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Un papa rivoluzionario di M.Vigli

Macello Vigli

A Marco Politi papa Francesco piace. Piace molto. Emerge dalle pagine del suo libro “Francesco fra i lupi. Il segreto di una rivoluzione” (*).

Piace proprio perché sta tentando una rivoluzione nella Chiesa cattolica: quello che sembrava impossibile lo sta osando questo papa che non viene dalla fine del mondo, ma è nato, cresciuto e vissuto in una metropoli contemporanea ed ha assunto l’inatteso nome di Francesco. Prima di diventarlo ha lavorato anche come buttafuori in discoteca, è stato fidanzato che ha ballato, e fra i film ama Il pranzo di Babette. Poi è stato prete, gesuita, Superiore provinciale, arcivescovo di Buenos Aires, cardinale, però Mario Bergoglio prete è la definizione che gli piaceva di più.

Da Papa ha subito avviato la rivoluzione a cominciare dai comportamenti e dal linguaggio, che segnano radicali mutamenti nella tradizione, suscitando interesse e simpatia nella pubblica opinione e convinta condivisione fra le masse dei fedeli. Grande attenzione suscitano anche le sue parole, le sue proposte e i suoi interventi che provocano entusiastiche adesioni ma anche malcelate avversioni per il loro carattere innovativo.

Puntuali e rigorose sono la ricostruzione delle une e l’informazione sulle altre, che ne da l’autore nelle pagine del suo libro arricchite da costanti raffronti con l’opera dei suoi predecessori e dalle citazioni delle valutazioni dei non cattolici. Ne deriva la difficoltà a “raccontare” i contenuti del libro, che non “parla del papa”, ma “fa parlare i fatti del papa”. E’ da leggere!

Particolarmente informate nella loro essenzialità sono le pagine dedicate al Bergoglio non ancora papa, perché frutto di notizie attinte a fonti direttamente consultate e verificate sul posto. Ne emergono elementi essenziali per comprendere la sua complessa personalità, per dare un senso al suo agire quotidiano e per interpretare la sua azione di governo. Il tema ricorrente della Chiesa povera e l’appello costante alla funzione di servizio dei preti e dei vescovi si radicano in un’esperienza di vita vissuta nella condivisione del suo essere prete e vescovo fra e con i diseredati delle periferie di Buenos Aires. Da papa deve limitarsi ai bagni di folla nelle udienze in piazza San Pietro e alle messe celebrate nella chiesa di Santa Marta in Vaticano, ma l’impegno a non dissociarsi dal contatto con i fedeli resta lo stesso

Altrettanto circostanziata è l’informazione sugli interventi diretti di riforma o sulle iniziative volte a creare le premesse e le condizioni per la rivoluzione avviata sui binari convergenti della ristrutturazione della Curia e della costruzione della collegialità. Alla prima, sono chiamati i Comitati e le Commissioni costituite per studiare una gestione del potere papale, non più accentrata in onnipotenti uffici romani, e per riformare il sistema finanziario della Santa Sede a partire dal risanamento dello Ior.

All’altra, è finalizzata la convocazione delle due sessioni del Sinodo dei vescovi destinate a vagliare e dirimere questioni particolarmente controverse sulla partecipazione dei divorziati alla vita sacramentale della Chiesa. Per investirlo di particolare autorevolezza il papa gli ha affidato il compito di interpretare le risposte ad un questionario sull’argomento, e più in generale sui temi della sessualità, diffuso fra i cattolici di tutto il mondo. All’operazione questionario e al suo successo Politi ha opportunamente dedicato ampio spazio rilevandone il valore di strumento di valorizzazione della partecipazione dei laici alla vita della Chiesa.

La radicalità di questi interventi provoca sconcerto nei settori più tradizionalisti della Comunità ecclesiale, ma soprattutto dura opposizione in ampi settori della gerarchia, principalmente quella vaticana. Di questa avversione, ovviamente silenziosa ma ben riconoscibile, Politi scrive in diverse parti del suo libro. In due capitoli in particolare – I nemici di Francesco e La guerra dei cardinali – offre un quadro completo indicando nomi e forme di opposizione.

I curiali agiscono e parlano dietro le quinte, nella Comunità ecclesiale le critiche e le riserve si esprimono più apertamente. In Curia molti non condividono il ridimensionamento del ruolo del papato perseguito da Francesco anche con il suo modo anomalo di fare il papa, a cominciare dal suo considerarsi prima di tutto vescovo di Roma, e sono anche preoccupati di veder declassati o aboliti i loro uffici e, con essi, rimossi i privilegi di cui godono.

E’ ovvio, infatti, che un aumento dei poteri e delle responsabilità delle Conferenze episcopali è destinato a ridurre notevolmente funzioni e discrezionalità della Curia, delle sue Congregazioni e dei suoi Uffici, destinati, invece, a diventare strumenti di sostegno agli episcopati locali. Ne soffriranno anche le loro condizioni economiche già messe in discussione dalla promozione della povertà della Chiesa, che Francesco ha posto al centro della sua predicazione. Contro di essa condividono la sorda opposizione coltivata da molti altri nella Chiesa, ecclesiastici e non, che temono di vedere diminuito il suo prestigio e la sua capacità di “contare” se si autoesclude dal novero dei ricchi e potenti del pianeta.

Altrettanto diffusa e comune fra i nemici di Francesco è l’avversione al Concilio Vaticano II, svuotato del suo valore innovativo dai suoi predecessori e da lui, invece, rivalutato. Pur non avendo partecipato alle sue sedute, Francesco ne ha colto la funzione di strumento, che ha sanato l’inconciliabilità della Chiesa con il mondo moderno, e lo ha assunto per dare fondamento alle sue proposte di rinnovamento senza impelagarsi in dispute teologiche con chi avversa il suo disegno riformatore.

Francesco non vuole rimanere impastoiato nelle diatribe del passato, vuole andare avanti scrive Politi nel rilevare che in Curia esiste un nucleo duro che si riconosce nelle barriere erette dai suoi predecessori su una serie di problemi, emersi nel rapporto tra Chiesa e cultura contemporanea e riguardanti il modo di concepire la vita di relazione, il ruolo delle donne, la funzione del sacerdote.
Sa di non avere molti sostenitori in questa battaglia, per questo cerca di coinvolgere la comunità ecclesiale, e si adopera per scompaginare lo zoccolo duro della conservazione attraverso le sostituzioni e le nuove nomine. Anche in questo incontra difficoltà essendo estraneo a quel mondo: ma Francesco ha la testa dura … è mite ma non scherza. Lo dimostra anche nel rapporto con la Conferenza episcopale italiana.

Alla sua analisi Politi dedica particolare interesse rilevandone il carattere conflittuale, che ha fin qui impedito il radicale rinnovamento auspicato da papa Francesco e che si esprime emblematicamente nel rifiuto dei vescovi a voler assumere la responsabilità di eleggere direttamente il loro Presidente, attualmente scelto e nominato, unico caso nella Chiesa, dallo stesso pontefice. Si conferma così la scarsa autonomia che i vescovi italiani hanno sempre avuto nel confronti delle “superiori autorità” e alla quale corrisponde, invece, una totale sudditanza dei laici non solo nella vita interna della Chiesa, ma anche nella loro presenza nella vita politica.

Da questa gestione si era dissociato sempre più apertamente il cardinale Martini ottenendone emarginazione e isolamento. Politi li rompe dedicando ampio spazio ai suoi insegnamenti e alle sue proposte evidenziandone la sintonia con quelle di papa Francesco, come lui gesuita: il primo eletto nella storia della Chiesa. Nel sottolinearlo Politi conferma della sua convinzione, a cui tutto il libro si ispira, che la elezione di papa Bergoglio rappresenta comunque un svolta rivoluzionaria il cui successo dipende, però, dalla possibilità di attuare il suo programma – ampiamente anticipato nell’intervista alla Civiltà Cattolica del settembre 2013 – incentrato sulla realizzazione della sinodalità a tutti i livelli come modello di compartecipazione nel governo della Chiesa.

Sarà lo strumento per rendere concreta la sua visione che Politi ritiene sintetizzata nelle parole, poste a conclusione del libro, da lui rivolte ai cardinali pochi giorni prima del conclave “Ho l’impressione che Gesù è stato rinchiuso all’interno della Chiesa e bussa perché vuole uscire”.

(*) M. Politi, Francesco fra i lupi. Il segreto di una rivoluzione, Gius. Laterza & Figli, Roma-Bari, 2014.

1 comment

Anonimo venerdì, 5 Settembre 2014 at 19:39

Credo che la Chiesa ” Istituzione” abbia i giorni contati. Con Papa Francesco, al di là di ciò che gli consentiranno di fare, ha posto il problema: la Chiesa o sta con i poveri, è per i diserati, gli esclusi , gli emarginati applicando e vivendo e testimoniando l’amore per il prossimo, diversamente si nutre solo di ritualità e di folclore, e rimane un potere tra i potenti di questo pianeta, allora non ha nulla da condividere con il messaggio di Gesù. Nutro fiducia, nonostante l’opposizione interna , perchè credo fermamente che sia venuta l’ora dello Spirito Santo.

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