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Le pietre scartate

Ines Valanzuolo
www.womenews.net

“Le pietre scartate. Indagine sulle teologhe in iItalia”. Questo è il titolo del libro della prof.ssa Chiara Canta dell’Università Roma III, presentato alla stampa a Roma Il ventisette maggio presso il Dipartimento di Scienze della Formazione ed è una esplicita dichiarazione di intenti.

E’ infatti un lavoro sociologico non finanziato, durato tre anni, che attraverso somministrazione di questionari, sistemazione e lettura di dati, di grafici e una ricca bibliografia ci dimostra che “ le pietre scartate” sono le teologhe che possono però diventare“ pietre angolari” a fondamenta dell’ “intera costruzione” secondo le parole di Cristo…( Da Marco 12,1-12 Vignaioli omicidi).

Il libro è costituito, dopo presentazione e introduzione, da nove capitoli: Le donne nella chiesa da “silenziose” a teologhe; La ricerca sulle teologhe; L’identità socioculturale e religiosa delle teologhe; I percorsi formativi; L’attività scientifica e didattica delle teologhe ; Vita da teologhe; Il futuro della teologia “femminista”; Dopo il Concilio il sogno delle teologhe; Conclusioni. In appendice il questionario.

L’analisi dell’indagine, coordinata da Vittoria Prisciandaro, alla presenza dell’autrice, è stata condotta da Carlo di Cicco, vicedirettore dell’Osservatore Romano, dalla teologa Renata Natili, dalla biblista Marinella Perroni del CoordinamentoTeologhe Italiane.

Tutte/i d’accordo

– sia sui meriti del libro: illumina un punto in ombra del mondo femminile cattolico; rappresenta una possibilità per il pensiero critico attuale come strumento di acquisizione della realtà; ha profuso energia sulla questione lessicale che rimane aperta perché nella chiesa la parola Gender è ancora elemento di lotta

– sia su un dato che emerge con evidenza: le donne cattoliche, subito dopo il Concilio Vaticano II, nel1965, di fatto nel 1969,appena ne hanno avuto la possibilità si sono iscritte nei corsi di teologia delle Università pontificie. Ciò è avvenuto con una certa gradualità, per i titoli di studio relativi alla licenza e al dottorato e con una certa accelerazione nell’ultimo ventennio.

Conseguenza: quasi il 50% delle intervistate insegna nelle università, il 35% come incaricate, il 21% come docenti invitate, il 19% a contratto, il 12% come ordinarie ,l’8% come straordinarie, il 5come associate, una è docente emerita.

Le cose quindi, con grande ritardo rispetto alla millenaria storia della chiesa, stanno cambiando ma resta il fatto che le donne non sono adeguatamente valorizzate nelle chiese cristiane, la cui gestione in Italia normalmente è maschile e maschili sono le decisioni.

Su questo punto il dibattito si vivacizza. Di Cicco sostiene che il discorso sulle donne deve essere evangelico, basarsi su una pratica che cambia lentamente, porta come esempio il momento della Resurrezione di Cristo la cui certezza è data solo dalla testimonianza delle donne: gli apostoli governavano il da fare, le donne erano le animatrici degli eventi .Questa impostazione delle relazioni è ancora persistente e può variare solo in rapporto a quanto avviene nel più vasto contesto sociale.

Le teologhe presenti invece, basandosi sui dati forniti dalla ricerca e sui loro diversi percorsi da cattoliche, si sentono forti di un sapere fatto di esperienza. Molte hanno preso posizione circa la” nascita di un nuovo femminile cattolico che deve confrontarsi sulla distinzione tra teologia al femminile e teologia femminista, quest’ultima più critica nei confronti della istituzione maschile.”

Non sono fuori dal mondo perché la teologia è anche studio delle relazioni tra individui e società, tra credenti e non credenti. Sentono che le donne vivono le stesse cose degli uomini in modo diverso, che permane in loro il sogno del Concilio Vaticano II che ha dato loro l’accesso alle Università pontificie ma soprattutto ha proposto questioni non risolte come il sacerdozio femminile, ha suscitato
“desideri a tal punto che ci potrebbero essere le condizioni per fare” un sinodo delle donne…” quindi “senza presunzione alcuna si può dire che probabilmente la Chiesa ha bisogno di riscoprire il suo ruolo attraverso la donna.”

Carmelina Chiara Canta, Le pietre scartate. Indagine sulle teologhe in Italia. Franco Angeli ed., 2014, p.21

1 comment

VeraLezzi mercoledì, 18 Giugno 2014 at 14:09

Non sono né una biblista, né una storica ufficialmente riconoscibile, ma mi sento profondamente teologa della mia libera teologia.

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