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Reintegrarsi nello spazio e nel tempo di L.Boff

Leonardo Boff, Teologo/Filosofo
Ricevuto dall’autore e tradotto da Romano e Lidia Baraglia

A partire dagli anni ’70 del secolo passato era chiaro per gran parte della comunità scientifica che la Terra non è soltanto un pianeta dove esiste la vita. La Terra appare con una composizione bilanciata di elementi, temperatura, struttura chimica dell’atmosfera e del mare, che solamente un organismo vivo può fare quello che lei fa. La Terra non è un semplice contenitore di vita. Lei è viva. E’ un superorganismo vivente, chiamato dagli Andini Pacha Mama e dai moderni Gaia, il nome greco per la terra viva.

La specie umana rappresenta la capacità di Gaia di avere un pensiero riflesso e una coscienza sintetizzatrice e amorosa. Noi umani, uomini e donne, rendiamo possibile alla Terra di apprezzare la sua bellezza lussureggiante, a contemplare la sua intricata complessità e a scoprire spiritualmente il mistero che la permea.

Quello che gli esseri umani sono in relazione alla Terra, la Terra lo è in relazione al cosmo da noi conosciuto. Il cosmo non è un oggetto sopra il quale abbiamo scoperto la vita. Il cosmo è, secondo molti cosmologi contemporanei (Gioswami, Swimme e altri) un soggetto vivente che si trova in un processo permanente di genesi. Ha camminato 13,7 miliardi di anni, si è attorcigliato su se stesso e ha maturato sino al punto che in un angolo, nella via lattea, nel sistema solare, nel pianeta Terra è emersa la coscienza riflessa di se stessa, da dove è venuta, dove va e qual è l’energia potente che la sostiene.

Quando un eco-agronomo studia la composizione chimica di un suolo, è la stessa terra che studia se stessa. Quando un astronomo dirige il telescopio verso le stelle, è lo stesso universo che osserva se stesso.

Il cambiamento che questa lettura deve produrre nelle mentalità e nelle istituzioni è paragonabile soltanto a quello che è avvenuto nel secolo XVI mentre si scopriva che la terra era rotonda e girava intorno al sole. Soprattutto la trasformazione che le cose non sono ancora fatte e finite, stanno nascendo continuamente, aperte a nuove forme di autorealizzazione. Conseguentemente la verità la incontriamo in un riferimento aperto e non in un codice chiuso e prestabilito. Rimane nella verità soltanto chi cammina nel processo di manifestazione della verità.

E’ necessario prima di tutto realizzare la reintegrazione nel tempo. Noi non abbiamo l’età che si conta a partire dal giorno della nostra nascita. Noi abbiamo l’età del cosmo. Abbiamo cominciato a nascere 13,7 miliardi di anni fa quando hanno cominciato a organizzarsi tutte quelle energie e materiali che entrano nella costituzione del nostro corpo e della nostra psiche. Quando tutto ciò è maturato, allora siamo nati davvero e sempre aperti ad altri futuri perfezionamenti.

Se sintetizziamo l’orologio cosmico di 13,7 miliardi di anni nello spazio di un anno solare, come ha fatto ingegnosamente Carl Sagan nel suo libro I dragoni dell’Eden (N.Jork 1977, 14-16) e volendo appena sottolineare alcuni date che ci interessano, avremmo il seguente quadro:

Il primo di gennaio è avvenuto il big bang. Il primo maggio è sorta la via lattea. Il 9 di settembre nasce il sistema solare. Il 14 settembre la formazione della Terra. Al 25 di settembre ha origine la vita. Il 30 dicembre, apparizione dei primi ominidi antenati degli umani. Il 31 di dicembre fanno il loro ingresso i primi uomini e le prime donne. Durante gli ultimi dieci secondi del 31 dicembre inaugurano la storia dell’Homo Sapiens/demens dal quale discendiamo direttamente. La nascita di Cristo sarebbe avvenuta precisamente alle 23,59 minuti e 53 secondi. Il mondo moderno sarebbe nato al 58° secondo dell’ultimo minuto dell’anno. E noi individualmente nell’ultima frazione di secondo prima della mezzanotte.

In altre parole sono soltanto 24 ore che la Terra e universo hanno la coscienza di se stessi. Se Dio dicesse a un angelo: ”cerca nello spazio e identifica nel tempo Silvia, o Edson o Denise” certamente non ci riuscirebbe perché questa Silvia, Edson e Denise sono meno che un pugno di sabbia che sta vagando negli spazi interstellari e cominciarono ad esistere meno di un secondo fa. Ma Dio sì, perché Lui ascolta il pulsare del cuore di tutti i suoi figli e figlie e perché in loro l’universo converge in autocoscienza, amorizzazione e celebrazione.

Una pedagogia adeguata alla nuova cosmologia dovrebbe introdurci in queste dimensioni che ci evocano il sacro dell’universo e il miracolo della nostra stessa esistenza. E questo in ogni processo educativo, dalle elementari all’università.

In seguito è necessario reintegrare lo spazio dentro il quale noi ci troviamo. Vedendo la Terra dal di fuori della Terra scopriamo di essere l’anello di una immensa catena di esseri celesti. Ci troviamo in una dei cento miliardi di galassie, la Via Lattea. A una distanza di 28 mila anni luce dal suo centro; apparteniamo al sistema solare che è uno tra miliardi e miliardi di altre stelle, in un pianeta piccolo ma estremamente ricco di fattori favorevoli all’evoluzione, di forme sempre più complesse e dotate di autocoscienza di vita: la Terra.

Sulla Terra abbiamo scoperto un continente che è diventato indipendente circa 210 milioni di anni fa, quando la Pangea (ossia il continente unico della Terra) si è staccato e ha finito con l’assumere la configurazione attuale. Stiamo in questa città, in questa strada, in questa casa, in questa stanza, e davanti a questo tavolo del computer, a partire da qui mi relaziono e mi sento legato alla totalità di tutti gli spazi dell’universo.

Reintegrati nello spazio e nel tempo ci sentiamo come Pascal direbbe: un nulla davanti al Tutto e un Tutto davanti al nulla. E la nostra grandezza sta nel sapere e celebrare tutto questo.

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