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Quando essere donna è pericoloso

Valeria Fraschetti
www.confronti.net

In India l’aborto selettivo è molto diffuso, con il risultato che ci sono 37 milioni di uomini in più rispetto alle donne. Le figlie femmine sono considerate un peso: a loro si prestano meno attenzioni, per la loro istruzione le famiglie tendono a spendere meno soldi. E ogni ora una donna viene uccisa da mariti o suoceri.

I corpi, violati e senza vita, di due giovani che pendono da un albero di mango. È l’immagine che settimane fa ha fatto il giro del mondo destando un’ondata d’indignazione e che resterà nella Storia come una delle più eloquenti testimonianze dei pericoli che insidiano le vite delle donne dell’India. Eppure, il pervasivo fenomeno degli stupri è purtroppo solo un tassello di un complesso e variegato mosaico di fotogrammi altrettanto drammatici, ma ancora spesso sottaciuti, sulla condizione femminile indiana.

Dei tanti paesi dove le vite delle donne sono una gimcana tra abusi e soprusi, l’India è uno dei pochi dove queste possono vedersi negato persino il diritto alla nascita. Mentre la marcia economica del paese avanza, la classa media s’ingrossa e le tv entrano persino negli slum, l’atavica preferenza per i figli maschi resiste. Incredibilmente. Una bimba viene ancora percepita da molte famiglie come una zavorra economica e sociale. Tanto vale disfarsene: la pensavano così cent’anni fa come oggi. Con la differenza che ora esistono tecnologie a basso costo – vietate per legge, ma di fatto accessibili – per scoprire il sesso di un feto. Così la pratica di abortire feti femminili non solo resta rampante, è persino cresciuta. Col risultato che in India ci sono 37 milioni di uomini in più rispetto alle donne. Un «genocidio di genere», come lo definì l’Economist.

La preferenza per i maschi è tale che le bambine che vedono la luce hanno comunque meno probabilità di ricevere cibo e cure dei fratelli. Lo dicono i dati sulla mortalità infantile delle femminucce, che in alcune regioni è più alta del 6% di quella maschile. Allo stesso modo i sacrifici sostenuti per educare un figlio non sono gli stessi che merita una figlia, se l’analfabetismo femminile è più alto del 20% di quello maschile. Forbici sociali che raccontano di una società che vuole mostrarsi moderna ma resta ancora fortemente tradizionalista. Ma anche discriminazioni innescate da un altro antico costume duro a morire: la dote nuziale. Ovvero, l’usanza della famiglia della sposa di omaggiare lo sposo di doni, il «balzello» per accollarsi l’onere di una moglie. Una pratica che negli anni è andata diffondendosi tra tutte le caste, ma anche ingrassando con il consumismo. Per molti è diventata un mezzo per accedere rapidamente a beni come frigoriferi e automobili. Col risultato che la dote è diventata anche più letale. Ogni ora infatti una donna viene uccisa da neo-mariti e neo-suoceri per via di un bottino nuziale giudicato troppo misero.

Perché – pensano ancora in tanti – mettere al mondo una bambina, se in futuro sarò costretto a indebitarmi per la sua dote? Perché pagarle gli studi se poi il suo reddito andrà a ingrassare la famiglia del marito e non la mia? Perché crescere una figlia che un giorno rischia di perdere la verginità fuori da un matrimonio, infangando la reputazione di famiglia? È questa mentalità ancora largamente diffusa (e la povertà che la rafforza) a far sì che il paese che ha avuto una signora, Indira Gandhi, come premier già negli anni ‘60, che oggi vanta manager in sari nelle banche e nelle aziende, sia anche il più pericoloso dove essere donna tra gli Stati del G-20 (studio Reuters Foundation).

Eppure qualcosa sta cambiando. La presenza d’impiegate nei luoghi di lavoro è in aumento, la forbice tra l’analfabetismo femminile e maschile si sta accorciando e, soprattutto, le donne cominciano a dire «basta». Dopo il barbaro stupro di gruppo subito da una studentessa nel 2012, mamme e figlie del Subcontinente hanno preso a scendere in piazza sempre più spesso per dire basta col silenzio sugli abusi che subiscono. Lottare per il proprio rispetto inizia a non essere più un tabù. Può sembrare poco, ma in un paese dove i cambiamenti sociali richiedono ere geologiche non lo è.

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