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Berlusconi, i perseguitati siamo noi! di V.DellaSala

don Vitaliano della Sala
www.adistaonline.it

Che tristezza! La politica in Italia è diventata una tragica fiction, un “Truman Show” infinito, un Grande fratello che va in scena h24, con tanto di confessionale, di liti finte, di comportamenti che sembrano spontanei e invece sono calcolatissimi. Si promette, si dichiara, si smentisce senza nessuna coerenza e decenza.

Si mette in scena una politica-spettacolo costruita sugli effetti speciali, sui sondaggi, che orienta l’elettore senza aiutarlo a ragionare, che sacrifica i valori e gli ideali sull’altare dell’idolatria giovanilistica, della velocità che non costruisce nulla, dell’esaltazione di un “fare” che fa poco, un fare-presto che non significa affatto fare bene.

Forse noi italiani abbiamo abbassato la guardia e permesso a Silvio Berlusconi di essere protagonista politico per venti anni. Non che abbia conquistato il potere con un colpo di Stato, ma con una ricchezza smisurata, frutto anche di frode, con la proprietà illegale di televisioni e altri mezzi di comunicazione, con promesse irrealizzabili. Sicuramente non ci sono state pari opportunità tra lui e quasi tutti gli altri italiani.

Lo stesso è avvenuto per le sue vicende giudiziarie: dopo aver trascinato i suoi processi per anni, grazie a costosi avvocati, a leggi ad personam, alla cecità di tanti e alla poco incisività dell’opposizione, nemmeno di fronte alla condanna definitiva per frode fiscale si è rassegnato a farsi da parte, dicendosi vittima di un’immaginaria persecuzione da parte della magistratura.

A pensarci bene, siamo stati noi italiani ad essere perseguitati dalle sue squallide vicende politiche e giudiziarie. Per fargli fare un doveroso passo indietro non è bastata la condanna che, anzi, è diventata occasione di caos istituzionale e politico; dopo è arrivata l’ovvia espulsione dal Senato e la conseguente incandidabilità, occasione per una nuova puntata della tragi-fiction.

E poi il “problema di Stato” dell’agibilità politica, come se la condanna non ci fosse mai stata. Il Paese ha tirato un sospiro di sollievo quando, infine – ma sicuramente non è ancora finita! – nell’udienza per decidere la blanda pena da scontare ai servizi sociali, i giudici, in maniera per nulla persecutoria, l’hanno contabilizzata in appena quattro ore a settimana, per nove mesi, in un centro per anziani; e giù altre polemiche e, stiamone certi, la probabile strumentalizzazione anche degli ignari vecchietti.

Tutti a scontrarsi sulle forme e pochi sulla sostanza, che è indiscutibilmente semplice: Berlusconi ha commesso un reato gravissimo per un politico, per questo reato è stato blandamente condannato, dopo aver avuto la possibilità di difendersi con ogni mezzo. In un Paese normale, semplicemente si sarebbe ritirato a fare il nonno; invece in Italia gli fanno decidere le riforme istituzionali e costituzionali, resta capo di un partito e per poco non lo incoronano padre della patria. Mi si dirà che riceve ancora un vasto consenso!

Innanzitutto occorrerà vederlo nei fatti, semmai con una legge elettorale che non sia l’ennesima porcata; inoltre, ipotizzando che la mafia proponga il nome di Riina in un simbolo elettorale e la gente lo voti, fatte le dovute distinzioni, potremmo concretamente rischiare di ritrovarcelo nelle istituzioni o a capo di un partito? Quello che vale per Berlusconi perchè non dovrebbe valere per altri?

In fondo, sembra che molti politici, o presunti tali, cerchino solo gente – come dice Oriana Fallaci in Un uomo – «ordinata, disciplinata, intruppata, davvero gregge che va dove vuole chi comanda, chi promette, chi spaventa, a occhi chiusi tanto non c’è neanche bisogno di vedere la strada, la strada è un fiume compatto di lana che approderà alla piazza (anche virtuale, nda) scelta dal potere in carica… piazza Venezia a Roma e viva Mussolini, piazza San Pietro in Vaticano e viva il papa, Alexanderplatz a Berlino e viva Hitler, piazza Rossa a Mosca e viva Stalin, anzi viva Krusciov, anzi viva Breznev, viva chi capita, cioè viva chi sta in cima alla montagna, mai viva i cristi che muoiono perché le pecore diventino uomini e donne».

In molti vogliamo illuderci che Berlusconi questa volta sia veramente finito, e forse è vero. Ma la domanda da porci è un’altra: con la sua probabile uscita di scena finirebbe magicamente anche il berlusconismo? A Renzi, ai renziani e al renzismo l’improbabile risposta!

* Amministratore parrocchiale a Mercogliano (Av)

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