto sopportare. Questo è il messaggio fondamentale di papa Francesco, un messaggio semplice, per tutti ma soprattutto per “i poveri di spirito, perché di essi è il Regno dei cieli” (Mt,5,3). Questo messaggio è stato oscurato troppo a lungo. Spesso in molte situazioni era difficile da vedere perché quasi nascosto dalla pesante situazione nella Chiesa. Ora tutto è più facile. C’era grande attesa perché ciò avvenisse mentre un movimento dal basso voleva rendere più visibile e più comprensibile Gesù anche a chi non è credente o è in ricerca.

Ci sembra che, pur tra alcune contraddizioni, papa Francesco inizi ad interpretare queste speranze e queste attese:

– la Chiesa, se è povera e dei poveri, deve sempre contrastare i valori negativi di questo mondo che, anche in questo inizio di millennio, insidiano la convivenza umana. Essa deve testimoniare i valori alternativi della giustizia, che è il fondamento della pace, della libertà, del rispetto dei diritti di ogni uomo e di ogni donna;

– l’economia nel mondo globalizzato deve essere giudicata con le parole severe di Gesù ai mercanti del tempio (Mc, 11,15) che vengono ripetute, in parole di oggi, nei capoversi 53-56 della Evangelii Gaudium, l’Esortazione Apostolica di papa Francesco dello scorso novembre. In questo modo la Chiesa si allontana dalla sua collocazione prevalentemente europea ed occidentale per diventare credibile agli occhi dei popoli del sud del mondo;

– chi cerca di vivere il Vangelo e di evangelizzare ascolta, capisce, consola, pratica la misericordia, frequenta le periferie esistenziali, sa che c’è una gerarchia delle verità e dei comandamenti. Il “sabato” e la dottrina non devono mai prevalere sul messaggio della solidarietà e della benevolenza. I ministeri hanno un significato se esprimono sensibilità pastorale e se vanno al di là della rigida applicazione del diritto canonico. Le istanze del Popolo di Dio per quanto riguarda la morale sessuale e famigliare devono essere ascoltate. Si sta andando in questa direzione;

– tutta la struttura della Chiesa, in particolare quella del suo centro, per saper portare il Vangelo a tutte le culture nel mondo deve decentrarsi non solamente per quanto riguarda il rapporto tra il Vaticano e i vescovi ma anche per quello con la base del Popolo di Dio (Evangelii Gaudium par.102). La Chiesa deve praticare nel concreto l’unità nella diversità e lasciare che diventino veramente protagoniste di una nuova evangelizzazione la tante ricchezze ed energie che sono presenti dovunque al suo interno. Ciò comporta una sua riforma radicale con un forte ridimensionamento della Curia romana, che è indispensabile per un nuovo percorso ecumenico in cui tutte le Chiese cristiane siano protagoniste alla pari;

– la corruzione deve essere sradicata e le strutture finanziarie della Chiesa devono essere coerenti con le parole del Vangelo per quanto riguarda la povertà, l’austerità e l’aiuto ai poveri (noi pensiamo anche che ci debba essere una sincera riflessione sui simboli, i poteri e la diplomazia del Vaticano in quanto Stato nella comunità internazionale degli Stati).

Questi punti, proposti dal nuovo vescovo di Roma, trovano grande consenso nella base del Popolo di Dio e sono in evidente discontinuità con la situazione precedente. Non sappiamo quanto essi riusciranno, magari lentamente o parzialmente, a diventare l’essenza stessa dell’essere e dell’agire di ogni credente e di ogni comunità cristiana. Confidiamo nello Spirito Santo.

Non possiamo infine tacere la nostra preoccupazione per le troppe attese di riforma che rischiano di essere deluse, stante le forti resistenze che tanti apparati ecclesiastici hanno già cercato di organizzare. Per questo, il movimento We Are Church vuole mantenere la propria indipendenza da qualsiasi controllo gerarchico e continuare ad esprimere la propria opinione con assoluta libertà anche su ogni orientamento di papa Francesco e della Curia.

Ci aspettiamo poi che papa Francesco, in tempi rapidi, riconosca in modo esplicito il ruolo che hanno svolto e che svolgono quanti nella Chiesa, in modo isolato od organizzato, hanno espresso posizioni critiche, ispirandosi al Concilio Vaticano II. Essi hanno contribuito e contribuiscono in tal modo a fare circolare nella Chiesa opinioni che si stanno affermando o che si affermeranno in futuro. Ugualmente ci aspettiamo che siano riammessi a dare il loro contributo nella comunità ecclesiale quanti, teologi o presbiteri, laici, uomini e donne, sono stati ingiustamente emarginati nel corso degli anni. Il nuovo corso tutti deve accogliere, tutti deve coinvolgere per una nuova vera evangelizzazione.

Siamo fiduciosi in papa Francesco. Che lo Spirito continui a illuminarlo!

International Movement We Are Church
(IMWAC)

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