Home Politica e Società Obiezione di coscienza e interruzione volontaria di gravidanza: il punto è la coscienza

Obiezione di coscienza e interruzione volontaria di gravidanza: il punto è la coscienza

Peter Ciaccio
www.vociprotestanti.it

Ci sono delle professioni che mi sono precluse. Non posso entrare in polizia né fare il vigile urbano e neanche la guardia giurata. Ci sono degli hobby che mi sono preclusi, in particolare non potrò mai avere la licenza di caccia. Perché? Non ho problemi fisici, i valori del mio corpo sono abbastanza buoni, sono più alto dell’altezza minima richiesta e, con un po’ di sforzo, potrei rendere la mia muscolatura più efficiente e adatta per questi mestieri. Anche le capacità mentali non dovrebbero essere da buttare. E la fedina penale è pulita.

Il problema è la coscienza.

Anni fa, prima che il Parlamento abolisse la leva obbligatoria, mi sono dichiarato obiettore di coscienza al servizio militare. Ne ero convinto e tuttora sono convinto che all’epoca fosse la scelta giusta. «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino», recita l’art.52 della Costituzione.

A mio parere la difesa non è limitata alle armi, ma la Patria — quell’entità descritta e definita dalla Costituzione repubblicana — si difende anche con altri mezzi. Sono convinto che i valori della Repubblica — libertà, uguaglianza, pari opportunità, salvaguardia dell’ambiente, solidarietà, per citarne alcuni — si difendano anche senza necessariamente entrare in caserma e imbracciare una baionetta.

È una mia convinzione, condivisa da molti concittadini, ma non abbastanza da farne la regola — almeno all’epoca. La mia obiezione era un’eccezione alle regole, una trasgressione dichiarata della legge che, fino al 1972, si pagava col carcere militare. Grazie alla legge sull’obiezione di coscienza al servizio militare, invece che passare uno o due anni al carcere di Gaeta, ho lavorato per dieci mesi per l’Opera Nomadi, venendo in contatto con una realtà che vive accanto a noi, ma che vediamo solo quando entra in conflitto.

A me ha fatto bene lavorare in quel contesto, sono cresciuto umanamente e — obiettivo condiviso in teoria con la leva militare — sono diventato più adulto e più consapevole delle mie responsabilità rispetto alla collettività. Però lo scontro tra la legge e la mia coscienza ha avuto un prezzo. A me è vietato cambiare idea. Un obiettore non può diventare militarista. Qualcuno dirà «Meno male!» È comunque una limitazione della serie “«No, tu, no!» «E perché?» «Perché no!»”.

Ma a me sta bene così. La salvaguardia della mia coscienza merita un prezzo. E sono contento di averlo pagato: nessuno ora può metterla in discussione. Per un protestante la coscienza ha un ruolo importantissimo. Lutero che rifiutò di ritrattare le sue tesi appellandosi alla coscienza («Non voglio e non posso ritrattare. Che Dio mi aiuti!») è uno dei fondamenti della tradizione etica protestante.

Eppure, in questi giorni si parla in Italia di obiezione di coscienza all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) da parte di operatori sanitari in ospedali pubblici e questo fa problema, anche a un protestante che tiene la coscienza in gran conto. Supponendone l’onestà — spesso se ne suppone la disonestà, del tipo obiettore nel pubblico, abortista nel privato, ma un fenomeno non si giudica dalla sua trasgressione — è evidente come l’esercizio dell’obiezione non sia normato a dovere.

L’obiettore di coscienza all’IVG non deve dimostrare la propria obiezione, non subisce un’esame della propria coscienza da parte dell’autorità pubblica. Da obiettore di coscienza al servizio militare la mia coscienza fu esaminata dalle autorità militari e civili. L’obiettore di coscienza all’IVG non ha limitazioni professionali o di carriera. Da obiettore al servizio militare, come ho illustrato sopra, ci sono cose che non posso fare.

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L’obiettore di coscienza all’IVG opera nei contesti dove la legge 194 prevede che siano praticati gli aborti. Qualora l’Italia fosse in guerra, io non potrei essere inviato in zona di combattimento, neanche come ausilio alle forze di interposizione o peacekeeping. Per me non è stato un problema dover pagare un prezzo per salvaguardare la mia coscienza. È libertà nella responsabilità: devi rispondere delle tue azioni.

Stupisce — e scandalizza — che gli obiettori di coscienza all’IVG non richiedano essi stessi di non godere di una concessione gratuita, che nei fatti diventa un privilegio, che ostacola altri cittadini di esercitare un diritto loro riconosciuto dalla legge. Quanto valore assumerebbe la loro battaglia se fossero, ad esempio, loro preclusi ruoli di dirigenza nella sanità pubblica!

Non esprimo qui giudizi sull’IVG né sull’obiezione di coscienza ad essa. Il punto è la coscienza. Se la salvaguardia della propria coscienza non ha un prezzo, essa diventa un capriccio. A maggior ragione, se essa ha un prezzo per altri. La situazione odierna è ingiusta e mina le basi della convivenza civile. E non fa onore a chi ha pagato a caro prezzo la salvaguardia della propria coscienza.

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