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Eucarestia del 1° giugno 2014 di GruppoDonneCdbSPaolo

CdB San Paolo – Gruppo donne
Eucarestia del 1° giugno 2014 – Ascensione

Canto : “Tutto cambia” (pag. 89 )

Atti (1, 1-11) – Nel primo racconto, o Teofilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio.
Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, “quella – disse – che voi avete udito da me: “Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito santo”. Quelli dunque che erano con lui gli domandarono: “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?”
Ma egli rispose: “Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito santo che scenderà su di voi e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra”.
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”.

Teresa D’Avila – Vita, XXII:  Noi non siamo angeli. Ma abbiamo un corpo; volerci trasformare in angeli mentre siamo in terra è una vera sciocchezza; bisogna che il pensiero abbia qualcosa a cui afferrarsi per l’esperienza quotidiana; è vero che alcune volte l’anima esce da se stessa e che molte altre volte si ritrova così colma di Dio da non aver bisogno di cosa creata alcuna per trovare il raccoglimento; ma questo non succede tutti i giorni; e invece quando si è immersi nelle faccende pratiche o in persecuzioni e ansie, quando non si può raggiungere una così profonda quiete o in momenti di aridità, allora buon amico è Cristo, perché lo vediamo uomo e lo vediamo pieno di debolezze e di affanni, e ci fa compagnia, e quando lo si frequenta molto è poi molto facile trovarselo vicino.

Matteo (28, 16-20) – In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

Commenti alle letture

Elena
Molti popoli dell’antichità hanno siglato la vita di grandi eroi o di uomini ritenuti eccezionali a vario titolo nell’ambito delle relative culture, con la loro apoteosi (elevazione di un mortale allo stato divino ) e salita al cielo.
Nell’area mediterranea possiamo cominciare dagli Egizi. Nei ‘Testi delle piramidi’ (insieme di formule rituali aventi lo scopo di assicurare l’immortalità e l’ascesa al cielo dei faraoni, i cui primi documenti rappresentati da incisioni risalgono al Regno Antico) si dice del faraone morto:
‘E’ salito al cielo ed ha trovato Re (il dio solare). Si è seduto alla sua destra.’
L’eroe greco Eracle, Ercole per i romani, sentendosi giunto alla fine della vita, va a sdraiarsi da solo sulla pira innalzata per lui, ma, appena le fiamme lambiscono la legna, dal cielo cadono folgori che riducono la pira in cenere e Zeus annuncia che ha stabilito che Eracle entri a far parte dei 12 Olimpi (il gruppo di dei più importanti). Zeus convince poi Era ad adottarlo con la cerimonia della rinascita e, in seguito, Eracle sposerà Ebe avendone due figli.
Anche i Romani conferiscono l’immortalità e l’ascesa al cielo al fondatore della città e loro primo re, Romolo. Lo storico Livio racconta che Romolo, mentre passava in rassegna le truppe in Campo Marzio, improvvisamente scomparve. Nel generale sconcerto si fece avanti un tale Giulio Processo, uomo nobile e di grande autorevolezza, che disse: ‘Ho visto Romolo nel colle Quirinale mentre saliva in cielo e mentre diceva: Romani, coltivate la virtù ed astenetevi dalle discordie tra civili. Così sarete signori di tutte le genti. Ho sentito queste parole mentre quello saliva al cielo.’
In seguito fu eretto un tempio sul colle Quirinale ove Romolo fu adorato come un dio col nome di Quirino.
Nell’Antico testamento il salmo 110,1 recita:
‘Il Signore ha detto al mio signore e re: siedi al mio fianco, farò dei tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi.’
Nel secondo libro dei Re al cap.2 vediamo con quali modalità ha termine la vita terrena del profeta Elia ed è interessante per noi, che stiamo riflettendo sull’Ascensione di Gesù, osservare in quale tipo di relazione egli comunque si pone, e rimane col suo discepolo Eliseo:
‘…Mentre attraversavano [il Giordano] Elia chiese a Eliseo: – Dimmi che cosa posso fare per te prima che il Signore mi porti via. – Vorrei essere l’erede principale del tuo spirito di profeta, rispose Eliseo. – Non è poco! disse Elia, e aggiunse: avrai quello che chiedi se riuscirai a vedermi mentre verrò portato via da te, altrimenti no. – Continuarono a camminare e parlare. Un carro di fuoco con cavalli di fuoco passò in mezzo a loro. Elia fu rapito al cielo in un turbine di vento. Eliseo riuscì a vedere e gridò: ‘ Elia, padre mio! difesa e forza d’Israele…’ . Poi non lo vide più. Allora per il dolore strappò in due i suoi vestiti. Raccolse il mantello che era caduto ad Elia, tornò indietro e si fermò in riva al Giordano. Prese il mantello d’Elia, lo sbatté contro le acque del fiume e invocò: ‘Signore, Dio d’Elia, dove sei?’ Poi , come aveva fatto Elia, colpì le acque ed esse si divisero in due ed egli poté attraversare. Da lontano i profeti di Gerico lo videro e dissero: ‘Lo spirito profetico di Elia è passato ad Eliseo’.
Nel Nuovo testamento al capitolo XX di Giovanni leggiamo che Gesù stesso dice a Maria di Magdala quando le appare risorto: ‘Non mi toccare, perché non sono ancora asceso al Padre mio…’, mentre il racconto di questa sua ascesa viene riportato da Marco e Luca:
‘E il signore Gesù dopo che ebbe parlato con loro fu assunto in cielo, e siede alla destra di Dio. Ed essi andarono e predicarono dappertutto, mentre il Signore cooperava con loro e ne sosteneva la predicazione con miracoli continui.’(Mc.16, 19-20).
Oggi noi cristiani come possiamo intendere il racconto dell’ascensione di Gesù?
Le modalità narrative dei racconti tramandati dalle prime comunità e della successiva scrittura da parte degli evangelisti non può che appartenere al contesto culturale e religioso del tempo: essi hanno chiaramente attinto al patrimonio di immagini e simboli elaborati e usati dagli uomini e dalle donne nel corso di lunghi secoli nell’ambito mediterraneo e medio orientale (come i brevi esempi riportati mostrano) per raccontare il momento cruciale della ‘scomparsa’ di una persona che..sembra impossibile che possa scomparire..Ma…i grandi eroi appunto, coloro che erano stati nella vita immensamente potenti, per un motivo o per l’altro, era impensabile che scomparissero. Ma Gesù non era stato niente di tutto questo: solo un ebreo marginale, morto per giunta nel peggiore dei modi. Ma i suoi discepoli e discepole l’hanno visto risorto, con la concretezza che si tocca, con la concretezza del mangiare insieme …Gesù è VERAMENTE risorto per loro, è sceso così profondamente dentro da essere ormai indelebile. E questo processo interiore è significato, insieme ai racconti della Resurrezione, da quelli della sua Ascesa al cielo per sedersi alla destra del Padre, garanzia che, attraverso l’alta potenza e lo Spirito di Dio, la sua intima unione con noi quaggiù sarà per sempre, così come aveva promesso.

Gabriella
Abbiamo scelto di inserire tra le letture per il giorno dell’Ascensione un brano della Vita di Teresa d’Avila che ci è sembrato adatto per l’occasione.
Qualche parola sulle “mistiche”.
La tradizione giudaica primitiva ignorava il dualismo greco tra anima e corpo. Anche nei Vangeli la promessa non è l’immortalità dell’anima ma la resurrezione, la glorificazione del corpo nella sua piena integrità.
Le mistiche hanno cercato di colmare l’abisso che il sepolcro vuoto aveva spalancato tra il visibile e l’invisibile, tra il corpo e lo spirito, tra la storia e la metafisica. Il loro percorso, fatto anche di visioni e di estasi non è però, o non è soltanto, l’esperienza di una passionalità e di una emotività femminili (laddove ai maschi era riservato il linguaggio della teologia) ma un’espressione di altezza speculativa, di astrazione e di razionalità.
Il corpo, come per Gesù, non è un ostacolo all’ascesa ma l’opportunità di realizzarla, e le donne ne scrivono usando metafore corporee.
Al tempo di Teresa c’erano due tendenze contrastanti: una diceva che bisognava allontanare da sé ogni immaginazione corporea perché qualunque esperienza era un ostacolo alla spiritualità; quindi l’inutilità del fare nel tempo e nello spazio. L’altra tendenza invece era quella di mettere tra le nostre miserie di creature la divinità del corpo di Gesù crocifisso e resuscitato.
Teresa fece la scelta di una esperienza interiore che si alimentasse della storia del Gesù sofferente del Getzemani. Dopo una malattia che l’aveva lasciata prostrata e senza forze notava come “l’anima partecipi della debolezza del corpo”. L’abbiamo sperimentato tante volte anche noi!
La riforma del Carmelo cui aveva lavorato tutta la vita, con gli anni divenne meno rigorosa, ma su una cosa non defletté mai: la scrittura. E questo sia nel senso della lettura della Sacra Scrittura vietata dall’Inquisizione, sia la sua scrittura personale. Passò tutta la vita tra mille difficoltà e sospetti e accettò censure e controlli, ma non smise mai di scrivere credendo nella forza della parola scritta per dire quello che si formava nella sua mente addestrata all’ascolto e all’attenzione.
Questo insegnamento è ancora valido per noi donne che abbiamo vissuto la rivoluzione del femminismo senza soffermarci a concettualizzarne il fenomeno.
Mi viene anche in mente il bel libro di Rocco Pezzano sulla vita di marco Bisceglia, he dette vita ad una delle prime comunità di base italiane, a Lavello in provincia di Potenza (“Troppo amore ti ucciderà” – ed. Grafema, 2013). Marco, ci racconta Pezzano, ebbe tre vite diverse: la prima con la sua comunità, che venne stroncata dall’irruzione della polizia voluta dal Vescovo; la seconda come fondatore dell’Arcigay nazionale dopo il suo coming-out e l’abbandono da parte di quasi tutti i suoi amici; la terza nella quiete di un convento romano, malato e poi morente a causa dell’AIDS. Ebbene, tutte queste esperienze sono state ora ricostruite sulla base di qualche omelia, di alcune lettere, delle notizie sui giornali, ma Marco, tra mille battaglie, non scrisse mai nulla. Peccato!

Momento penitenziale

P. Affinché impariamo ad accettare i distacchi dalle persone amate come parte della nostra vita e del nostro morire.
T. Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.
P. Affinché, al di là delle nostre delusioni e incertezze, la presenza di Gesù accanto a noi ci dia sempre il coraggio di denunciare ingiustizie e soprusi e la volontà di lasciarci coinvolgere.
T. Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.
P. Affinché la fiducia nelle persone e nei popoli prenda il posto della paura e del sospetto.
T. Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.

Colletta – Canto: “L’isola che non c’è” (pag. 88)

Canone n. 43

Preghiera sul pane e sul vino
“perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Matteo 18, 20)
Accostiamoci dunque con fiducia alla mensa del Signore.

Canto: “Tu fidati di me” (pag. 92)

Preghiera finale
T. Che il cielo puro sul mio viso mi prenda,
questo cielo spazzato da grandi nubi,
un vento così forte, un vento che profuma di gioia,
che tutto rinasca purificato dai sogni.
(Simone Weil – “Lampo”)

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