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Un abbraccio per la vita di B.Manni

Beppe Manni
Pasqua 214 (dalla gazzetta di Modena)

Il 15 aprile in un paese della provincia di Maranderam in Iraq, il giovane Balal di 21 anni sta per essere impiccato: aveva accoltellato un coetaneo. La madre di Abdollah il ragazzo ucciso anziché dare un calcio alla sedie che separa la vita dalla morte del condannato a morte, si avvicina e dopo avergli dato uno schiaffo simbolico, esige come prevede la legge, di sospendere la esecuzione. Le due madri si abbracciano, i presenti piangono e battono le mani.

Questo gesto di grande civiltà, viene dal mondo dell’Islam non dall’America cristiana che brucia sulla sedia elettrica, avvelena o impicca i suoi condannati a morte.

C’è un Islam fanatico che abbatte le torri gemelle, lapida le donne e manda ragazzini a suicidarsi in nome di Allah. La grande maggioranza dei musulmani, a noi sconosciuta, grazie alla fede al dio misericordioso e a un tessuto sociale legato ad una comunità “tribale” che noi abbiamo perduto, è profondamente religiosa e ancora a contatto con la realtà quotidiana. Ad esempio.

Attraverso la decima aiuta direttamente i poveri del proprio villaggio. O come in questo caso una madre ha il diritto di impedire una condanna a morte con un risarcimento in denaro o solo attraverso uno schiaffo…Per significare che il male esiste e il reo deve in qualche modo pagare.

Parliamo dei fondamenti cristiani dell’Europa, ma la parola di Gesù del perdono, dell’amore ai più poveri, della condivisione dove sono finiti? Sono presenti solo come testimonianza personale o in piccoli gruppi. Non hanno evitato i macelli di due guerre mondiali, i genocidi e gli attuali conflitti spesso foraggiati dai cristiani occidentali.

Le nostre conquiste sociali sembrano piuttosto il frutto di un pensiero laico e illuminato del 700 liberale e delle lotte politiche del 900.

Questo gesto semplice e umile di due madri irachene che si riconciliano, e perdonano, è rivoluzionario. Tutti noi sappiamo infatti che il perdono e la riconciliazione nella verità e nella consapevolezza delle singole responsabilità, sarebbe il modo per evitare le guerre, superare i conflitti, costruire la pace.

In questi giorni di Pasqua si è parlato di una madre vicino ad un impiccato che sta morendo su una croce. Ma né la madre di Gesù di Nazareth, né la moglie di Pilato riescono ad ottenere la salvezza del giovane innocente. Ma lui perdona dicendo eterne parole come “Padre perdona loro perchè non sanno quello che fanno”.

Il figlio verrà restituito alla madre cadavere e verrà sigillato nella tomba nuova del Giardino di Giuseppe d’Arimatea. Ma grazie a queste parole avrà una lunga vita portatrice di ogni bene.

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