Home LGBTQ: fede, diritti, lotta all'omofobia Del diritto di avere una mamma e un papà

Del diritto di avere una mamma e un papà

Gianni Geraci
http://gruppodelguado.blogspot.it/

Oggi, 11 aprile, i giornali riportano, tra le altre affermazioni di papa Francesco, anche quella secondo cui: “I bambini hanno diritto a una mamma e a un papà”. Le sollecitazioni di un amico mi hanno spinto a scrivere alcune riflessioni su questa affermazione che qualcuno (legittimamente) ha letto come una condanna della genitorialità omosessuale. Una cosa va detto subito: che il papa ricordi ai credenti che l’impegno di dare un padre e una madre a ciascun bambino è un valore, non solo è giusto, ma è anche sacrosanto.

Nel leggere questo suo invito, però, dobbiamo ricordare anche che la chiesa stessa, nel corso della storia, ha spesso messo da parte questo valore, per promuoverne altri che le sembravano più importanti: basti pensare all’istituto dell’oblazione, che ha portato centinaia di migliaia di genitori a donare i figli comunità monastiche che, senza preoccuparsi di dare loro un padre e una madre, li accoglievano fin dalla più tenera età (come dimostrano i contratti che venivano sottoscritti con numerose balie, che venivano pagate proprio per allattare i più piccoli tra questi futuri monaci); oppure si pensi, tanto per non andare troppo indietro nel tempo, all’abitudine di prendere bambini di dieci anni e di rinchiuderli nei seminari minori per coltivare la loro vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata.

Questo escursus storico dimostra che non sempre la chiesa ha dato la stessa importanza ai valori in gioco nel processo che porta dei genitori a impegnarsi in quel progetto formidabile che consiste nell’avere un figlio e nell’aiutarlo a diventare una persona adulta. E, se il passato ci può aiutare a comprendere il presente, dimostra anche che non è detto che non ci siano altri valori in gioco, oltre a quelli che hanno spinto il papa ad affermare che: “i bambini hanno diritto ad avere un padre e una madre”.

Negli ultimi vent’anni, per esempio, ci si è accorti che a questa frase che sembra universale, in realtà, se ne possono sostituire altre che sono ancora più universali e che permettono di prendere in considerazione anche esperienze che il papa esclude. Si può dire, ad esempio: “Ogni bambino ha il diritto di avere dei genitori che lo accolgono e che fanno di tutto per farlo diventare un adulto sereno” e ci si può chiedere se, questi genitori debbono necessariamente essere un uomo e una donna.

Il papa risponde di sì e, con lui, rispondono di sì tantissime persone dentro e fuori dalla chiesa. Ci sono però tantissime altre persone che non la pensano così, tant’è vero che in numerosi Stati ci sono leggi che permettono ai single o alle coppie omosessuali di adottare dei minori. Chi ha ragione?

Alla luce delle ricerche che sono state portate avanti negli Stati Uniti sui figli delle coppie omogenitoriali, sembra che la Chiesa abbia torto, perché, al di là delle storie tristi che possono raccontare sia i figli delle coppie eterosessuali che i figli delle coppie omosessuali, gli indici che misurano il benessere complessivo di queste persone non presentano differenze significative. D’altra parte, anche senza ricorrere agli studi dei sociologi delle università americane, tutti noi abbiamo davanti agli occhi l’esperienza di persone che, pur essendo cresciute in famiglie in cui, per qualche motivo, mancava uno dei genitori, non hanno vissuto questa esperienza come una difficoltà insormontabile e sono state in grado di costruirsi una loro vita più che soddisfacente.

In attesa di capire meglio come stanno realmente le cose alla luce di un’esperienza più vasta che ci sarà nel futuro prossimo ciascuno deve fare la sua parte. Il papa e i vertici della chiesa, se sono convinti di fare la cosa giusta, possono e debbono continuare a ricordare quanto sia importante il valore di garantire a ogni bambino “il diritto di avere un padre e una madre”.

Le coppie di omosessuali cattolici che, in coscienza, sono convinte di essere chiamate ad avere un figlio, hanno il compito di seguire la propria coscienza e di fare questa scelta anche se la chiesa di cui fanno parte non è d’accordo: si dovranno assumere delle responsabilità in più, ma se sono dei cattolici adulti hanno tutti gli strumenti per farlo (se non sono dei cristiani adulti allora, forse, non sono nemmeno abbastanza adulti per avere dei figli). Tra l’altro, la loro esperienza sarà preziosa per aiutare la chiesa stessa a comprendere meglio un fenomeno che, per ovvi motivi, al momento, conosce solo “per sentito dire”.

Gli Stati, infine, hanno il dovere di regolamentare diritti e doveri delle coppie non convenzionali che scelgono di avere dei figli. Perché anche se il papa dice che: “I bambini hanno il diritto di avere un padre e una madre”, nella realtà, poi, ci sono (e ci sono sempre stati) tantissimi bambini che non hanno un padre e una madre e, di questi bambini, uno Stato responsabile, ha il dovere di occuparsi, tutelando ad esempio il loro diritto di mantenere dei legami con tutte le persone che esercitano, nei loro confronti, dei ruoli genitoriali, anche quando, per qualunque motivo, queste persone dovessero rompere i rapporti con il genitore naturale del bambino (si tratta in sostanza di permettere al partner del genitore con cui convive il bambino di adottare quest’ultimo in maniera di non risultare, da un punto di vista legislativo, un perfetto estraneo).

Forse sono stato lungo, ma non è con una battuta che si risolve il problema dei tanti bambini che nascono al di fuori di quel sistema di diritti che sta tanto a cuore al papa, e che però, nella realtà, da che mondo è mondo, non sempre viene seguito.

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