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In Tunisia vince la democrazia

Marco Magnano
www.riforma.it

Il voto premia il partito laico di destra Nidaa Tounes, che stacca di 6 punti percentuali il favorito Ennhadha e dovrà trovare alleanze per formare un governo in grado di completare la transizione del paese

Le prime elezioni legislative della Tunisia dopo la rivoluzione del 2011 porteranno ad un governo di larghe intese: questo è il verdetto delle urne a scrutinio completo.

Tuttavia, i rapporti di forza all’interno del parlamento sono differenti da quanto previsto alla vigilia. Infatti, se prima del voto si pensava che il partito di maggioranza relativa nell’Assemblea Costituente, l’islamista conservatore Ennhadha, potesse imporsi nuovamente con un largo margine, lo scrutinio ci racconta invece del successo della formazione laica e conservatrice di Nidaa Tounes, letteralmente “Appello per la Tunisia”. Al terzo posto si vede invece il Front Populaire, cioè il Partito Comunista tunisino, che si aggira intorno al 10%.

Questi tre partiti hanno raccolto complessivamente l’80% dei voti in una tornata elettorale che ha visto una partecipazione in lieve flessione ma comunque entusiasta. «È stata una festa – racconta Ouejdane Mejri, presidente dell’associazione Pontes e coordinatrice dello scrutinio in Italia – con code di cittadini che hanno aspettato anche un’ora e mezza pur di poter esercitare il proprio diritto di voto, per la prima volta democraticamente con la nuova costituzione tunisina. […]

Al di là dei risultati che sono quasi diventati marginali, ciò che importa è che il processo democratico stesso sia andato bene, che i cittadini abbiamo potuto scegliere di esercitare o meno il loro diritto, di scegliere per chi votare, oppure votare scheda bianca. Per noi che abbiamo vissuto per decenni elezioni fittizie, truccate, di cui conoscevamo già il risultato, con un candidato unico, per noi è un accesso a un’era nuova».

Molti giornali avevano sottolineato, nei giorni prima del voto, il timore di attentati, violenze e brogli, ma a posteriori tutti gli osservatori, tunisini ed internazionali, concordano sul successo dell’esperienza.

Non bisogna però pensare che questo voto costituisca la fine di un percorso. Sempre secondo Mejri,

«è importante che l’opposizione sia in gamba, perché quando nascono le democrazie le opposizioni devono essere forti quanto e più dei partiti di governo. […] L’alternanza che c’è stata tra il 2011 e il 2014, laddove la gente che ha votato Ennhadha è passata ad un partito laico, dimostra che non era un voto di appartenenza, non era un voto oscurantista, non era un voto islamista, ma era semplicemente un voto di destra.

Quest’alternanza è il primo segno della democrazia, il vero segno che non c’è un unico partito che governerà per anni, e questo significa che anche questi politici, che passeranno al governo, dovranno stare attenti a lavorare bene altrimenti verranno rimandati a casa. Questo è ovvio per chi vive in una democrazia, per voi è normale che i governi cambino, per noi invece è una scoperta».

Ci saranno molte occasioni per analizzare i problemi di un paese così piccolo ma in grado di dare vita a qualcosa di grande come le primavere arabe, ma questo è il momento di guardare con ottimismo al futuro, in un momento in cui la Siria e la Libia ci fanno temere il peggio. ḥẓạ sʿydạ, (buona fortuna) Tunisia.

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