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Un rivoluzionario crocefisso dai poteri mondani di L.Kocci

Luca Kocci
Adista Segni Nuovi n. 37 del 25/10/2014

Indagando sulla morte di Gesù e su quello che accadde dopo la sua crocefissione è possibile capire molto del percorso della Chiesa attraverso i secoli e della stessa Chiesa cattolica di oggi. Si comprende, per esempio, perché i radicali contenuti politico-sociali del messaggio evangelico siano stati depotenziati e incanalati su un piano spirituale; per quale motivo le donne, da protagoniste che furono al tempo di Gesù, nella Chiesa siano state declassate in un ruolo secondario e ancillare rispetto agli uomini; perché è stata costruita un’istituzione ecclesiastica mai pensata da Gesù, tantomeno nelle dimensioni elefantiache e gerarchiche che si sono andate configurando e strutturando in età moderna e contemporanea, fino al nostro presente.

Sono alcuni degli aspetti che si possono cogliere nell’ultimo libro di Adriana Destro e Mauro Pesce, La morte di Gesù. Indagine su un mistero (Milano, Rizzoli, 2014, pp. 358, euro 18), una puntuale ricerca che, sulla base dell’analisi rigorosa e dettagliata dei testi (soprattutto i Vangeli canonici, ma anche alcuni apocrifi, gli Atti degli apostoli, le lettere paoline e altri documenti dei primi secoli), utilizzando gli strumenti dell’esegesi, della storiografia e dell’antropologia, ricostruisce in maniera approfondita la morte di Gesù – non solo i fatti del “venerdì santo”, ma il filo rosso della morte attraverso la sua intera esistenza terrena – e gli eventi successivi, che risultano decisivi per la comprensione della Chiesa di oggi. A dimostrazione che non solo è possibile una ricerca scientifica assolutamente laica su un passato inevitabilmente trasfigurato e trasformato dalla fede di chi lo ha raccontato – nella fattispecie gli autori dei Vangeli –, ma che tale ricerca può contribuire a spiegare ed interpretare il presente.

Il punto di partenza è la predicazione di Gesù che presto coinvolge un gran numero di persone, attirato dalla sua proposta di «alternativa radicale», non in un aldilà dai contorni indefiniti, ma nel presente della Giudea di Ponzio Pilato e della Galilea di Erode Antipa: un messaggio «destabilizzante», soprattutto per chi deteneva il potere politico, perché Gesù «non era un teologo con lo scopo principale di ideare teorie, divulgarle e farle conoscere ad altri teologi», ma «un uomo d’azione che voleva cambiare la vita delle persone, la realtà concreta dei contadini e degli abitanti dei villaggi». La speranza era chiara: che «Dio trasformasse il mondo», che operasse un «capovolgimento della società iniqua», perché Dio e mammona sono incompatibili. Il bersaglio principale di Gesù, sebbene non l’unico, è il «potere iniquo dei ricchi», quello che gli attirerà buona parte delle ostilità.

Al culmine della sua azione, arriva l’arresto, la condanna a morte e la crocefissione, che il volume narra e analizza con dovizia di particolari. Preannunciata dallo stesso Gesù, ma non per questo da lui ritenuta indispensabile per la venuta del Regno e per la salvezza degli esseri umani – anzi Gesù non voleva morire, fino alla fine cerca un’alternativa, sostengono Destro e Pesce –, la sua morte è voluta da molti: il potere politico, l’aristocrazia sacerdotale, i farisei, i sadducei. La condanna è decretata ed eseguita dal potere romano, anche se nella successiva stesura dei Vangeli la responsabilità verrà addossata soprattutto al popolo ebraico, e la morte stessa sarà proclamata necessaria e inscritta nel progetto divino.

Il movimento dei seguaci di Gesù si trasforma, anche perché il Regno annunciato non era arrivato e bisognava quindi spostare il suo avvento avanti nel tempo – in un futuro indeterminato –, riformulando il messaggio per adattarlo alla nuova situazione. «Quello postgesuano – scrivono gli autori – non era più un movimento teso al mutamento della società nel suo complesso, ma era fatto di persone che ambivano alla pienezza spirituale e al contatto con il divino». «Il mutamento complessivo dell’intera società e la lotta che avrebbe comportato non erano il centro né lo scopo principale dell’esperienza dei nuovi adepti. La denuncia della ricchezza e il bisogno di un rovesciamento dei rapporti tra ricchi e poveri che erano stati centrali per Gesù sembrano attenuarsi, se non arretrare, poco dopo la sua morte».

Il movimento viene rifondato, senza peraltro che Gesù avesse fornito indicazioni organizzative. Le narrazioni diventano plurali – diversi storici parlano di «cristianesimi» più che di cristianesimo –, nascono le Chiese: non più un «cuneo interstiziale nel nucleo domestico» – come ai tempi di Gesù –, ma vere e proprie istituzioni, spazi conformati alle logiche delle regole domestiche, nelle quali le donne si trovano automaticamente in posizione subalterna. Il «rovesciamento generale della società sognato dalle beatitudini» non c’è più, la liberazione diventa spirituale. Una storia di ieri, che ha molto a che fare con la Chiesa di oggi.

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