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“Noi Siamo Chiesa” chiede al Consiglio Episcopale Permanente della CEI di rendere pubbliche tutte le risposte pervenute al questionario sulla famiglia

NOI SIAMO CHIESA
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Comunicato Stampa – “Noi Siamo Chiesa” chiede al Consiglio Episcopale Permanente della CEI  di rendere pubbliche tutte le risposte pervenute al questionario sui problemi della famiglia proposto dal Sinodo dei vescovi.

1. La convocazione da parte di Papa Francesco di un duplice Sinodo sulla famiglia, nell’autunno del 2014 e 2015, ha suscitato grande interesse e forti attese, soprattutto perché il suo annuncio è stato accompagnato dal lancio di una consultazione di tutto il popolo di Dio sui principali aspetti problematici del pensiero e della prassi della Chiesa in materia.

2. Nonostante la complessità delle domande, i tempi ristretti per rispondervi e il ben scarso interesse di molte strutture diocesane, il questionario di 38 domande ha coinvolto un numero senza precedenti di credenti in tutto il mondo. Ciò ha prodotto una discussione aperta, ampia e articolata che ha coinvolto gli stessi vertici della Chiesa. Ora la segreteria del Sinodo, invece di disincentivare, come sembra, la pubblicazione dei risultati della consultazione, dovrebbe invitare alla massima trasparenza e alla massima pubblicità per elementare coerenza con la sua stessa iniziativa che ha fatto appello a una discussione libera e ampiamente conoscibile perché il popolo cristiano potesse veramente esprimersi.

3. Nel nostro paese, sebbene la Conferenza episcopale italiana non abbia brillato per impegno nel diffondere il questionario e nel favorire un dibattito allargato e pubblico, molte persone, molte parrocchie e molti gruppi (tra cui “Noi siamo Chiesa”), spesso dopo un’approfondita riflessione, hanno compilato e inviato il questionario alle proprie diocesi.

4. Di tutto questo rischia di non rimanere traccia. A differenza di altre Conferenze episcopali (Germania, Svizzera, USA, Giappone ecc.), quella italiana non ha reso pubblico alcun rapporto sugli esiti della consultazione nel nostro paese, tanto che ad oggi non si conosce neppure il numero approssimativo dei questionari raccolti.

5. Ciò dimostra in modo evidente la difficoltà dell’episcopato italiano e anche di una qualche parte delle strutture ecclesiali a fare proprio quello stile di partecipazione e di trasparenza a cui Papa Francesco chiama tutta la Chiesa. La scelta di non rendere pubblici i risultati del questionario conferma inoltre l’abitudine delle autorità ecclesiastiche italiane di trattare come bambini quel popolo di Dio che pure “possiede un suo olfatto per individuare nuove strade” (cfr. Evangelii Gaudium, 32) e autorizza a ritenere che gli esiti della consultazione smentiscano clamorosamente le posizioni intransigenti mantenute in questi anni dalla grande maggioranza dei vescovi italiani a proposito dei cosiddetti “valori non negoziabili” relativi alla famiglia.

6. Riteniamo quindi doveroso, per rendere credibile l’invito alla partecipazione ecclesiale e ripristinare un rapporto di fiducia tra base e vertice della Chiesa italiana, che l’episcopato dia ampia e dettagliata informazione sul processo di consultazione nel nostro paese (forme in cui il questionario è stato diffuso, numero dei questionari restituiti, contenuto delle risposte, ecc.).

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