Home Europa e Mondo Ebola, lo specchio del mondo. Se la vita degli africani non vale niente

Ebola, lo specchio del mondo. Se la vita degli africani non vale niente

Claudia Fanti
Adista Documenti n. 30 del 06/09/2014

Finché di ebola morivano gli africani, nessuno se ne interessava. Ma è bastato che venissero contagiati due medici statunitensi e un missionario spagnolo attivi in Liberia perché il virus conquistasse le prime pagine di tutto il mondo – aumentando ulteriormente l’isteria anti-migranti – e perché spuntasse come per magia un farmaco, sia pure sperimentale (il siero Zmapp, messo a punto dalla azienda Mapp Biopharmaceutical Inc). Non meraviglia dunque che, come ha denunciato l’Organizzazione Mondiale della Sanità, non ci siano stati «investimenti da parte di alcun governo» e nessuna medicina sia giunta «alla fase di sperimentazione clinica» (solo ora il governo canadese ha annunciato la preparazione di un vaccino che potrebbe essere utilizzato massicciamente entro 4-6 mesi): come evidenzia Michele Concina in un articolo apparso su Il Fatto Quotidiano dell’11 agosto, nel ranking mondiale degli investimenti del settore, la ricerca sull’ebola è di gran lunga inferiore a quella sulla calvizie.

È probabile, comunque, che sull’ebola si spegneranno presto i riflettori: come ha dichiarato sempre a Il Fatto Quotidiano Giuseppe Ippolito, il direttore scientifico dell’istituto Spallanzani, «le probabilità che l’epidemia si estenda all’Europa sono estremamente remote, quasi inesistenti», giacché il virus, per quanto letale, non è particolarmente aggressivo, trasmettendosi attraverso «un contatto fisico non casuale» con un persona infettata o con i suoi fluidi corporali. E per quanto dell’epidemia abbia subito cercato di approfittare il segretario della Lega Nord Matteo Salvini, scagliandosi contro i migranti che porterebbero in Europa tubercolosi, scabbia e ora anche l’ebola, Ippolito ha categoricamente scartato l’ipotesi che il virus possa sbarcare a Lampedusa: «Nessun malato – ha detto – potrebbe sopravvivere a un viaggio di questo tipo».

Di seguito, in una nostra traduzione dallo spagnolo (http://juancejudo.blogspot.com.es; 13/8), l’articolo di Juan Cejuto, membro del Moceop (Movimento per il celibato opzionale) e delle “Comunità cristiane popolari” della Spagna, dove il caso del rimpatrio del missionario contagiato, poi deceduto, ha suscitato grandi polemiche: «La misura logica – ha dichiarato per esempio il Coordinamento anti- privatizzazione della sanità pubblica di Madrid (www.casmadrid.org; 7/8) – sarebbe stata quella di impegnarsi nella lotta contro l’epidemia inviando nella regione aiuti umanitari attraverso équipe mediche (ospedali, laboratori mobili, ecc.) per assicurare una corretta assistenza non solo al malato spagnolo, ma anche a quelli di altre nazionalità. E cioè rafforzare le risorse sanitarie del Paese e non abbandonare al loro destino le persone infettate di altre nazionalità, come invece sta avvenendo».

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Africa, il continente dimenticato

Juan Cejudo

Di Africa non si parla mai. È il continente dimenticato. Fino al momento in cui non inizia a complicare la vita a quanti vivono nel cosiddetto mondo sviluppato.

In questi giorni si sta parlando molto di ebola. Una malattia che non rappresenta una novità solo per il fatto che ha contagiato un missionario spagnolo e due statunitensi. Il virus è stato individuato nel 1976 nella Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire). E negli anni successivi si è diffuso in altri Paesi africani: Gabon, Uganda, Guinea-Conakri, Liberia, Sierra Leone, Nigeria, prima di interessare, nell’agosto di quest’anno, gli Stati Uniti e la Spagna. Ed è ora, solo ora, che la questione comincia a destare preoccupazioni. Non prima.

In questi giorni assumono grande risalto le ondate di africani che, a centinaia, giungono in gommone in Spagna: circa 800 in poche ore, e continueranno ad arrivare. Sono centinaia anche coloro che cercano di entrare a Ceuta, attraversando le barriere di separazione che già hanno fatto tante vittime.

Il fatto è che i popoli africani si trovano da molti anni immersi nella disperazione a causa della fame, delle guerre, delle malattie, della corruzione della loro politica. Gli Stati Uniti e l’Europa si sono dimenticati di questo continente, che interessa loro solo per lo sfruttamento di quelle materie prime necessarie alle loro industrie, come l’agognato coltan. Non esitano neppure a scatenare guerre interne in questi Paesi pur di saziare la propria avidità. Tutto il resto dell’Africa rimane loro indifferente.

Solo ora ci si preoccupa di quello che avviene lì. Ora che il virus dell’ebola inizia a interessare la vita dei cittadini degli Stati Uniti e dell’Europa. Curiosamente, spunta soltanto ora un farmaco – per quanto ancora in fase di sperimentazione – che può curare questa malattia. Prima no. Gli africani possono morire a centinaia o migliaia. A nessuno importa.

Ed è diventata naturalmente una grande fonte di preoccupazione questa massiccia immigrazione che attraversa le frontiere europee. Quelle frontiere che si pretende di blindare con barriere di separazione assassine. Ma poiché la fame non vuole saperne di impedimenti né di barriere, i migranti entrano a migliaia da tutti i lati. Ora più che mai l’immigrazione desta preoccupazioni. Perché complica la vita a noi.

I nostri centri sono al collasso. Non abbiamo sufficienti forze dell’ordine. Tutte le iniziative mirate ad impedire che arrivino gli immigrati si rivelano fallimentari.

Non possiamo sentirci a nostro agio in un mondo che funziona in questo modo. Tutti gli esseri umani sono uguali e hanno gli stessi diritti: il diritto alla salute, il diritto al lavoro, il diritto a una vita degna…

Tuttavia, il sistema economico e politico imperante nel mondo è fatto su misura per quelli che hanno di più. Per questo si rende necessaria un’economia differente, al servizio di tutti e non degli interessi di una minoranza: capitali finanziari e gruppi di potere che intendono conservare i propri privilegi anche a costo del dolore e delle difficoltà di milioni di persone. Il nostro è un mondo ingiusto.

Per questo bisogna prestare attenzione all’Africa e a tutti i Paesi impoveriti. Proprio ora che il governo spagnolo ha ridotto quasi a niente la cooperazione allo sviluppo.

Ed è chiaro che si dovrebbe controllare questo micidiale virus dell’ebola là in quei Paesi, con tutti i mezzi necessari, affinché non si diffonda in altre regioni, né africane né europee, né americane né asiatiche.

E perché non si registri un’immigrazione di massa verso l’Europa è necessario dotare i Paesi impoveriti dei mezzi di cui hanno bisogno. Quando i Paesi africani si saranno sviluppati, i loro abitanti non emigreranno da nessuna parte. È questo che bisogna fare: spendere soldi per assisterli e non buttare via milioni e milioni di euro in programmi militari o per la conquista dello spazio. Visto che non siamo capaci di abitare il mondo in cui viviamo.

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