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La grande guerra di B.Manni

Beppe Manni
Cdb Villaggio Artigiano – Modena

Il 28 luglio del 1914, 100 anni fa, gli imperi centrali, Austria e Germania, dichiaravano guerra alla Francia e all’Inghilterra. L’incendio divampò in Europa e nel mondo. Settanta milioni di soldati si massacrano tra di loro, in tutti i fronti mondiali.

Nove milioni i morti ammazzati. 630 mila gli italiani. Per una strana malignità della storia non vengono ricordati le migliaia di soldati “italiani” che sono andati a morire sui fronti orientali al soldo dell’impero austroungarico essendo essi nati nel trentino o nell’Istria. Stupidità, violenza, brutalità. Morte. Distruzioni, mutilazioni, malattie. I risultati hanno dimostrato come le guerre non risolvono mai i conflitti tra nazioni ma seminano altre guerre e altri conflitti.

Nella cripta della chiesa del Tempio di Modena, dedicata impropriamente a San Giuseppe padre del ‘pacifico’ Gesù di Nazareth, lui stesso vittima di violenze, scolpiti nel marmo ci sono scritti i 7336 nomi dei ragazzi ammazzati sul fronte italiano.

In ogni villaggio c’è il suo monumento ai caduti: vi consiglio di leggere, (quando in questi giorni di vacanza passate per paesi di montagna) su povere lapidi i nomi dei morti italiani nella guerra del 15-18. Non solo per ricordare giovani di 20 anni andati a morire inutilmente per una patria che non conoscevano uccidendo altri giovani di 20 anni contadini e operai come loro. Ma per riflettere sull’inutilità di quella guerra e di tutte le guerre. Una generazione di giovani strappati alla campagna per ridonarli alla terra a imputridire nelle fosse.

E poi leggete le iscrizioni che accompagnano il luttuoso elenco di questi nostri cittadini. Parlano di patria e nemici, di eroismo e sacrificio, di onore e gloria imperitura. Di questa falsa retorica siamo stati nutriti alle scuote elementari. Avevamo finalmente vinta una guerra e ottenuto dei territori che…l’Austria ci avrebbe comunque ceduti in cambio di una nostra neutralità. Caporetto, Monte Sabotino, Gorizia…persi e conquistati con fiumi di sangue oggi sono Sloveni o croati occupati da Tito dopo la squallida guerra voluta da Mussolini e i suoi fascisti nel 1940.

Andrebbe riletta in tutte le scuole e in tutte le piazze “L’obbedienza non è più una virtù” un libretto scritto da don Milani nel 1965 quando fu processato per aver denunciato “I cappellani militari” che avevano chiamato l’obiezione di coscienza al servizio militare ‘estranea al comandamento cristiano dell’amore ed espressione di viltà”. Ogni guerra è ingiusta, scrive, contraria alla Costituzione (art 11) e alla coscienza civile e cristiana. Il cittadino e il cristiano hanno il diritto di disobbedire a comandi ingiusti.

Don Milani dimostra come in 100 anni l’Italia ha fatto solo guerre di aggressioni e in particolare dal 40 al 45 l’Italia aggredì sette nazioni ‘innocenti’… E perse su tutti fronti.
Ci auguriamo che le riflessioni, le ricostruzioni storiche e le celebrazioni ci portino a una comprensione più profondo anche delle guerre moderne che insanguinano terre e nazioni a noi vicinissime: nella ex Jugoslavia (qualche anno fa), in Siria, in Libia, in Palestina e Israele, in Ucraina.

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