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Educarsi alla domanda di senso della vita e della morte di F.Bricolo

Francesco Bricolo
Verona, www.francescobricolo.it

Consapevole della brevità che è richiesta da questo luogo vorrei provare a portare un pensiero sul tema della domanda di senso della vita e della morte sperando che questo possa aprire un dibattito su questo tema che m pare sopito.

La fede del cattolico o comunque del credente è troppo spesso raccontata da parte di chi non crede come granitica e imperturbabile e c’è quasi la sensazione che la fede sia una cosa o comunque qualcosa sia dato quasi fosse possibile una lettura in bianco o nero del tipo la fede o ce l’hai o non ce l’hai.

Lo stesso annuncio evangelico che oggi si svolge nelle parrocchie come si svolge? E’ centrato su cosa? E’ possibile ridurre tutto ad uno schema generale? Provo a fare un esempio pratico.

Sono reduce dal corso che la mia parrocchia nel veronese ha fatto per i ragazzi e le ragazze di terza elementare in preparazione al sacramento della confessione. L’organizzazione ha previsto che durante l’anno scolastico per tre domeniche i bambini e le bambine sono stati riuniti dalle catechiste e hanno lavorato e giocato con loro rappresentando un racconto e noi genitori in un altro luogo abbiamo a nostra volta lavorato. Poi tutti a mangiare assieme alla Baita degli alpini.

In questi tre incontri a parlarci non era un religioso ma un laico insegnante di religione che ci ha fatto un bel racconto sul peccato originale, sulla parabola del figliol prodigo e su altri tratti evangelici e il succo del discorso che è emerso è che il Padre ci ha già perdonato ma sta a noi dare un segno di effettivo pentimento appunto con il sacramento della confessione che per stessa ammissione dei partecipanti nessuno frequenta.

Tutti noi genitori del corso abbiamo ammesso che facciamo fare ai nostri figli e alle nostre figlie questa esperienza più che altro per farli partecipare alla vita della comunità e consideriamo la confessione prima e la comunione poi un momento di queste tappe. Nessuno era veramente interessato alla confessione.

Devo ammettere che i tre incontri sono stati fruttuosi perché comunque incontrarsi tra genitori è una cosa buona, mentre trovo che sia importante provare a dire due parole su quello che accade alla chiesa che lavora in questa maniera.
Non so quanti di voi abbiano partecipato alla discussione che in questi anni c’è stata sul peccato originale e sulla necessità di ridiscuterlo.

Io ho letto qualcosa in proposito e trovo che il problema ci sia tutto. Trovo per esempio che continuare a iniziare alla vita sacramentale prima della maggiore età abbia senso dentro un’ottica di deresponsabilizzazione che è sbagliato in sé.

La comunità ha bisogno di vivere delle tappe al suo interno, un percorso, questo si. Si danno altri contenuti a questi momenti e si lasciano i sacramenti a chi può farli suoi davvero all’età corretta. Ma più di questo mi preme provare a fare una riflessione proprio sulla questione del peccato originale dello gnosticismo che è l’accusa che viene fatta a coloro che ridiscutono il peccato originale.

Gnostico è colui che pensa e crede di salvarsi da solo e questa accusa è stata appioppata a coloro che hanno provato a dire con qualche forza che il peccato originale non ha più senso oggi e che bisogna rivederlo completamente e io sono tra questi.

La complessità e la lunghezza di questo argomento è tale che mi porterebbe a sforare di molto lo spazio limitato nel quale mi devo muovere, per cui provo a fare solo due considerazioni.

La prima è che trovo che sia sempre più importante imparare ed educarci a partire dalla domanda sul senso della vita riscoprendola assieme e in particolare devo dire che questa domanda diventa importante quando è posta in modo estremo e tante volte ci porta all’estremo.

La seconda cosa che va detta seppur come cenno riguarda la necessità di pensare la cattolicità come un luogo dove tutte le istanze sono legittime. Faccio un esempio. Conosco cattolici che pensano che sia necessario recuperare la messa in latino con il prete che da le spalle ai fedeli e vedono in questo un punto nodale. Io qui sto invece dicendo che pongo assieme ad altri l’esigenza di ridiscutere il peccato originale senza sentirmi dare dello gnostico.

Dobbiamo imparare a dare spazio a tutte queste istanze dentro la chiesa cattolica e per farlo dobbiamo educarci a riscoprire la domanda di senso della vita.

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