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Evangelizzazione, non pubblicità al Vangelo di F.Gentiloni

Filippo Gentiloni
Roma, 29 giugno 2014

La religione ha sempre incontrato difficoltà, molte e svariate, tali da alterarne il concetto stesso; un pò dappertutto, con il variare dei secoli e delle istituzioni. Alle difficoltà tradizionali se ne aggiungono oggi alcune nuove o quasi nuove che costringono a considerazioni prima inesistenti.

Fra queste, in primo piano, bisogna fare i conti con la pubblicità, la grande dominatrice dei rapporti sociali nel nostro secolo. Oggi tutti i rapporti sociali sono soggetti alla pubblicità o non esistono. La pubblicità è conditio sine qua non per l’esistenza stessa.

Di tutto, anche della evangelizzazione? Non possiamo non chiedercelo, anche perché oggi si sottolinea che “evangelizzare” è essenziale all’essere cristiani, non è un di più. Lo afferma con chiarezza il documento fondamentale del pontificato di papa Bergoglio, l’esortazione apostolica “Evangelii gaudium”.

“L’attività missionaria rappresenta ancora oggi la massima sfida per la chiesa e la causa missionaria deve essere la prima”. “Una Chiesa in uscita”, dunque. Una comunità di missionari che prendono l’iniziativa. Tutte le porte siano aperte e non si devono chiudere.

Ogni cristiano, dunque, se è autentico, deve essere anche annunciatore. A questo punto, però, nasce un problema nuovo: il problema dell’annuncio comporta inevitabilmente la questione della pubblicità. Fare pubblicità a ciò che si annuncia, fargli “reclame”. Una questione inevitabile, ma anche ambigua, pericolosa.

La pubblicità è sempre pericolosa. Lo conferma la storia antica e recente di alcuni aspetti della pubblicità fatta alla evangelizzazione. Come fare reclame al Vangelo senza omologarlo fra i beni di questo mondo? Ricchezza, benessere, salute, pace, ecc.

Un invito verso la soluzione di questo dilemma viene dallo stesso documento pontificio che afferma che la predilezione dell’annuncio deve venire dai poveri e per i poveri. Così si escludono i possibili fraintendimenti. Sono i poveri, e solo loro, a garantire l’autenticità della evangelizzazione e ad impedirne i fraintendimenti.

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