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Liberaci dal male

Maurizio Girolami
www.riforma.it

«Oggi il problema della politica è che si è svalutata, rovinata dalla corruzione, dal fenomeno delle tangenti». Così si è espresso papa Bergoglio nella sua intervista al Messaggero del 29 giugno. Con la stessa chiarezza con cui aveva dichiarato scomunicati i membri della mafia, della ’ndrangheta e della camorra. Se la corruzione è l’utilizzo improprio del denaro pubblico per fini privati, l’Italia, secondo il Pci (Indice della corruzione percepita, tracciato da Transparency International per 177 nazioni) si colloca al 69° posto, dietro tutti i suoi paesi limitrofi. Gli ultimi casi di uso illegale di denaro pubblico sono l’Expo di Milano 2015, per il quale sarebbero state distribuite tangenti per un milione di euro, e il Mose di Venezia, i cui costi sono lievitati dal 2003 a oggi da 3,5 miliardi circa a 5,5 miliardi. Lo spreco di denaro pubblico, versato dai contribuenti e trasformato in «mazzette» in cambio di appalti, sottrae risorse altrimenti utilizzabili per far funzionare i servizi di base (sanità, istruzione ecc.) generando evasione fiscale e arricchimento privato di corrotti e corruttori.

Expo e Mose evidenziano caratteristiche generali della corruzione. I protagonisti sono politici e affaristi (membri delle mafie e non) e – aggiunge il papa – anche ecclesiastici (vedasi il mons. Giovanni D’Ercole, che rivendica l’affidamento della ricostruzione dell’Aquila all’autorità ecclesiastica). La corruzione è radicata in tutto il territorio nazionale, dalla Sicilia al Veneto. Essa nuoce all’economia perché, favorendo la crescita scandalosa delle diseguaglianze sociali, impedisce lo sviluppo equilibrato dei consumi. Essa «fiorisce» preferibilmente nelle cosiddette «grandi opere» e dovunque operano la grande finanza e i settori economici forti. Oltre ai due esempi citati, si pensi alla Salerno – Reggio Calabria, al progetto del Ponte sullo Stretto, alla cementificazione di coste marittime in Sardegna e altrove, al progetto di costruire la stazione cittadina del Tav scavando il sottosuolo di Firenze, al piano di costruzione di altri 400 Km di autostrade, che aggrava la cementificazione per Kmq dell’Italia in particolare (già ora tripla rispetto alla Germania). Alla faccia del risanamento idrogeologico, della difesa del paesaggio e della valorizzazione del patrimonio artistico e archeologico.

La corruzione finora accertata alligna in quasi tutti gli schieramenti politici, seppure in proporzioni diverse. Basti pensare alle inchieste a carico di ministri, parlamentari, consiglieri regionali e comunali tuttora in carica. Ecco perché le forze politiche di governo, che hanno dichiarato in campagna elettorale propositi di moralizzazione, quando tentano di porre rimedio alla corruzione, non riescono a varare misure semplici e rapide per affrontare il problema.

Tali sarebbero l’inserimento in tutti i contratti della norma della legge Severino per la revoca dell’appalto in caso di gravi violazioni e l’abolizione delle leggi fatte approvare da Berlusconi in funzione dei suoi interessi particolari. Quando si tratta di favorire i «poteri forti» lo si fa in tempi rapidi, mentre si incontrano difficoltà e resistenze quando si tratta di leggi che toccano questi interessi , come accade per l’abolizione dell’immunità parlamentare, il dimezzamento dei parlamentari, degli stipendi degli alti funzionari del Parlamento e dello Stato.

Due osservazioni finali. La corruzione si manifesta anche negli strati sociali medi e bassi, con gli espedienti per aggirare le regole, la mentalità e i comportamenti da «furbi», cui non sono immuni neanche le nostre chiese. E con la corruzione ha a che vedere, da un punto di vista morale, anche il comportamento del governo, che dovrebbe dire con chiarezza che cosa intende fare, anziché cambiare posizione continuamente su questioni di estrema importanza, come le riforme istituzionali o la questione degli F35. Con Monti 130 aerei, con Letta 90, con Renzi dapprima 45, poi, dopo il ricatto di Obama che ha minacciato di aumentare il prezzo degli aerei, di nuovo 90, malgrado il Parlamento abbia rivendicato a sé la decisione al termine della commissione di studio delle necessità effettive dell’Italia. La ministra della Difesa, in visita negli Usa per discutere il piano di acquisto con i dirigenti americani, malgrado abbia visto un F35 perdere pezzi in fase di decollo e incendiarsi, non sembra intenzionata a seguire il buon senso di altri Stati, che hanno fermato la produzione.

Le nostre chiese e i nostri pastori e dirigenti, se si esclude la raccolta di firme contro gli F35, hanno taciuto durante la campagna elettorale. Perché? Per realismo politico? Per il tabù della politica? Per non guastare la buona immagine di cui pensiamo di godere presso il governo? Dovremmo trovare il coraggio di «protestare» contro i nostri silenzi complici, le nostre ipocrisie e incoerenze. Denunciare, confessare, parlare chiaro, non tacere, serve a resistere e seguitare a sperare e anche a dare contenuto alle nostre confessioni di peccato quando diciamo «non indurci in tentazione, ma liberaci dal male».

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