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“Libertà” di omofobia? Le “sentinelle in piedi” arrivano a Roma

Giampaolo Petrucci
Adista Notizie n. 15 del 19/04/2014

Si definiscono «resistenza di cittadini», senza colore politico e privi di qualsiasi sponsor ecclesiastico. Sulla pagina Facebook scrivono che il loro obiettivo è vegliare «su quanto accade nella società e sulle azioni di chi legifera, denunciando ogni occasione in cui si cerca di distruggere l’uomo e la civiltà». Sono le ormai note “Sentinelle in piedi”, gruppi di giovani e meno giovani che, dall’estate scorsa, occupano le principali piazze delle città italiane à la manière dei Veilleur debout francesi (che oltralpe manifestavano contro la legge sul matrimonio gay), con sporadici flash mob che hanno già solleticato l’interesse dei media e riempito le pagine dei quotidiani nazionali: i partecipanti, semplicemente, stanno in piedi e leggono un libro, simbolo di libertà di parola, a due metri di distanza l’uno dall’altro.

«Ritti, silenti e fermi vegliamo per la libertà d’espressione e per la tutela della famiglia naturale fondata sull’unione tra uomo e donna», rimarcano. A scatenare la mobilitazione, già l’estate scorsa, il disegno di legge Scalfarotto – la cosiddetta legge antiomotransfobia – che intende estendere ai reati di omofobia e transfobia le aggravanti di pena previste della Legge Mancino del 1993 su «discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi».

Il ddl, ancora in discussione al Senato, ha subìto più volte rallentamenti e tentativi di affossamento, in un Parlamento pesantemente paralizzato dalla mobilitazione dei cattolici e delle destre. Nonostante il “depotenziamento” della legge introdotto dell’emendamento Gitti (v. Adista Notizie n. 34/13) – che ha provocato una levata di scudi da parte delle associazioni lgbt – e la sua ormai difficile applicabilità, le Sentinelle continuano a convocare la “resistenza” contro l’introduzione di un presunto reato d’opinione: «Con questa legge chiunque faccia rifermento ad un modello di famiglia fondato sull’unione tra un uomo ed una donna, o sia contrario all’adozione di bambini da parte di coppie formate da persone dello stesso sesso, potrebbe essere denunciato e rischiare fino a un anno e sei mesi di carcere».

La definizione di «rete apartitica e aconfessionale» che si sono dati i partecipanti non ha convinto molti osservatori e nemmeno la stampa mainstream, che ha tracciato in diverse occasioni il profilo di un’organizzazione benedetta dalla destra cattolica (il quotidiano dei vescovi Avvenire e il settimanale vicino a Comunione e Liberazione Tempi su tutti) e sostenuta da quella politica, anch’essa contraria all’estensione dei diritti civili alle coppie omosessuali. Il venerdì di Repubblica (28/3) parla addirittura dell’appoggio di realtà come Forza Nuova e Casa Pound. D’altra parte, il lessico utilizzato dagli organizzatori ricorda, nemmeno troppo velatamente, le crociate delle destre cattoliche sui temi della morale sessuale e della famiglia: l’unicità del matrimonio tra uomo e donna (famiglia detta “naturale”), no ai matrimoni gay, no alle adozioni gay, ecc.

Intanto, lo scorso 1° aprile, l’Arcigay ha lanciato una sardonica iniziativa in risposta alle ultime manifestazioni: cinquanta sedie per cinquanta Sentinelle. «Non possiamo non muoverci a compassione dinanzi a questa emergenza umanitaria», ha spiegato il presidente Flavio Romani: «Intercettiamo l’azione di uno sparuto gruppo di militanti cattolici o di estrema destra (…) costretti a spostarsi (…) da una città all’altra, per simulare come in un gioco di specchi una mobilitazione significativa che scongiuri l’approvazione di una legge contro l’omotransfobia». Questa pratica, ha detto ancora, «sta evidentemente provocando agli attivisti gravi perdite di lucidità, dovute probabilmente all’acido lattico.

Arcigay quindi ha deciso di attivarsi in prima persona per offrire un po’ di sollievo a questi militanti». «Stando sedute – ha concluso Romani – le Sentinelle potranno vegliare senza crampi su un Paese in cammino verso l’uguaglianza, un valore fondante anche per i cattolici, almeno per quelli che non hanno ancora trasformato la fede in superstizione o folklore. D’altronde se, seppure con fatica, gli integralisti cattolici sono riusciti a superare lo shock della Terra sferica, con fiducia scommettiamo sulla possibilità che riescano prima o poi a rassegnarsi all’uguaglianza e al rispetto della Carta Costituzionale, abbandonando l’illusione di essere superiori a chicchessia o tutori di alcunché».

Lo scorso 6 aprile, dopo una quarantina di manifestazioni in 30 altre città italiane principalmente del Nord, le “Sentinelle in piedi” sono approdate a Roma, dove hanno manifestato in piazza del Pantheon di fronte ai turisti incuriositi e ad un drappello di militanti lgbt che si sono presentati con il triangolo rosa cucito sul petto, a memoria del trattamento subito dagli omosessuali nei lager nazisti. Ne abbiamo parlato con Andrea Rubera, presidente di Nuova Proposta, gruppo che proprio a Roma riunisce periodicamente molti credenti omosessuali.

Dicono che la loro non è un’iniziativa “contro” gli omosessuali, ma solo in difesa della famiglia “naturale” e della libertà di espressione…

Dire che non ci si mobilita “contro qualcuno” a parole, ma nei fatti dichiararsi contro addirittura una legge (quella contro l’omofobia) che dovrebbe avere al centro la cura della serenità delle persone omosessuali e transessuali, credo sia una profonda contraddizione. Affermare che l’idea di famiglia e gli affetti di un’altra persona mettono a rischio la propria idea di famiglia e i propri affetti rappresenta espressione di chiusura e paura. In questo, sono loro ad essere contro la libertà di espressione dell’altro.

In che senso il ddl Scalfarotto minaccerebbe la famiglia “naturale”?

Non si capisce perché il ddl li preoccupi, visto che, a seguito delle modifiche nell’iter parlamentare, lo stesso disegno di legge prevede esplicite deroghe per quelle persone che esprimono il proprio punto di vista in virtù della loro appartenenza religiosa o politica. Sono i fatti a dimostrare, quindi, l’inconsistenza dei timori che questi movimenti portano in piazza.

Parliamo del confine tra libertà d’espressione e violenza omofobica: in casi estremi, può la libertà uccidere?

Parlando in ottica cristiana, credo che il centro del ragionamento debba sempre essere l’accoglienza e la cura dell’altro. Nel caso specifico, nessuno impone a nessuno di essere pro o contro i matrimoni o le adozioni gay. L’espressione, spero siamo tutti convinti, è libera. Bisogna, però, entrare nel modo e nel contesto di quella libera espressione. Se un adolescente gay sente definire «un abominio» un aspetto fondamentale della propria vita, l’affettività, questo non costituisce reato ai sensi delle leggi attuali, ma potrebbe lasciare una traccia psichica indelebile nella vita di quel ragazzo. Se quel ragazzo poi, che magari aspira a realizzarsi attraverso la costruzione di una famiglia, si sente dire che «l’unica famiglia è quella tra uomo e donna» o che «tuteleremo solo i diritti individuali perché i gay devono esprimere la loro affettività solo a casa loro», anche in questo caso riceverà il messaggio che la sua vita e il suo affetto non hanno pari dignità di quello dei suoi coetanei, e che può essere causa di stigma. Se poi il ragazzo è anche vittima di bullismo omofobico, deriso a scuola, e magari non è accettato in famiglia, allora la percezione di “impossibilità di progettualità” diventa talmente forte da poter arrivare anche a gesti estremi. Quanti giovani gay si sono tolti la vita, a Roma, negli ultimi anni? [v. Adista Notizie n. 39/13].

Secondo le Sentinelle il ddl è anche inutile, essendo la violenza già perseguita come reato. E aggiungono con ironia che, seguendo il ragionamento della legge, bisognerebbe prevedere aggravanti anche per altre situazioni, come le persone diversamente abili…

La Legge Mancino protegge gruppi che, per la propria natura di minoranza, possono essere oggetto di violenza e discriminazione. È una singolarità tutta italiana che tra queste categorie non rientri l’orientamento sessuale, perché è un fatto che, nella nostra società, i gay sono stati da sempre oggetto di emarginazione e violenza. Ne è prova il fatto che l’omosessualità sia stata considerata un tabù al punto da costringere moltissimi omosessuali a passare una vita intera a nascondersi, nella negazione di una vita affettiva alla luce del sole. Per quanto mi riguarda, ogni segmento sociale che possa essere oggetto di queste violenze e discriminazioni dovrebbe ricevere una forma di tutela extra, ovvero quella della Legge Mancino. Se si ravvisasse che i disabili patissero questo stigma, sarei d’accordo ad estendere anche a loro questa extra tutela.

La paura è che prima o poi si arrivi al matrimonio gay. I movimenti della destra cattolica parlano di un oscuro progetto di qualche lobby gay per sovvertire la società tradizionale e la famiglia “naturale”…

Sentinelle e movimenti affini (tipo La Manif pour tous Italia) hanno costruito ad arte questo spauracchio della lobby gay e del fantomatico complotto per sovvertire l’ordine naturale del mondo. Questo mi ricorda moltissimo quanto fatto nel secolo scorso per giustificare la persecuzione e il razzismo nei confronti degli ebrei, quando si inventò anche in quel caso un complotto. Oggi, in questo momento, ci sono ragazzi gay e ragazze lesbiche che frequentano scuole, centri sportivi, oratori, comunità cattoliche, e che non fanno parte di nessuna lobby. Anche loro hanno diritto di vivere in serenità, di vedere riconosciuta la propria identità, di poter sviluppare la propria progettualità, senza investire tutte le energie a nascondersi e proteggersi dagli ambienti che dovrebbero essere “casa” anche per loro. Ci sono poi i figli di famiglie composte da genitori dello stesso sesso, e non fanno parte, nemmeno loro, di lobby. Dovrebbe essere dovere di tutti noi creare contesti in cui possano crescere sereni, disponendo di strumenti che rappresentino “anche” la loro famiglia, per rafforzare identità e senso di appartenenza. Invece quei bambini sono oggi al centro di una crociata senza sconti contro la cosiddetta “ideologia di genere”, che di fatto demonizza e discrimina la loro famiglia, impedendo lo sviluppo di programmi scolastici che offrono agli educatori un percorso formativo ad hoc. Si pensi alla polemica sui fascicoli contro bullismo e omofobia nelle scuole [v. Adista Notizie n. 9/14].

Perché ancora oggi molti cattolici ritengono di dover manifestare la loro fede portando avanti crociate contro persone solo perché diverse? Cosa c’entra Gesù con il rifiuto delle persone omosessuali e dei loro diritti?

Credo che questo accada quando il messaggio di Cristo lascia il posto alla difesa di una identità culturale, che nulla ha a che fare con l’insegnamento evangelico. Ne è prova l’alleanza che questi movimenti fondamentalisti hanno stretto con i cosiddetti “atei devoti”. Cristo ci ha insegnato a guardare il prossimo con gli occhi del cuore, ad incontrarlo, ad amarlo. Cosa viene propagandato invece dalle Sentinelle e dai loro amici? Che alcune persone – diverse, ma anch’esse “il prossimo” – con le loro vite, i loro affetti e i loro figli rappresentano un pericolo. Mi viene da pensare molto all’approccio dei farisei che, al tempo di Gesù, per paura di “essere resi impuri” rifiutavano il contatto con le persone che giudicavano “fuori dalla legge”. Mi sembra che Gesù ci inviti chiaramente a superare questo atteggiamento, e lo fa anche papa Francesco, quando invita i pastori a stare con le pecore fino a sentirsi addosso il loro odore.

Certe posizioni sembrano ormai profondamente radicate. Come se ne esce?

Vorrei concludere invitando tutti ad abbandonare la logica del “muro contro muro” e a ripensare le proprie azioni, invece, nelle logica dell’incontro dell’altro. Come diceva Oscar Wilde: «Le cose vere della vita non si studiano né si imparano, ma si incontrano».

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