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Gaza-Israele, ecco perché hanno torto tutti

Tommaso Caldarelli
www.lungoibordi.it, 15 luglio 2014

Gaza – Israele, ecco perché in Medioriente ormai hanno torto tutti, ed ecco perché io mi metto qui a scrivere una cosa già detta, ridetta e stradetta e che però secondo me è ancora necessaria, perché ogni volta che in Palestina si incendia la miccia, tutti inondano Facebook di storie, di foto, di opinioni, di pensieri e di solidarietà, sopratutto il mio Facebook, intendendo, un Facebook fatto di amici di sinistra, di reti di sinistra, di gruppi antifascisti, di giornalisti più o meno patinati che prendono parte in maniera emotiva in quello che ormai è un conflitto senza fine. E siccome fra i miei contatti ci sono magari pure dei ragazzi che è per la prima volta che vedono le bombe a Gaza, c’è una cosa che va scritta con chiarezza.

In Vicino Oriente hanno torto tutti. E no, non è che “non ha ragione nessuno”, no: ognuno ha le sue ragioni, le può ostentare, le può argomentare, ma le ragioni di ognuno vengono soffocate in un torto generale, in un casino collettivo. “E’ una guerra tribale”, dice Toby in West Wing, “non può essere risolta”.  Ed è quello che ha più ragione di tutti: non si può risolvere parteggiando per una delle due parti, perché qui è andato tutto oltre, troppo oltre. E certe cose, bisogna dirle forte.

Israele ha rotto le palle

Sì, hai letto bene: Israele ha proprio rotto le palle. Siamo quasi a 200 vittime palestinesi tirate giù dai raid della Tsahal e dalla forza armata israeliana, ci sono quasi 20mila profughi e quasi 1500 feriti, tutto come rappresaglia iniziata per tre coloni israeliani morti, non uccisi da Hamas. Ripeto: non uccisi da Hamas. “A compiere quel crimine sono probabilmente stati alcuni killer della tribù dei Qawasameh che si dedica da tempo a compiere attentati per screditare la leadership di Hamas ogni volta che questa cerca di costruirsi una qualche legittimità internazionale. Una scheggia, non un referente militare della peraltro divisa leadership di Gaza”, ha scritto di recente Lucio Caracciolo. L’intera azione Protective Edge perde di legittimità in questo modo, e questo casino va a sommarsi agli ultimi vent’anni di azioni inaccettabili da parte di Israele, primo fra tutti il muro che li divide dalla Cisgiordania, ma poi la continua sottrazione di acqua ai civili palestinesi, gli insediamenti coloniali in nei territori palestinesi popolati da persone che credono che sia loro missione divina riprendersi la terra di Palestina promessa ad Abramo, la detenzione amministrativa e le prigioni inumane di cui ha scritto recentemente Andrea.

Israele è una nazione che non riconosce i matrimoni misti fra Israeliani e Palestinesi, inquadra tutti i suoi giovani in un servizio militare pluriennale, è una potenza nucleare, è l’ottavo esercito del mondo e in nessun caso l’ottava potenza militare del mondo uccide 200 palestinesi per rappresaglia all’uccisione di tre coloni. E’ una reazione sproporzionata, da manuale di diritto internazionale, né può valere a giustificazione che i civili palestinesi rimangono uccisi perché a Gaza non ci sono, in realtà, obiettivi militari evidenti da colpire, perché tutto è militare, è un popolo in guerriglia e i missili sono nascosti dentro le case, per cui se devi far saltare gli obiettivi militari devi far saltare una casa. E’ esattamente quello che dice la Tsahal, ma non ha senso: significa giudicare gli altri con il proprio metro. Israele è un paese moderno con un esercito strutturato, delle caserme su cui c’è scritto “caserma”; quello palestinese è un popolo arretrato, tenuto arretrato dai suoi leader e dalla presenza di Israele, e se sai che le armi sono nascoste nelle case della gente, nelle scuole, eccetera, trovi un altro modo, perché sei l’ottava potenza militare del mondo e certe cose non le puoi fare.

Hamas fa schifo

Caro utente Facebook di sinistra che condivide una foto per solidarizzare con il popolo palestinese, secondo me tu hai ragione, perché i ragazzi palestinesi hanno il diritto di sopravvivere e Israele se spara, colpisce donne, bambini, vite e futuro. Però devi scrivere, quando condividi la foto, devi scrivere grande che Hamas fa schifo, devi scriverlo bello grande perché solidarizzare con il popolo palestinese senza scrivere ogni volta che Hamas deve essere fermata significa scrivere una cosa che non pensi, perché tu, mio amico o contatto su Facebook di sinistra, ti giuro, lo pensi che Hamas fa schifo. Hamas è un’organizzazione teocratica guidata da un consiglio di preti che vuole l’annientamento di tutti gli ebrei del mondo e vuole installare uno stato islamico, un sultanato sunnita in cui tu non vorresti vivere, te lo garantisco; sono quelli che hanno devastato la Siria e i ribelli siriani facendo diventare la loro rivolta un conflitto religioso e buttando tutto in caciara, e adesso il Suk di Aleppo, la più antica città del mondo, semplicemente non c’è più. E sono le organizzazioni umanitarie che lavorano tutti i giorni a Gaza a scrivere che la striscia sta diventando un sultanato talebano, Hamas ha imposto il velo a tutte le donne e le ragazze non possono più ballare – non possono più ballare, hai capito? Dico a te che vai ai concerti a zompare, non lo puoi più fare. Hamas attacca gli internet point, vieta la musica e i libri perché sono cose orrende occidentali, spara colpi di mortaio sui campi estivi dell’Onu dove i bambini vanno a stare lontano dalla guerra e dalle bombe.

Hamas ha installato a Gaza la Mutawwa, il Comitato per la promozione della virtù e la repressione del vizio, la polizia politica che dice che “i ragazzi che stanno alzati fino a tardi, fumano e disturbano gli altri” sono corrotti dal diavolo e vanno picchiati, hanno picchiato un cantante a Gaza che si era permesso di esibirsi in un locale. E poi, sì, i miliziani di Hamas passano le loro giornate a sparare razzi contro Israele, saranno pure razzi fatti col meccano ma sono sempre razzi, e ho letto in giro dei paragoni fra Hamas e i movimenti di resistenza partigiana come le brigate Garibaldi in Italia. Se pensi una cosa del genere stai fuori come un melone, perché i comunisti italiani in teoria volevano appunto il comunismo, che è la liberazione da tutte le religioni e le imposizioni, e la socializzazione dei mezzi di produzione; e in pratica il Partito era guidato da leader colti e lungimiranti che da subito hanno lottato per la democrazia e la prosperità di tutti. Erano guerriglieri, è vero, ma lo erano per liberare gli italiani; Hamas fa guerra per il diritto del popolo palestinese a sopravvivere libero, ma quando vincerà vuole velare tutte le donne e impedire i baci in pubblico. Perciò, se sostieni la Palestina senza scrivere chiaro che Hamas è una merda ti consiglio di essere coerente fino in fondo, convertirti all’Islam e andare in Palestina o in Iraq o in Siria a combattere. Ci sono gli occidentali che lo fanno, non saresti l’unico. 

Non essere un nazista

Bisogna distinguere. Se dici che il problema sono gli ebrei, sei come Hitler: implichi che una volta che Israele avrà smesso di lanciare razzi, vorrai comunque cancellarli dalla storia. E allora dillo chiaro. Se dici che il problema sono gli arabi, sei come i ragazzi di Israele che passano la loro giornata su Twitter a farsi i selfie con scritto: li voglio tutti morti, uccidiamoli, morte agli arabi. Sì, Israele ha molte, ma molte più responsabilità della Palestina in questo conflitto: è più forte, viola i confini, fa gli insediamenti coloniali, alza muri, ha la bomba nucleare, dovrebbe tener presente la cosiddetta “responsabilità del più forte” e starsene buono. Ma ti garantisco che anche se Israele stesse nei confini assegnati dall’Onu (ormai) Hamas continuerebbe a lanciare razzi e allora Israele avrebbe il diritto di difendersi e ricominceremmo da capo. Sloggiamo Israele da lì? Mi sembra tardi, e dove li vuoi mettere? Non dovevano andarci mai? Dopo l’Olocausto si è deciso che era il caso, quanto indietro con la storia vuoi andare a cercare cause e controcause, fino all’impero Romano? Oramai la situazione è così e va gestita.

E allora che faccio? 

Informati, leggi una cosa più degli altri, capisci che ormai tifare per questo Israele o questa Gaza significa andare ad un derby e urlare: “A noi della partita | Non ce ne frega un cazzo | Scontri! Scontri!”, scopri che ci sono israeliani che si sdraiano davanti ai bulldozer per fermare le demolizioni delle case palestinesi e che sono contrari all’occupazione e che non tutti i palestinesi stanno con Hamas e vorrebbero solo vivere in pace; diffondi foto dei tanti israeliani e palestinesi che lavorano per la pace, delle sacche di bellezza e di diversità che vanno solo cercati; leggi persone, anche in italiano, che sono almeno dieci anni che si occupano della questione e che in Palestina ci hanno fatto anche anni di volontariato, te ne consiglio uno. Altrimenti tutto diventa questione di estetica del conflitto, di veder scorrere il sangue di qualcuno per fare un po’ il tifo e devi sapere che non è così che si risolve quel casino e si ottiene la giustizia e la pace per il popolo Palestinese che io vorrei e che cerco.

2 comments

Urbano Cipriani domenica, 27 Luglio 2014 at 18:52

La “soluzione” del Likud per la Striscia
di Manlio Dinucci
[…..] Il vicepresidente della Knesset, Moshe Feiglin, ha infatti presentato il piano per una “soluzione a Gaza”.
Si articola in sette fasi.
1 – L’ultimatum, dato alla “popolazione nemica”, di abbandonare le aree in cui si trovano i combattenti di Hamas, “trasferendosi nel Sinai non lontano da Gaza”.
2 – L’attacco colpendo tutti gli obiettivi militari e infrastrutturali “senza alcuna considerazione per gli scudi umani e i danni ambientali”.
3 – L’assedio, così che ” niente possa entrare o uscire da Gaza”.
4 – La difesa, per “colpire con la piena forza e senza considerazione per gli scudi umani” qualsiasi luogo da cui sia partito un attacco a Israele.
5 – La conquista. “i militari conquisteranno l’intera Gaza, usando tutti i mezzi necessari per minimizzare qualsiasi danno ai nostri soldati”.
6 – L’eliminazione; le frorze armate “annienteranno a Gaza tutti i nemici armati” e “tratteranno in accordo con il diritto internazionale la popolazione nemica che non ha commesso malefatte e si è separata dai terroristi armati”.
7 – La sovranità su Gaza, “che diverrà per sempre parte di Israele e sarà popolata da ebrei”.
Agli abitanti arabi, che “secondo i sondaggi desiderano per la maggior parte lasciare Gaza”, sarà offerto “un generoso aiuto per l’emigrazione internazionale, che verrà però concesso solo a “quelli non coinvolti in attività anti-israeliane”.
Gli arabi che sceglieranno di restare a Gaza riceveranno un permesso di soggiorno in Israele e, dopo anni, “coloro che accettano il dominio, le regole e il modo di vita dello Stato ebraico sulla propria terra” potranno divenire cittadini israeliani.
Manifesto 15 luglio.

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Urbano Cipriani domenica, 27 Luglio 2014 at 19:08

” Più a sud, a Maghazi, Salah un padre di fami­glia cer­cava di tro­vare una spie­ga­zione al lan­cio di un mis­sile con­tro la sua abi­ta­zione in piena notte, che solo per un mira­colo non ha ucciso i suoi tre bam­bini. «Un tempo vive­vamo a Giaffa – ci ha rac­con­tato — nel 48 siamo stati cac­ciati via dalle nostre case e siamo diven­tati pro­fu­ghi. Da allora fino ad oggi, mio padre ed io siamo stati in grado di costruire solo que­sto palazzo, lo abbiamo fatto con le nostre mani per i nostri figli. E l’altra notte in un attimo Israele ha distrutto tutti i nostri sforzi. Noi pale­sti­nesi – ha aggiunto — vogliamo vivere liberi e in dignità. Per­chè Israele non lo capi­sce, come fa Neta­nyahu a non com­pren­dere che nes­suno può vivere da schiavo».
Solo chi cono­sce l’importanza, il signi­fi­cato che la casa, anche la più misera, ha per ogni pale­sti­nese poteva con­ce­pire e rea­liz­zare una puni­zione tanto pesante.
Il governo israe­liano, all’unanimità e con l’appoggio del lea­der dell’opposizione, il labu­ri­sta Isaac Her­zog, con­ti­nua a rifiu­tare una tre­gua per­ma­nente – ad ecce­zione di quella anti-Hamas pro­po­sta dall’alleato pre­si­dente egi­ziano Abdel Fatah al Sisi – e ripete che il suo unico scopo è quello di col­pire Hamas, i suoi com­bat­tenti, impe­dire i lanci di razzi e distrug­gere la rete di gal­le­rie sot­ter­ra­nee costruita dagli isla­mi­sti armati. Una inten­zione che sul ter­reno trova solo un riscon­tro par­ziale per­chè nella fascia che da nord va a est fino a sud di Gaza, i civili pale­sti­nesi hanno pagato il prezzo più alto, con o senza gal­le­rie sot­ter­ra­nee. Israele sta allar­gando la “buf­fer zone” e quelle migliaia di case distrutte non saranno più ricostruite.
Qual­cuno ieri para­go­nava Beit Hanun e Shu­jayea a una terra col­pita da un ter­re­moto. A noi invece Gaza ricorda la Jenin nel 2002, quando metà del campo pro­fu­ghi venne can­cel­lata dall’assedio israe­liano durato oltre due set­ti­mane, o le mille e più case di Rafah abbat­tute dai bull­do­zer mili­tari lungo la fron­tiera con l’Egitto nel 2003. Beit Hanun ha subito la stessa sorte di Nahr al Bared, spia­nato dall’artiglieria liba­nese nel 2007. Il para­gone piut­to­sto corre veloce a Tal al Zaa­tar (1976) e Sabra e Sha­tila (1982). Tutte bru­tali puni­zioni subite da popolo pale­sti­nese, col­pe­vole di ribel­larsi all’oppressione israe­liana e alle poli­ti­che dei “fra­telli arabi”, di non ras­se­gnarsi alla sua con­di­zione e respon­sa­bile di recla­mare ancora i suoi diritti. ”
Michele Giorgio da Gaza.

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