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I cattolici e la Chiesa al tempo di Renzi e papa Francesco di L.Kocci

Un libro di Francesco Anfossi e Aldo Maria Valli

Luca Kocci
Adista n. 23, 21 giugno 2014

Se i cattolici italiani ignorano l’esistenza di un Progetto culturale animato dalla Conferenza episcopale e i contenuti delle ultime prolusioni del card. Angelo Bagnasco significa che di quello che fanno e dicono i vescovi gli interessa poco o niente. E se i giovani cattolici lombardi vanno sempre meno a messa – come del resto quelli delle altre regioni – ma partecipano più volentieri e numerosi a pellegrinaggi e Giornate mondiali della gioventù vuol dire che si va verso un cattolicesimo vissuto prevalentemente nelle esperienze – anche spettacolarizzate – e nelle relazioni. Insomma tutti i sintomi di un allontanamento non dalla dimensione spirituale dell’esistenza ma dalle direttive ecclesiastiche, come del resto mostrano le risposte al questionario in vista del prossimo Sinodo sulla famiglia e recenti sondaggi che evidenziano una distanza sempre maggiore dal magistero ecclesiastico su temi sensibili come le unioni civili, le coppie omosessuali, la contraccezione, i divorziati risposati e il celibato ecclesiastico. In questo contesto si inserisce l’arrivo di papa Francesco, e la domanda è: ce la farà? E soprattutto che cosa farà? L’«ardua sentenza» non spetterà ai posteri come diceva Alessandro Manzoni di Napoleone, ma si tratterà comunque di attendere un po’ di tempo.

Non offre risposte preconfezionate – e magari rassicuranti – ma pone una serie di questioni il volume di Francesco Anfossi e Aldo Maria Valli, Il Vangelo secondo gli italiani 2 (San Paolo, p. 164, euro 14), seconda tappa (v. Adista Segni Nuovi n. 12/14) di un viaggio a metà fra indagine sociologica (senza pretesa di scientificità, come ammettono gli stessi autori) e inchiesta sul campo che vuole ritrarre come cambiano i cattolici italiani ai tempi di Matteo Renzi (e Beppe Grillo) e papa Bergoglio.

Sul terreno politico, il cattolico Renzi – ma molto diverso sia dagli “atei devoti” alla Giuliano Ferrara chedai nostalgici democristiani alla Casini –, anche grazie allo straordinario successo in termini percentuali alle recenti elezioni europee, ha posto la pietra tombale su qualsiasi possibilità e velleità di Terzo polo centrista, per qualche mese coltivata nei seminari di Todi, come dimostra anche la scomparsa di Scelta civica, dagli autori ribattezzata «sciolta civica». Sul terreno ecclesiale, papa Bergoglio ha portato aria nuova nell’atmosfera rarefatta e immobile della Chiesa, anche se non si tratta della «rivoluzione» gridata dai tetti dai media più laici che cattolici. «Francesco è stato strumentalizzato da più parti – scrivono Anfossi e Valli –: sia dai sedicenti cattolici a tutto tondo, scandalizzati per la presunta inversione pericolosa, sia dai soliti atei devoti, pronti a soffiare sul fuoco dell’altrettanto presunta contrapposizione tra Francesco e Benedetto, sia da certi laicisti, ai quali non è sembrato vero di poter proclamare che adesso, finalmente, la modernità si è insediata sul soglio di Pietro. In realtà il cambio non è di contenuto, né tanto meno di dottrina, ma di prospettiva», togliendo alla «verità» «l’abito intellettualistico e ideologico con il quale spesso viene rivestita dai farisei di turno» per riportarla «sul terreno della relazione».

«E adesso?», si chiedono gli autori. Non hanno una risposta, questa è una storia ancora da scrivere. Il motore è avviato, in quale direzione andrà la Chiesa lo si capirà meglio nei prossimi mesi. Già il Sinodo di ottobre sulla famiglia potrà essere un banco di prova importante. Intanto valgono come ammonizione, ma anche come programma, le parole di mons. Alessandro Plotti, vescovo emerito di Pisa, in un’intervista pubblicata sul mensile dei paolini Jeusus che Anfossi e Valli opportunamente riprendono: «C’è un’autoreferenzialità che non capisco», «bisogna smontare questa idea che la Chiesa ha sempre una parola azzeccata per tutto e per tutti. Questa idolatria della verità va decostruita»

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Gli italiani e le religioni: cattolici ma per tradizione

Luca Kocci
il manifesto, 21 giugno 2014

Quella italiana è una secolarizzazione anomala: 75 cittadini si 100 si definiscono cattolici, ma fra loro solo 22 si ritengono «decisamente praticanti» e addirittura 36 pensano che «si possa vivere bene anche senza Dio». Dalla parte opposta, appena l’11% dei non cattolici coerentemente non ha fatto o non farà «sicuramente» battezzare i propri figli, mentre ben il 61% lo ha già fatto oppure ha intenzione di celebrare il battesimo in chiesa.

L’immagine non è tanto quella di una popolazione “schizofrenica” – vedi i cosiddetti “cattolici non praticanti” o gli “atei devoti” –, ma di una religiosità più formale che sostanziale, frutto di una tradizione plurisecolare ed effetto di un cattolicesimo vissuto più come elemento sociale e culturale che come profonda esperienza di fede. «C’è un’accettazione superficiale del cattolicesimo che viene quasi dato per scontato», spiega al manifesto il sociologo Marzo Marzano, per il quale questa dinamica è causata anche dall’assenza di un vero pluralismo religioso in Italia, dove vige una sorta di «sistema monopolistico. Se fossero presenti delle alternative, gli italiani prenderebbero più sul serio la scelta di diventare o anche solo dichiararsi cattolici», aggiunge Marzano, le cui tesi sono ben argomentate in alcuni suoi recenti volumi come Missione impossibile. La riconquista cattolica della sfera pubblica (Il Mulino) e Quel che resta dei cattolici (Feltrinelli).

I dati emergono da un’indagine demoscopica sui temi della religiosità e dell’ateismo che l’Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti) ha commissionato all’istituto Doxa. I valori generali: il 75% degli italiani si definisce cattolico, il 10% credente senza riferimenti religiosi, il 5% credente in altra religione e il rimanente 10% ateo o agnostico. Scomponendo i numeri, si notano quasi “due Italie”: i cattolici sono più diffusi tra le donne, gli over 54 e nelle regioni del sud; mentre i credenti in altre fedi e gli atei sono maggioritari fra gli uomini, i più giovani e al nord. E la maggior parte degli italiani (il 62%) ritiene che i dogmi e i precetti della Chiesa cattolica condizionino molto (16%) o abbastanza (46%) la vita delle persone. Sarebbe stato utile sapere quali aspetti pensano che siano influenzati dalla Chiesa cattolica, ma l’indagine Uaar-Doxa non lo dice.

La ricerca rivela invece dettagli interessanti su alcuni punti solitamente poco analizzati. Una domanda in particolare chiedeva quanto fosse condivisa l’attuale modalità – prevista dalla legislazione vigente – di insegnamento della religione cattolica nelle scuole, ovvero con i docenti scelti dal vescovo diocesano ma retribuiti dalla Stato, come tutti gli altri insegnanti: la maggioranza della popolazione, il 54%, è in disaccordo con tale sistema (26% «per nulla d’accordo», 28% «poco d’accordo»). Il 38% approva, ma solo un risicato 10% è «molto d’accordo», mentre il 28% si limita ad essere «abbastanza d’accordo» (l’8% «non sa»). L’opposizione all’ora di religione è ovviamente molto più alta fra atei ed agnostici (circa l’80%), ma vince anche tra gli stessi cattolici: 48% contrari, contro 44% favorevoli (l’8% «non sa»).

Un dato però che confligge nettamente con la percentuale di studenti che nelle scuole sceglie di frequentare l’ora di religione: in media l’89,3% – con punte del 93% alla scuola primaria mentre alle superiori la partecipazione è dell’83% – secondo quanto riporta il Rapporto sull’analfabetismo religioso in Italia curato da Alberto Melloni (Il Mulino). Ma è un conflitto solo apparente, perché la scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica, che nella maggior parte dei casi viene effettuata dalle famiglie soprattutto per gli alunni più piccoli, è indice di quella adesione formale o tradizionale al cattolicesimo, anche per evitare ai propri figli, soprattutto nei piccoli centri, di essere bollati come “diversi” e magari messi ai margini o quantomeno guardati “con sospetto”. Una dinamica analoga del resto si verifica anche per il battesimo, visto che oltre il 60% dei non cattolici sceglie di battezzare comunque i propri figli.

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