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Europa: si tratta di te!

Davide Rosso
www.riforma.it

L’Europa è così lontana come qualcuno ancora pensa? O al contrario è molto vicina, incombente, come qualcun altro dice? Il 22-25 maggio le elezioni europee chiameranno i cittadini a scegliere i loro rappresentanti al Parlamento europeo. La scelta che gli europei faranno sarà in qualche modo figlia anche delle risposte a queste domande. «Si tratta dell’Europa, si tratta di te», l’iniziativa lanciata il 5 marzo a Strasburgo al Parlamento europeo dall’associazione del Consiglio ecumenico delle chiese che raggruppa organizzazioni europee per il soccorso e lo sviluppo (Aprodev), dalla Commissione delle chiese per i migranti in Europa, dalla Commissione Chiesa e società della Conferenza delle chiese europee e da Eurodiaconia, la federazione delle diaconie europee, prova a parlare agli europei delle loro prossime scelte, e lo fa «partendo dalla sostenibilità sociale dell’Europa di domani». Ma dell’iniziativa parleremo più avanti, intanto diciamo che per scegliere occorre partire da alcune informazioni base sull’Europa di oggi e avere un’idea di dove si vuole andare.

Cominciamo dalle informazioni. Dando per scontate le notizie relative a spread, finanza e politica che ci vengono fornite dai mezzi di informazione, diciamo che per allargare un po’ il campo informativo si può partire, anche se sappiamo che non è sufficiente, da due recenti decisioni del Parlamento europeo. La prima è del 25 febbraio. In quella data il Parlamento Ue ha approvato il «Fondo europeo per gli aiuti agli indigenti»: manca ancora il via libera del Consiglio dei ministri. Si tratta di 3,8 miliardi di euro che l’Ue metterà a disposizione per le fasce più povere della popolazione dal 2014 al 2020. Una cifra che sembra importante ma che va a «servire» circa 50 milioni di europei «affetti da grave deprivazione materiale», cioè che hanno impossibilità ad accedere al cibo o che non hanno una fissa dimora (4,1 milioni di persone) e a coprire un settore che nel periodo di programmazione precedente aveva a disposizione una cifra simile, che però era utilizzata solo per i «banchi alimentari» (dove cioè si rifornivano i centri di distribuzione cibo sui territori per le persone in difficoltà).

Il Fondo ora non mira a raggiungere tutti i 50 milioni di persone che soffrono di gravi forme di privazione in Europa, «ma almeno i più vulnerabili tra loro». Spetterà agli Stati membri concentrare i loro programmi sui più bisognosi e scegliere il tipo di assistenza e il modo con cui distribuirla. «Gli Stati membri verseranno il 15% dei costi dei loro programmi nazionali e il restante 85% verrà fornito dal Fondo». La decisione del Parlamento europeo è valutata da un lato positivamente da organizzazioni come Caritas Europa, Eurodiaconia, Croce Rossa, che si sono battute per superare le difficoltà politiche che hanno ritardato l’approvazione del Fondo, ma dall’altro è vista dalle stesse organizzazioni come insufficiente. «Il nuovo Fondo non dà una risposta efficace alla crisi – dicono –, per esserlo dovrà essere integrato in consistenti strategie nazionali così da massimizzarne gli effetti». Cioè occorre andare oltre le parole e agire.

La seconda decisione presa dal Parlamento Ue parla di diritti umani e di tutela della laicità. È una risoluzione approvata il 27 febbraio e impegna l’Ue «a difendere i diritti umani e in particolare a tutelare laicità, libertà di pensiero e di espressione, autodeterminazione sul fine-vita» e mette la Comunità europea «di fronte alla necessità di porre fine alle discriminazioni, denunciando le carenze in tal senso».

Quelli citati sono solo due esempi di quanto le decisioni prese a livello Ue ci riguardino da vicino, e del fatto che occorra tenerne conto quando si votano i rappresentanti al Parlamento europeo cercando con loro un confronto e chiedendogli impegni precisi. Questo è l’obiettivo della campagna «Si tratta dell’Europa, si tratta di te» lanciata a Strasburgo e che sta per essere oggetto di incontri in Francia e Germania, ma anche in altre nazioni europee, nel corso delle quali verranno distribuiti materiali su di essa. L’iniziativa chiede ai cittadini, e in particolare alle chiese e ai singoli cristiani, di cogliere l’occasione delle elezioni «per farsi promotori di un dibattito sul futuro dell’Unione». Non «subire le politiche dell’Ue», insomma, ma esserne promotori, visto che il voto di maggio «eleggerà un Parlamento in grado di influenzare maggiormente rispetto a un tempo le politiche regionali europee», o almeno questa è la speranza.

Infatti come cittadini è fondamentale diventare «protagonisti». L’appello cerca di non essere generico ma di dare elementi su cui riflettere e su cui interrogare i candidati. Proprio per fornire stimoli per il dibattito, sono stati predisposti un sito web (www.ecumenicalvoices2014.eu) e un volantino (entrambi disponibili in inglese, francese, tedesco e italiano) che presentano sei ambiti ritenuti fondamentali per il domani dell’Ue. «Quello che serve – dicono i promotori dell’iniziativa – è: un’Unione che combini l’economia di mercato alla protezione sociale; che nutra la diversità e sostenga i più vulnerabili; accolga i migranti e i rifugiati; si spinga a protezione dei diritti umani; si prenda cura della creazione di Dio; combatta la povertà in un mondo globalizzato». L’Ue è utile se ci si mobilita «per i valori che ci uniscono; e c’è bisogno di proteggere la dignità umana e promuovere la libertà e la giustizia».

Sul come farlo la strada suggerita è la partecipazione e il conseguente invito ai cristiani a dibattere con i diversi candidati su quelli che vengono indicati come temi chiave (per ognuno di questi ambiti il sito web prevede delle pagine specifiche di introduzione all’approfondimento). Le elezioni Ue sono viste come un’opportunità per provare a dare gambe a una società differente, sostenibile anche dal punto di vista sociale ed etico. Le elezioni potrebbero diventare un’occasione di crescita dell’Europa, in cui quello che conta sono i diritti, la libertà, l’ambiente, l’accoglienza del prossimo.

Utopie? Forse, ma la speranza è che si tramutino in dibattito e quindi in azioni dando un contributo «diffuso» alla costruzione dell’Europa dei prossimi anni. «Il tuo voto conta, usalo per creare un’Europa più giusta che promuova pace e giustizia per tutti», conclude il volantino che lancia l’iniziativa.

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