Home LGBTQ: fede, diritti, lotta all'omofobia Se omofobia fa rima con (Regione) Lombardia

Se omofobia fa rima con (Regione) Lombardia

Giampaolo Petrucci
Adista Notizie n. 27 del 19/07/2014

Un nemico invisibile e tentacolare si sarebbe messo all’opera per sovvertire l’ordine costituito dalla natura, screditando lentamente il ruolo della famiglia tradizionale, fondata sull’unione tra un uomo e una donna, nella società italiana, a partire dall’educazione dei bambini nelle scuole. È proprio per arginare questa deriva che si sono levati gli scudi dei crociati del centrodestra lombardo, capitanati dal capogruppo leghista al Pirellone, Massimiliano Romeo, che hanno presentato e approvato, il 1° luglio scorso in Consiglio regionale, la “Mozione concernente le iniziative per la tutela della famiglia naturale”. Nel testo non si parla di “ordine divino” o delle motivazioni di carattere religioso di tale iniziativa, ma sembra evidente che il brodo culturale in cui è stato partorito sia quello del cattolicesimo conservatore italiano, il quale trova nei partiti omofobi e tradizionalisti un alleato naturale e il braccio armato per le battaglie anti-gay, sempre in voga nonostante il “nuovo corso” pontificio abbia messo all’angolo l’interventismo politico della Chiesa sui “valori non negoziabili”. Emblematiche, in tal senso, alcune iniziative di amministrazioni locali (v. per esempio Adista Notizie n. 13/14), o le mobilitazioni su scala nazionale delle Sentinelle in piedi (v. Adista Notizie nn. 15 e 23/14) e della Manif pour tous, tutte in campo per frenare l’allargamento dei diritti civili alle coppie omosessuali e per rivendicare il loro “diritto all’omofobia”.

Il punto di vista della mozione è esplicitato sin dalle premesse: «La famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna rappresenta l’istituzione naturale aperta alla trasmissione della vita e l’unico adeguato ambito sociale in cui possono essere accolti i minori in difficoltà, anche attraverso, in casi estremi, gli istituti dell’affidamento e dell’adozione». Affermazione che esclude la possibilità per le coppie omosessuali di adottare minori, e alla quale segue, poche righe dopo, quella – molto cara anche ai vescovi italiani – relativa all’opportunità di stanziare denaro pubblico «al fine di garantire ai genitori un’effettiva libertà nella scelta della scuola per i propri figli, senza essere costretti a sostenere, direttamente o indirettamente, spese supplementari che impediscano o limitino di fatto tale libertà». Che equivale, fuori dalle righe, ad un’implicita richiesta di finanziamento delle scuole private, in stragrande maggioranza cattoliche.

Tali dichiarazioni di principio, che peraltro non trovano che un piuttosto blando riscontro nelle richieste concrete avanzate dalla mozione, sono motivate dal fatto che «in tutto il Paese, con il pretesto di combattere “inutili” stereotipi, si stanno moltiplicando i casi di aperta propaganda contro la famiglia naturale, soprattutto nel mondo scolastico». Sotto accusa le iniziative contro l’omofobia tra i banchi di scuola (letture di romanzi, proiezioni di film, seminari, ecc.) realizzate in alcuni istituti italiani, riprese anche dalle cronache locali e nazionali, e che, dicono gli estensori del testo, intendono imporre «un modello di società che prevede l’eliminazione delle naturali differenze tra i sessi». Nel mirino degli estensori, inoltre, sono finiti anche: il ddl Scalfarotto – passato alla Camera e ora al vaglio del Senato, che propone di estendere le aggravanti di pena previste dalla Legge Mancino per i reati di omofobia e transfobia – il quale, dicono, consegnerebbe al carcere chiunque fosse contrario al matrimonio omosessuale; «la strategia dell’Unar» (l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali del Dipartimento delle Pari Opportunità, Presidenza del Consiglio dei Ministri), che ha realizzato i tre opuscoli contro omofobia, bullismo e discriminazione destinati agli insegnanti delle scuole primarie, secondarie di primo grado e di secondo grado (poi bloccati dopo le polemiche scatenate dal quotidiano dei vescovi Avvenire), e che, attaccano, «mira nei fatti a destrutturare la famiglia naturale»; e, infine, il “Documento standard per l’educazione sessuale in Europa”, redatto dalla sezione Ue dell’Organizzazione mondiale della Sanità, colpevole di prevedere «tra l’altro, nella fascia di età fra i quattro e sei anni, l’introduzione alla masturbazione infantile precoce, la capacità di identificare i genitali nei dettagli e l’identità di genere, ovvero la scelta se essere maschietti o femminucce».

A fronte di queste riflessioni, la mozione approvata dalla maggioranza di centrodestra (Lega Nord, Ncd, Lista Maroni, Fi-PdL, Fratelli d’Italia), impone alla Giunta di trovare «una data per la celebrazione della Festa della Famiglia Naturale, fondata sull’unione fra uomo e donna, promuovendone sia direttamente sia indirettamente attraverso scuole, associazioni ed enti locali la valorizzazione dei principi culturali, educativi e sociali»; impone inoltre alle istituzioni lombarde di «chiedere al governo centrale la non applicazione del Documento standard per l’educazione sessuale in Europa». L’iniziativa del centrodestra al Consiglio della Regione Lombardia arriva a ridosso del Milano Pride 2014 (il Gay Pride milanese), evento che si è celebrato il 28 giugno con il controverso patrocinio della Regione Lombardia, approvato dal Consiglio di Presidenza grazie al voto “di rottura” del vicepresidente leghista Fabrizio Cecchetti.

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QUELLO STRETTO LEGAME TRA FONDAMENTALISMO E DECLINO. INTERVISTA A GIANNI GERACI

Giampaolo Petrucci

Una mozione (la 263) del Consiglio della Regione Lombardia, approvata il 1° luglio scorso dalla maggioranza leghista e di centrodestra, chiede alla Giunta di istituire una festa della famiglia “naturale” e al governo di respingere il Documento standard per l’educazione sessuale in Europa, diramato dall’ufficio europeo dell’Oms per un’educazione sessuale dei bambini libera da stereotipi e non condizionata dalle ideologie politiche e religiose (vedi articolo precedente). L’ennesima trovata, che si colloca in un panorama nazionale di iniziative anti-gay piuttosto movimentato, in cui l’elemento religioso e quello politico si intrecciano in una forma inedita e apparentemente indipendente, che comunque sembra stridere con il “nuovo corso” inaugurato da papa Francesco. Il papa «ha abbandonato i toni da crociata sui valori “non negoziabili”, che avevano contraddistinto invece i due pontificati precedenti», ha affermato Gianni Geraci (portavoce del gruppo di milanesi omosessuali “il Guado”), con il quale abbiamo scambiato alcune impressioni a margine della mobilitazione del Consiglio regionale lombardo. «Questo ha provocato, in quei cattolici che identificano tout court la difesa di questi valori con la sostanza della fede, a sentirsi in qualche modo “orfani”, e a reagire rabbiosamente facendosi carico in prima persona di quella crociata. E così, se il papa e alcuni vescovi lasciano passare timidi segnali di apertura, dagli ambienti integralisti e fondamentalisti arrivano attacchi sempre più violenti che hanno due obiettivi: primo, non far passare l’idea che anche l’omosessualità sia portatrice di valori positivi; secondo, influenzare le strutture della Chiesa italiana affinché, nonostante i nuovi toni utilizzati dal papa, non abbandoni le vecchie battaglie, per molti l’unico vero motivo di identificazione con la Chiesa cattolica». Di seguito l’intervista a Gianni Geraci.

La Mozione 263 sembra più una dichiarazione di principio, a ridosso del Gay Pride milanese del 28 giugno, che un reale intervento politico. Le proposte finali infatti risultano piuttosto blande rispetto alle premesse…

La mozione approvata dal Consiglio regionale della Lombardia tocca due temi. La richiesta di individuare una data per una festa della famiglia “naturale” è chiaramente una reazione simbolica alla grande mobilitazione milanese del 28 giugno, che ha portato in piazza più di 50mila persone. Gli effetti di questa richiesta li vedremo nei prossimi mesi: conoscendo la memoria cortissima di certi politici potrebbe anche succedere che della festa non si faccia più nulla. Più grave è invece la seconda parte della mozione, quella in cui si chiede al governo di non applicare il “Documento Standard per l’educazione sessuale in Europa”. Si tratta in sostanza dell’ennesima operazione oscurantista, con cui si censura qualunque tentativo di fare informazione seria e scientificamente fondata sulla sessualità.

Scorrendo il testo della mozione, i principi enunciati appaiono per lo più ideologici e a tratti deliranti…

Lo scontro tra il fondamentalismo religioso e la modernità è basato proprio sullo stravolgimento del linguaggio: e così, la tutela di una minoranza di cui non si vuole riconoscere la dignità diventa «un attentato alla libertà di opinione» (ma su questa strada diventano un attentato alla libertà anche le tutele delle minoranze religiose o razziali, previste dalla Legge Mancino); i risultati delle scienze umane che portano a una diversa comprensione dell’omosessualità diventano «il complotto per l’affermazione delle teorie del gender» (che, va notato per inciso, con l’omosessualità non c’entrano proprio niente); le proposte di legge che intendono regolamentare le unioni tra le persone dello stesso sesso diventano «un complotto della lobby gay per distruggere la distinzione tra maschio e femmina»; la famiglia nucleare di impianto borghese (un padre, una madre e dei figli) diventa la famiglia “naturale” (definizione priva di fondamento storico e antropologico). Insomma, purtroppo a molti, che hanno fatto dell’adesione al fondamentalismo religioso uno strumento per riciclarsi in un panorama che li vede sempre più isolati, i risultati delle scienze umane non interessano affatto: a loro interessa creare un nemico (gli omosessuali) nella speranza di recuperare un po’ di consenso.

Eppure questi politici hanno un grande seguito perché fanno leva sulle paure di alcuni cattolici che vedono minacciati i loro valori di riferimento. «Evitiamo che chi è normale si debba sentire diverso», ha detto un assessore in aula durante il dibattito…

A pochi chilometri dalla faraonica sede della Regione Lombardia, sulla porta dell’ex ospedale psichiatrico “Paolo Pini”, campeggia una frase di Franco Basaglia: «Da vicino nessuno è normale». Chi non si rende conto che la diversità è una grande ricchezza è destinato a costruire una società sterile, inevitabilmente condannata al declino. E nella società italiana, prigioniera delle lobby fondamentaliste, i segni del declino e del degrado sono aumentati e hanno iniziato a toccare gli ambiti più disparati: dalla formazione universitaria all’economia, dall’integrazione sociale alla cultura. Purtroppo sono pochissimi gli intellettuali e i politici che sottolineano lo stretto legame che c’è tra invadenza del fondamentalismo e declino della cultura, della società e dell’economia anche perché gli ambienti fondamentalisti hanno una capacità di condizionare la politica e l’informazione che è davvero impressionante se si pensa all’inconsistenza dei loro argomenti: il fatto che qualcuno possa dire che una legge come la Mancino (che non ha mai creato problemi da quando è entrata in vigore nel 1993) possa improvvisamente diventare un attentato alla libertà di opinione, dimostra che anche le bugie più sfacciate possono affermarsi.

Pensi che ci sia qualche intreccio tra le iniziative anti-gay (in piazza e nelle sedi istituzionali) e la Chiesa cattolica? Le Sentinelle in piedi, ad esempio, si definiscono “aconfessionali e apartitiche”, e nella Mozione 263 non compare alcun richiamo religioso…

Non credo che definirsi “aconfessionali” sia una novità: già ai tempi del referendum sulla fecondazione assistita o del caso Englaro, chi portava avanti certe crociate diceva di farlo perché spinto da motivazioni “razionali” che andavano al di là dell’appartenenza religiosa (il grande spazio che veniva dato ai cosiddetti “atei devoti” non era altro che un corollario di questa scelta di fondo). D’altra parte, basta dare un’occhiata ai libri che le Sentinelle in piedi leggono durante le loro manifestazioni: chi partecipa a questo genere di iniziative, e si dichiara aconfessionale, proviene per lo più dai movimenti che hanno occupato la Chiesa negli ultimi vent’anni. E anche l’appoggio della Chiesa a queste iniziative non si è mai fatto attendere troppo: basti pensare agli interventi del card. Bagnasco, agli articoli di Avvenire e dei settimanali diocesani, alle conferenze che molte parrocchie hanno organizzato per parlare delle “conseguenze negative dell’ideologia del gender”. Forse l’unica novità è rappresentata dall’atteggiamento della Santa Sede, che fino ad ora non si è lasciata coinvolgere.

In Italia il clima contro i gay sta diventando sempre più ostile. Che messaggio ti senti di lanciare dopo quest’ennesima offensiva del Consiglio regionale lombardo?

Prendo in prestito una frase del Mahatma Gandhi: «All’inizio ti ignorano, poi ti deridono, quindi ti combattono. Ma alla fine vinci». Con noi omosessuali i fondamentalisti di tutte le fedi si stanno comportando esattamente così: per secoli ci hanno ignorato, quando ci hanno scoperti ci hanno schernito, adesso che capiscono che non abbiamo paura stanno facendo di tutto per combatterci. Purtroppo non si rendono conto che stanno lottando contro la storia e che alla fine verranno sconfitti.

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