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Tra convivialità e competizione di B.Pavan

Beppe Pavan
Uomini in Cammino, n°2/2014

…vivono, e soffrono, le nostre differenze e le nostre relazioni

La nascita di una nuova comunità di base è certamente un evento positivo… soprattutto, è un evento che germina dalla libertà personale. Ma quello che è avvenuto a Pinerolo presenta anche aspetti diversi, dal mio punto di vista non solamente positivi. Voglio ragionare ancora sulle vicende che recentemente hanno coinvolto la nostra Cdb, abbandonata da un gruppetto di sorelle e fratelli che ha condiviso la scelta di Franco Barbero di lasciare la Cdb “storica” per dar vita, sempre a Pinerolo, a un’altra comunità di base. Questa decisione non è stata, in realtà, che l’atto conclusivo di un processo di allontanamento che è cominciato molti anni fa. Dal suo punto di vista è un approdo coerente. Molto meno dal mio. Anche alla luce di quanto ci ha detto Cecilia Tibaldi a Piossasco (nell’incontro regionale delle Cdb del Piemonte il 23 febbraio scorso), riflettendo sul libro Alla ricerca del Dio vivente di Elizabeth Johnson (2012): “C’è una sfida che ci attende (…) Formare comunità di base pluraliste, che uniscano coloro che lottano per la giustizia”. Sfida parzialmente persa, a Pinerolo.

C’è uno strascico di sofferenza, che questo abbandono ha provocato in me, che solo parlarne mi sta aiutando ad elaborare. Parlandone rifletto, perché chi interloquisce con me mi dice la sua e questo mi aiuta ad approfondire e, a poco a poco, a ritrovare pace. La ragione di questa mia sofferenza sta soprattutto nella consapevolezza che non siamo stai/e capaci di imparare a far convivere davvero le nostre personali differenze. E’ una difficoltà che appartiene alla vita, alla nostra umana fragilità – ne sono assolutamente consapevole – non riuscire sempre a praticare ciò che si proclama. Il primo passo è certamente prenderne atto. Ma poi bisogna farne altri: riflettere sulle cause, per elaborare la sofferenza e farne occasione di crescita, di allenamento a diventare “più capaci” in una successiva analoga situazione.

Parlarne non significa giudicare gli altri, individuandoli come i responsabili di ciò che è accaduto e della mia sofferenza. Non lo è nella misura in cui cerco il dialogo con le altrui ragioni e con l’ascolto mi faccio da loro aiutare nella pratica dell’autocoscienza, strada efficace del cambiamento di me stesso, non degli altri. Gli altri sono, in questo caso, i fratelli e le sorelle della nuova CdB e il cerchio di donne e uomini con cui condivido da decenni un percorso di vita convinto e tuttora convincente. E, ovviamente, gli amici del gruppo Uomini e chi leggerà questo foglio

Hanno cominciato le donne, come sempre. Anche nelle Cdb ha soffiato il vento dello Spirito, prendendo i quegli anni (i ’70-’80 del secolo scorso) un nome preciso e impegnativo: femminismo. Le “scomode figlie di Eva” ci hanno raccontato, nel seminario nazionale dello scorso novembre su Si fa presto a dire Dio, le motivazioni che le hanno spinte a intraprendere un percorso “separatista”, fatto di ricerche, incontri e convegni paralleli a quelli delle “case-padri”, le Cdb italiane. Chi volesse saperne di più consulti il fascicolo 2/2013 della rivista Viottoli, che contiene gli Atti di quel seminario. A me interessa riflettere su un dato eclatante: dal 1988 sono passati 25 anni prima che l’insieme delle Cdb italiane manifestasse il desiderio di conoscere contenuti e modalità del percorso fatto dalle donne.

Venticinque anni – riassumo – di “libertà di movimento” da parte delle donne e di sostanziale indifferenza nei loro confronti da parte degli uomini. Sostanza che non cambia anche mitigando, com’è giusto, l’affermazione precedente: non tutti gli uomini sono rimasti indifferenti. E’ vero. Accanto a qualche uomo – ne nomino due, Marcello Vigli ed Enzo Mazzi, per doveroso riconoscimento – che ha sempre letto e riflettuto sugli Atti dei loro convegni, le donne del femminismo e le scomode figlie di Eva hanno avuto, a poco a poco, un impatto positivo su alcuni di noi, uomini della Cdb di Pinerolo che partecipiamo da oltre vent’anni al gruppo di autocoscienza maschile Uomini in cammino.

La “scoperta” e la pratica della differenza sessuale si sono intrecciate, in noi, con lo studio costante del Vangelo di Gesù, con esiti liberatori impensati fino ad allora. Il cambiamento del “maschile” si è rivelato a noi, a poco a poco, come la “conversione di vita” a cui ci sentiamo chiamati da Gesù: conversione che è sessuata, che si traduce in pratiche differenti per gli uomini e per le donne, come irriducibilmente diversi sono i modi di pensare e le forme delle relazioni di donne e di uomini.

Io penso che il conflitto, che si è aperto da anni all’interno della nostra Cdb, affondi qui le sue radici profonde: non tutti gli uomini – e non tutte le donne – della comunità si sono coinvolti in questo cammino di ricerca che andava disvelando la forza della sua novità. Qualcuno ha resistito all’invito a scendere dal piedestallo su cui la cultura patriarcale da millenni ha issato i maschi del genere umano e di cui i gerarchi della chiesa cattolica sono testimonials “speciali” e colonne portanti.

All’interno del movimento delle Cdb e nella nostra, in particolare, il solco si è andato approfondendo. E questa differenza si è manifestata ogni volta che veniva avanzata una proposta – organizzativa o di contenuto – non gradita e, quindi, non condivisa. Il rifiuto evidenziava la competizione. Ogni passo successivo l’ha aggravata e radicalizzata; mentre una parte della comunità proponeva dialogo e confronto e impegno consapevole a gestire il conflitto senza far naufragare la convivialità. A questo sento che continua a chiamarci l’invito evangelico alle pratiche d’amore. Io credo che non basti leggere libri scritti da donne – e non tutti lo fanno. Anche quelli di teologia femminista: c’è chi si ferma a commentare con sincero interesse le riflessioni teologiche, senza lasciarsi però coinvolgere dal femminismo dell’autora; è questo, invece, che può trasformare la vita di chi medita su ciò che legge…

E’ necessario riconoscerne l’autorità, riconoscere la portata evangelica della rivoluzione femminista e comportarci, anche noi uomini, da discepoli attenti e coerenti: non solo farne citazioni intellettuali, ma “convertire” la nostra vita alle pratiche della convivialità, abbandonando lo spirito patriarcale che ci spinge alla competizione. Sono convinto che il conflitto vero non sia quello che si è voluto mettere in scena in questi anni: quello tra uomini, tra “galletti nel pollaio”. Bensì quello, mai riconosciuto, nei confronti delle donne, da parte di uomini che rifiutano di riconoscerne l’autorità, anzi, di riconoscerle tout court, scegliendo di dedicarsi alla polemica tra maschi.

Per la presenza, nel mondo e tra di noi, di donne autorevoli e forti, appassionate e libere, guide sicure per chi sceglie di cooperare con loro a rimettere al mondo il mondo, a farlo “rinascere” prima di tutto nei nostri cuori desideranti e nelle nostre pratiche di vita – come ha detto Gesù a Nicodemo… per questo ringrazio lo Spirito che sta soffiando forte nelle nostre vite personali e in quelle delle nostre comunità. E prego perchè ci aiuti a diventare operai e operaie sempre più efficienti ed efficaci nella costruzione del suo Regno, l’unico regno più democratico di ogni possibile democrazia: il regno dell’amore.

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