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Il Papa pronto alla svolta Cei di L.Sandri

Luigi Sandri
Trentino, 19 maggio 2014

Il papa aprirà questa sera l’Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana. Quella che, in
pratica, è la prima volta che il vescovo di Roma incontra i vescovi del nostro paese, sarà l’occasione
attesa da Francesco per dare ad essi orientamenti decisivi per voltare pagina rispetto al recente
passato. Invero, già un anno fa, il 23 maggio, Bergoglio aveva incontrato i vescovi della Cei; ma,
essendo papa solo da due mesi, non la conosceva ancora bene. Perciò, tra i possibili problemi
concreti ne aveva sfiorato solo uno. “So che c’è una commissione per ridurre un po’ il numero delle
diocesi tanto pesanti; non è facile”.

Le diocesi in Italia sono 226, un numero esageratamente alto rispetto ad esempio a Francia o Spagna; e poi alcune sono piccolissime e altre, come quella di Milano, una delle più grandi del mondo. Già il Concordato del 1929 aveva ipotizzato che, in prospettiva, le diocesi fossero coincidenti con le province; ma né allora né poi si fatto molto (però le diocesi di Trento e Bolzano-Bressanone coincidono con le rispettive province). Un altro tema che forse Francesco affronterà – a parte le linee direttrici che proporrà per quanto riguarda la vita della Chiesa cattolica in Italia, e il rapporto con il potere politico/economico – è quello del presidente della Cei (ora il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova): chi, in futuro, lo dovrà scegliere?

Tutte le Conferenze episcopali del mondo eleggono il loro presidente; ma, essendo il vescovo di Roma primate di Italia, finora il suo presidente è stato di nomina papale, anche se Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno sentito alcuni cardinali residenziali italiani prima di
decidere, poi, liberamente e autoritativamente. Ma Francesco – a quanto pare, e in colloqui riservati
– ha espresso il desiderio che anche la Cei faccia come le altre Conferenze episcopali. Essa, però,
nei suoi vertici (il Consiglio permanente), non ha voluto assumersi questa responsabilità, preferendo
proporre ai vescovi di votare una rosa di nomi – quindici? – da presentare al papa, che tra essi
sceglierebbe il presidente. La ragione addotta per questa procedura è che il papa è vescovo di Roma
e primate d’Italia. Ma, forse, la Cei ha voluto (finora) evitare che diventino palesi le diverse e,
spesso, contrapposte visioni pastorali che la percorrono.

Molti vescovi, infatti, voterebbero forse per l’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, rappresentante del continuismo con papa Ratzinger; molti altri, invece, per Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia, creato cardinale da Francesco in febbraio, e bergogliano-doc. La Cei, ancora gravata dall’eredità del cardinale Camillo Ruini (che, per volere di papa Wojtyla, per tre mandati la guidò come un crociato alla difesa dei “princìpi non negoziabili”, con pesanti interferenze nell’agone politico) fatica – salvo eccezioni – ad acclimatarsi all’aria nuova portata dal papa “gaucho”. Il quale, intanto, già guarda a Gerusalemme, dove sarà domenica prossima.

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